Il Sindaco Roberto Cenni

Dopo il consiglio con la conseguente votazione di sfiducia a Cenni finita come tutti sappiamo, c’è un dato di fatto aldilà della rivendicazione politica della vittoria che è inconfutabile; persone di tutte le età e di tutti i ranghi sociali hanno assistito a quanto si diceva.
Faccio una breve considerazione personale: io non voto e non voterei mai PDL a livello nazionale, non l’ho votato a livello locale ma ho votato una lista civica che l’appoggiava. Credo che sia emerso un dato, confortante o meno: la gente partecipa, si interessa, e tutto questo senso di appartenenza e di partecipazione era sospeso prima del 2009 perché l’idea diffusa era che il Comune, come le altre istituzioni della città, fossero in mano ad un soggetto politico che non doveva rendere conto a nessuno, che qualsiasi cosa avesse fatto era destinata a rimanere là dov’era, immutata, immutabile e per sempre.
L’esito delle elezioni del 2009 ha suscitato reazioni diverse: ha svegliato chi ha governato per anni la città di Prato per più di 60 anni rendendolo forse consapevole che il pane se lo deve guadagnare coi fatti, mentre dall’altra parte ha fatto uscire allo scoperto molte persone, paurose di andare contro a chi in Toscana controlla tutto. C’è sempre stato timore da parte di chiunque a dichiararsi di non essere di sinistra con il rischio di essere lasciati fuori dal mondo economico. Quello che sto affermando è il pensiero mio e di molta gente di Prato.
Certo è che questa amministrazione sta lasciando una nuova impronta, basata sulla partecipazione, sulla civicità, vale a dire su un modo di gestire che, comunque, è limpido chiaro.
Non ci sono sotterfugi non c’è ambiguità.
Non è immune da attacchi, ed è normale che in democrazia nessuna parte politica lo debba essere, ma le critiche dovrebbero andare meno nello strumentale e più nel merito, formando un tavolo di cittadini liberi in grado di poter comunicare direttamente con i propri referenti politici.
A questo serve il tavolo “Prato partecipa” e questo è ciò che questo blog vuole mirare a fare.
È ciò che la nostra città, implicitamente o esplicitamente, chiede,  ed è ciò che la politica italiana in generale dovrebbe essere, fuori dalle logiche dei partiti azienda e vicino alla gente.
Non sappiamo come sarà il lavoro di Cenni, perché la legislatura è a metà, certo è che la gente, come si è visto all’interno del palazzo consiliare, ha iniziato a sentire suo un comune che prima sembrava “cosa per pochi”.

Se prima chiamavi e non avevi gli “agganci giusti” non ti rispondeva nemmeno l’usciere, adesso perlomeno si intuisce un cambiamento. Non sappiamo come sarà il futuro ma nella trasparenza e nella critica anche costruttiva si può lavorare con serenità. L’indotto pratese del tessile è in crisi, non credo che un centro di ricerca creato ad hoc da chi per molti anni è rimasto seduto su poltrone comode possa risolvere un problema che viene da lontano, dagli accordi del WTO, da una manodopera a basso costo e spesso sfruttata e da tanti proclami. Se esistono sistemi migliori dei tanto condannati blitz se ne parli, si trovino soluzioni insieme.
Certo è che io, come cittadino, posso affermare una cosa indipendentemente dalla mia etnia: controllatemi, non troverete niente di irregolare, lo hanno già fatto e sono felice che le istituzioni si siano mosse in tale direzione. I problemi sono molti e a questi corrispondono numerose risposte. Quando si può dialogare civilmente e senza fare polemica si può arrivare a risposte maggiormente condivise. Lasciamo il pregiudizio in un angolo, confrontiamoci. Quando ricapiterà un occasione così?
Se avremo la civiltà di farlo, magari anche dicendo ciò che pensiamo in maniera cruda ma vera, potremo trovare il modo di fare qualcosa per noi stessi.
La politica non è altro che l’arte di governare la città: chi meglio di chi la vive lo può fare?
Con questo non mancheremo di scrivere ciò che succede nella nostra città, fuori da ogni ideologia che non sia quella di una persona libera, senza ruoli istituzionali e che vuole il bene di se stesso e dei suoi concittadini.

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