Pamela Bicchi, Presidente Fondazione CSN Prato

Gli eventi di questi giorni che hanno portato nuovamente alla ribalta negativa il CSN, mi costringono a dover parlare, venendo meno alla mia ferma volontà di non commentare e farsi travolgere dalla bagarre. Sento forte il dovere di puntualizzare delle questioni e rendere giustizia a chi, esattamente come noi, lavora in silenzio facendo ogni giorno il proprio dovere nel mandare avanti una struttura che merita ben altro e che non può trasformarsi da un giorno all’altro in un ricettacolo di delinquenti o buoni a nulla.
Non mi piace la caccia alle streghe come non mi piace la “giustizia” sommaria. C’è una indagine in corso che merita religioso silenzio sia per rispetto degli inquirenti che per gli indagati.
La notizia certa è che la posizione della nostra validissima dipendente Francesca è stata completamente archiviata e quindi prosciolta da ogni possibile addebito. Per gli altri aspettiamo le conclusioni cui giungerà la magistratura. Noi, da parte nostra, in qualità di CDA, abbiamo consegnato come atto dovuto una relazione che mette in evidenza delle criticità ma che non emette né sentenze né giudizi, così come deve essere.
Giudichi chi deve giudicare e chi si deve difendere lo faccia nelle sedi opportune e non dalle pagine dei giornali (permettetemi questo consiglio), alimentando così in un vortice diabolico, polemiche e rancori anche verso chi è totalmente estraneo ai fatti.
C’è da salvaguardare un nome ed una istituzione quale è la Fondazione CSN che, ribadisco, è parte lesa e vittima di questa tristissima ed incresciosa situazione, così come lo sono alcuni tra dipendenti e collaboratori che faticosamente stanno cercando di portare avanti, insieme a noi, un progetto di rilancio ripartendo da quanto di buono è stato fatto e gettando le basi per quanto di eccellente possiamo ancora fare.
Certo, comunque vada a finire, è chiaro il fatto che le responsabilità politiche sono assai più grandi delle eventuali responsabilità personali.
Devo, inoltre, mio malgrado, puntualizzare al mio predecessore che, se si fosse prodigato nel suo lavoro quanto si prodiga in giudizi ed articoli sui giornali, forse adesso noi non saremmo qui a commentare queste vicende.
Si lamenta che non aveva voglia di restare in quel posto dopo le dimissioni, e ce ne siamo accorti, e che non aveva nessuna intenzione di “collaborare con una giunta sgradita”, ed anche di questo ce ne siamo ampiamente accorti (alla faccia della democrazia!), tralasciando ogni passaggio di consegne e lasciando la struttura in balìa degli eventi nel momento più difficile della sua vita. Vede ex-Presidente, facile fregiarsi di certi titoli (Presidente) prendendo solo gli onori e non gli oneri. Da codice civile si rimane in carica fino a che non è nominato un successore. E’ un dovere non solo morale.
Se il Sindaco Cenni l’ha lasciata in quel posto è per un fatto molto semplice a lei totalmente estraneo: fare il bene della struttura che lei amministrava.
Non aveva fretta di riempire una “poltrona” (caratteristica tutta Pratese degli ultimi 20 anni). Erano già partite le indagini e quindi era un momento estremamente delicato che richiedeva conoscenza dei fatti e degli eventi, ma soprattutto richiedeva di amministrare prendendo le decisioni che c’erano da prendere in maniera decisa veloce e ferma, ed al timone non ci voleva certo uno Schettino. Così invece è stato.
Per quanto riguarda il resto, ci sono le sedi opportune dove esporre le proprie ragioni, e se proprio deve parlare o scrivere, beh, lo faccia con i nostri avvocati.

Infine prego tutti di abbassare i toni perché c’è veramente tanto da lavorare e se clamore deve essere, sia per costruire e non per distruggere.
Noi siamo chiamati solo a guardare avanti.

Pamela Bicchi

Presidente Fondazione CSN

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