A Prato i kamikaze dell’opposizione, nell’illusione di poter riconquistare nel 2014 il feudo perduto, hanno cominciato a far la campagna elettorale a partire dal giungo del 2009.
Da allora non hanno mai smesso un secondo di agitarsi.
Non hanno pace, non danno pace e non trovano pace.
Son disperati.
Si attaccano alle funi del cielo per trovare il verso di riprendersi non solo le poltrone, ma anche le seggiole, gli sgabelli e persino quegli strapuntini, un po’ scomodi si, ma sempre utili per non rimanere in piedi, che i loro protettori avevano riservato tanto ai servi inutili quanto a quegli utili idioti che servivano ad abbindolare la città di Prato e tutti quelli che ci vivono dentro.

Hanno scatenato l’inferno e son riusciti persino a trasformare quell’istituto democratico prezioso che si chiama opposizione in qualcosa di sostanzialmente e profondamente diverso, che noi abbiamo chiamato sabotaggio. Sabotaggio non solo del lavoro della giunta comunale, ma della cittadinanza intera, contro la quale, evidentemente spinti da un impeto vendicativo per non averne ottenuto il consenso elettorale per l’ennesima volta, si stanno accanendo in un modo forsennato costringendola a subire le angherie più rivoltanti, come quella perpetrata dalla cricca di quei dirigenti, piazzati da loro stessi nelle società partecipate, i quali sono stati còlti, di recente, in flagrante dagli ispettori dell’antitrust mentre stavano giocando a fare i burattinai con gli amministratori comunali e provinciali, ovvero quei controllori divenuti, nelle loro mani, controllati.

Ma questa autentica furia devastatrice ha, purtroppo per loro, trasformato il loro congenito vandalismo in qualcosa di diverso: sono diventati ridicoli.
Ridicoli perché, comunque vadano le cose, è evidente che hanno perso non solo la battaglia ma anche la loro guerra. E si ritrovano, oggi, come quel soldato giapponese che, a decenni di distanza dalla fine della seconda guerra mondiale, ritiratosi su un’isola deserta, era convintissimo del fatto che la guerra non fosse ancora terminata.

E invece la guerra, anche a Prato, è finita da un bel pezzo.

L’ultima battaglia di questa guerra sporca l’hanno persa già nel 2009 i contendenti delle primarie, che prendendosi a botte da orbi fra di loro, demolirono l’ultima baracca del traballante condominio dove aveva sede il loro quartier generale. Una guerra sporca, che vide una persona perbene premiata dal voto dei cittadini.
E l’hanno persa per sempre, questa guerra sporca, perché dal giungo del 2009 Prato è uscita, e per sempre, da quel regime feudale nel quale erano ormai avvezzi a far da padroni.

Dovranno rassegnarsi, dunque, alla triste (per loro) necessità di vivere in una democrazia, dove il democraticissimo principio dell’alternanza non avrà, comunque, bisogno di altri sessant’anni e coda per essere rispettato.

E’ dura per loro accetare questa realtà. Comprendiamo le loro ragioni e siamo pazienti. Ma a tutto esiste un limite. Farebbero del bene, gli ormai ex-signori del feudo pratese, a se stessi e alla cittadinanza tutta, in particolare ai loro sudditi lealisti trasformati in patetici kamikaze, ad arrendersi e a cominciare a provare a comportarsi in modo normale. La vita cambierebbe in meglio a loro, e a noi verrebbe risparmiata la fatica di dover tornare di continuo su questo penosissimo, ormai tragicomico, argomento.

Annunci