Una volta il professionista giusto, un’altra volta i dirigenti delle partecipate con il telecomando delle giunte provinciali e comunali in mano, un’altra ancora un CSN che se non veniva ripreso per i capelli sarebbe sprofondato nella melma: a Prato, ultimamente se n’è scoperte e viste di tutte fuorché di quelle bone, eppure …   

Eppure, a Prato, nonostante che l’evidenza sia chiara e lampante, che i fatti siano lì, sotto gli occhi di tutti, c’è chi fa finta di nulla. Zitti. E c’è chi non si dà pace per negarla, rimpiattarla, ridimensionarla.

Ma non basta: con una faccia da fare invidia a quella dei bronzi di Riace, si scagliano con una violenza da talebani inferociti contro un Sindaco che, da quando è stato eletto, ha dimostrato con i fatti e non con le chiacchiere di saper essere presente alla città come nessuno dei suoi recenti predecessori si è mai e poi mai neanche lontanamente sognato d’esser minimamente capace di fare.

Non potendosi attaccare a niente di concreto, a nulla che possa ricondurre al suo operato di sindaco per accusarlo di alcunché, si sono accaniti come sciacalli sulle vicende dell’azienda di famiglia con un distinguo patetico: non è per l’avviso di garanzia (che in questo caso si trasforma in avviso di colpevolezza) che ne hanno chiesto le dimissioni, no. E’ per questioni psicologiche: come può, si son chiesti, occuparsi della città quando deve pensare a difendere sé stesso?

Evidentemente alle crocerossine premurose che si son poste questa domanda sfugge un piccolo dettaglio: il Sindaco è sereno semplicemente perché sa di non aver commesso nessuno dei reati ipotizzati dal magistrato che la vigilia di Natale gli ha fatto recapitare quell’avviso di garanzia.

Ma la cosa più stupefacente è il fatto che questi fustigatori dei costumi, questi paladini della legalità, questi apostoli dell’etica politica, mentre si scatenavano contro il Sindaco chiedendone le dimissioni con una mozione di sfiducia:

  • non si sono mostrati per nulla turbati da quella multa di 276.132 euro che l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato ha inflitto alle partecipate per abuso di posizione dominante;
  • non sono apparsi per niente scossi dallo scandalo del CSN che, a detta dei magistrati, sotto gli occhi distratti delle amministrazioni comunali passate, pare che non destinasse i soldi pubblici per gli scopi per i quali erano elargiti;
  • han dato a vedere di essere assolutamente indifferenti al fatto che a Prato, sempre stando alle indagini svolte dalla magistratura, per ottenere licenze e permessi bisognava rivolgersi al professionista giusto;
  • par che non siano, infine, per nulla impensieriti dal fatto che l’indagine svolta dall’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, che si è limitata a multare per quanto di sua competenza, abbia denunciato qualcosa di ben più grave dell’abuso di posizione dominante, fornendo le prove di un modus operandi che dimostra come chi avrebbe dovuto esercitare il controllo, di fatto era strettissimamente controllato dai “controllati” stessi.

In merito a quest’ultimo fatto ci chiediamo: come è definibile questo rovesciamento dell’ordine esistente? Sovversione? Eversione? Sarà, certamente, la magistratura ordinaria ad occuparsene. E se non dovesse farlo sua sponte dovrebbero essere i cittadini a chiedere che se ne occupi. Perché è impensabile, e inammissibile, che ci si possa far gioco delle istituzioni in questo modo. Se lo si permette, allora non ci si deve lamentare del fatto che le cose vadano come vanno.

Se questa gente ha spazio ed agio per infierire sulla città e sulle istituzioni, la colpa è anche nostra. Loro, in fondo, fanno quello che possono per riprendersi la città che hanno perso con le elezioni del 2009. Da allora hanno iniziato una ininterrotta campagna elettorale dando vita non ad un’opposizione, bensì ad un sistematico e continuo sabotaggio della pubblica amministrazione. E’, quella del sabotaggio, l’unica arma che hanno a disposizione e c’è da star certi che quello che han fatto sino ad ora è niente rispetto a quello che faranno di qui al 2014.

Se questo sabotaggio continuerà la colpa è anche di chi, per quieto vivere, preferisce chiudere non uno, ma tutti e due gli occhi. Chi è stato responsabile del saccheggio di ieri e del sabotaggio di oggi, mentre fa finta d’indignarsi, gli occhi li tiene ben aperti, spalancati come quelli di un rapace che punta la preda.

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