Non sono iscritto a nessun partito, da cinque anni ho scelto di non votare alle elezioni nazionali, e credo che continuerò a farlo sino a quando la politica italiana non uscirà dalle pastoie di quella logica partitica di destra e sinistra che per anni ha afflitto l’Italia.
Anch’io, come tutti quelli che scrivono su questo blog lo faccio per il gusto di esercitare un diritto democratico che i guardiani del sistema non sono ancora riusciti a toglierci: quello di esprimere liberamente il mio pensiero e le mie opinioni su quello che vedo intorno a me.
Come gli amici che pubblicano i loro post su questo blog, non percepisco nessun compenso per questo, ho un mio lavoro, campo di altro e non ho bisogno di visibilità. Se lo facciamo è, quindi, solo per passione, e per partecipare a chi legge questi post pensieri che sui giornali con finanziamento pubblico o su testate locali che si dichiarano bipartisan, non troverebbero spazio. Sicuramente non mi vedrete mai in una lista elettorale o ricoprire un ruolo all’interno di un’istituzione. Non ne ho bisogno, non mi interessa e mi piacerebbe sapere quanti, fra quelli che ci criticano, possono dire le stessa cosa parlando di sé stessi.

Ogni giorno, a Prato come nel resto d’Italia, molti scrivono, non solo sulle loro bacheche di Facebook o sui loro blog, ma anche sui mezzi di stampa, notizie vere o tendenziose, critiche con parole urlate, al solo scopo di apparire.
Spesso questo comportamento è motivato da forti interessi economici, dal desiderio di mettersi in mostra, o semplicemente per superare una frustrazione. Siamo in democrazia, o almeno così ci viene fatto credere, c’è libertà di stampa ed è giusto che sia così. A questo proposito mi piace ricordare, a me stesso per primo, e a chiunque decide di rendere pubblico il suo pensiero e le sue opinioni, queste parole di Indro Montanelli: “Combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio”.

Prato è la città in cui vivo, una città piena di problematiche. Fra tutte spicca quella prodotta dagli effetti di un’immigrazione rimasta per decenni fuori controllo e che oggi, nei numeri, risulta molto difficile da gestire, soprattutto in ordine a un processo di reale integrazione. A questo si aggiunge il fatto che il normale controllo delle attività produttive e commerciali, sia condotte da cittadini italiani che stranieri immigrati presenta, a Prato, per gli stessi motivi, difficoltà maggiori che altrove.
La crisi economica si fa sentire e molti cittadini sono costretti a tirare a campare come meglio possono: tutto ciò fa apprezzare ancora di più il fatto di avere un  tetto dove stare, un lavoro, anche se mal pagato, e  molte altre cose che diamo per scontate.
Parlare di partecipate, di soldi pubblici come il caso del CSN, della bretella Prato-Signa fa venire qualche mal di pancia nell’attuale opposizione comunale, sia dentro che fuori il palazzo del consiglio, e non si hanno mai risposte precise. La retorica dei sofisti, in questi casi, la fa sempre da padrona portando il ragionamento su altri argomenti, che spesso vanno incontro al bisogno di risolvere i problemi personali di qualcuno.
Vorrei evidenziare, a questo riguardo, una contraddizione. Tutti i partiti di centro sinistra fino ad arrivare all’IDV e Sinistra Ecologia e Libertà, per poi passare dalle macerie di Rifondazione e tutto l’ambaradam che segue, hanno sempre posto come punto fondamentale e non negoziabile di ogni loro programma la lotta all’evasione per poter reinvestire nel sociale. Siamo italiani, non serve dire che non tutti paghiamo le tasse, ma se ci deve essere un disprezzo verso chi, nostro concittadino, cerca di eludere lo stato in maniera furbesca e a danno degli altri, lo stesso identico sentimento deve essere espresso nei confronti di chi, immigrato da altri paesi, siamo lieti che risieda e investa in attività commerciali e produttive nella nostra città.
Se,  infatti, il “pratese”, inteso come persona autoctona del luogo, si poteva permettere di spendere danaro e fare girare l’economia locale, adesso non sa più che pesci prendere, vivendo nella totale incertezza del futuro. I soldi non sono spariti, hanno solo cambiato mano. Non voglio accusare nessuno, ma non capisco l’indignazione di chi questo sommerso, concentrato nelle mani di alcune persone, si ostina a non  volerlo far emergere. Non metto in dubbio che esiste una parte della città che invoca il razzismo più becero e maleducato, ma chi scrive su questo blog non è di questo parere e crede in una società multietnica fatta di diritti si, ma anche di doveri. Sono favorevole ai corsi di italiano per gli stranieri, a forme di integrazione che si basano sul vivere la città affrontando le problematiche insieme, anche attraverso il confronto serrato. Ma se esce una raccolta dati a campione che indica che in una certa zona della città ci sono attività che dichiarano meno di 5000 euro l’anno (42 su 50), che non rispettano le leggi contenute nel Testo Unico Della Sicurezza mettendo, quindi, in pericolo la vita propria e altrui, mi chiedo come mai i controlli e lotta all’evasione, in questi casi, non dovrebbero essere legittimi, e perché debbano scatenare ire fuoriose e insinuazioni di xenofobia.
Non nego che Prato abbia vissuto questo processo di cambiamento in maniera talmente veloce e che  i cittadini non siano riusciti ad abituarsi a ciò che considerano “diverso”, e che, di conseguenza, spesso si cada nella trappola del razzismo. Ma negare legittimità al fatto che certi soldi debbano essere recuperati e che le leggi in merito alla sicurezza nei luoghi di lavoro debbano essere rispettate equivale ad affermare che sia legittimo adottare un trattamento diverso nei confronti di cittadini che, sul piano dei diritti umani vengono considerati pari agli altri, mentre sul piano dei doveri civili no. Una contraddizione che rivela in modo inconfutabile l’anima razzista di chi, probabilmente in difesa e a miglior tutela di interessi molto più pratici che ideologici, urla, sbraita, e non di rado raglia, contro un razzismo che non c’è.

Fra questi severissimi censori non manca chi, pur facendosi portavoce degli interessi collettivi e dei diritti dei più deboli, non appare minimamente turbato dal fotto che il tesoriere dell’associazione di cui è consigliere, sia attualmente indagato per malversazione, un reato punito dal codice penale da 6 mesi fino a 4 anni di reclusione. Mi chiedo allora, chi è la parte debole in questo momento?

Sappiamo bene tutti che a Prato, oggi, fare affari con gli immigrati cinesi è, per non pochi imprenditori, l’unico modo per sopravvivere: pagamenti anticipati in contanti, auto lussuose, ristoranti pieni e via di seguito. Se queste persone hanno doti e capacità imprenditoriali di rilievo, tanto di cappello, la comunità è ben lieta di accoglierli, loro come i loro connazionali meno avvantaggiati. Ma è anche fuori discussione che debbano rispettare il principio di “concorrenza perfetta”, che impone regole in ingresso uguali per tutti e quindi comportarsi nel rispetto della legge italiana, esattamente come tutti in Italia, nessuno escluso, dovrebbero fare.
Pagare le tasse, dunque, e rispettare la legge, nulla di più e nulla di meno: questa è la condizione minima necessaria per cercare di intraprendere un comune percorso di integrazione. Certo è che la gente non è cieca, spesso la rabbia di fronte a certi eventi e la quantità infinita si soldi che partano da Prato in direzione madre patria è tale da far perdere un po’ la ragione, e non solo le staffe, a qualcuno.

Non manca neppure chi, tuttologo per passione, crede di essere onnisciente, pontificando su sociale, musica, economia, politica, lotta al precariato. Anche a me è capitato di sentirne la voce dall’autoradio: fra una strizzatina d’occhi e l’altra alla sinistra si degna e s’ingegna di continuo a rivelarci la sua profondissima cultura toccando non di rado vertici d’eleganza intellettuale quando pronuncia i termini più aulici del suo vocabolario. Fra questi brillano per soavità i seguenti: puttana, stronza e fascista di merda, indirizzati alle persone che non la pensano come lui e che, pertanto, sono ipso facto, ascrivibili al novero delle su citate categorie.

Ma chi si distingue superando tutti i concorrenti è un tale che in vita sua sembra non abbia mai avuto nient’altro da fare che prendere un qualsiasi articolo che non gli piaccia e demolirlo, dando vita a duetti ineguagliabili sui microfoni della radio del suo compare tuttologo. Il tempo che gli avanza lo ammazza scrivendo su una serie infinita di blog e social network dove, con paranoica compulsività, dispensa a generose bracciate quel che trabocca di ciò di cui è straricco: livore e disprezzo per tutti. Poi torna alla radio e, una volta accanto al suo compagno di duetto, comincia a cinguettare come un canarino addomesticato. La natura, così generosa nel distribuire risorse e talenti al genere umano, con lui è stata generosa più che mai, tanto da renderlo pari all’eroe di cui Omero canta le lodi con queste parole “uom di multiforme ingegno che molto errò”. Parole che gli si adattano alla perfezione, specie l’ultima.

Un’ultima nota: spesso questi personaggi parlano solo di integrazione come via maestra per la risoluzione di tutti i problemi, ma non indicano nessuna via per recuperare il sommerso, limitandosi a dire quali sono le cose da non fare. Obiettivamente, quando il dialogo non è possibile per ovvie ragioni di una nostra inferiorità intellettuale, alla quale cui si aggiungono accuse di far propaganda, non ci resta altro da fare che gettar la spugna.

Lascio a chi legge questo post il giudizio, e magari un’opinione a commento, su ciò che realmente dovrebbe essere fatto a proposito di questa situazione, sulla quale, credo, abbiate già avuto più d’un’occasione di riflettere per conto vostro.

Annunci