Jan Vermeer, Ragazza che legge una lettera, 1657.

La Stanza di Antonella.
di Antonella Sarno

Il 2012 è l’anno della paura. Ci siamo messi perfino ad interrogare pietre ed iscrizioni di gente vissuta millenni fa per farcela passare, Gente che presi dal panico, abbiamo perfino considerato attendibile.

Non bastava, abbiamo scomodato Nostradamus, le profezie di Malachia, della Monaca di Dresda, il terzo segreto, e anche l’ultima cartomante di turno a prezzi popolari con pubblicità sul settimanale tv.

Diciamo però che tanto sforzo era proprio inutile. Che le cose vanno proprio male lo vediamo da soli. Cerchiamo solo conferme consolatorie per una rassegnazione accettabile o sufficientemente logica. Questo è la misera spinta positiva che ci è concessa, sapere che era scritto e sullo scritto dei tempi nessuno può farci nulla.  Ci rassicuriamo affidando la speranza a sospiri lunghi nell’attesa di tempi migliori. Verranno?

Quest’anno per noi è anche un anniversario tristemente importante . Cinquecento anni fa , Prato subiva il sacco degli Spagnoli. Ridotta allo stremo con più di seimila vittime pagò un prezzo altissimo ai giochi della politica del tempo. Città piccola, operosa , di mercanti e tessitori, si era trovata inconsapevole a sostituire il destino di Firenze. Fu insomma oggetto di scambio, probabilmente solo perché più facile da raggiungere ed espugnare. Prato città pacifica, rappresentò comunque l’esempio di come la forza e l’intrigo politico possano cambiare le cose. E di come un luogo sereno e laborioso possa diventare deserto e impiegare millenni per rinascere. I suoi anni futuri infatti furono di altre miserie  e di lutti. Finché venne  anche la peste e si prese quello che era rimasto.

Ecco allora che la storia è proprio bischera, e le sue tracce andrebbero lette a monito per imparare che non siamo mai al riparo degli eventi, nemmeno quelli accaduti, se per stolta disattenzione facciamo in modo che si ripetano senza tregua. E chi l’avrebbe immaginato che dopo cinquecento anni la città dovesse commemorare un così triste anniversario nelle stesse condizioni in cui si trovava al tempo?

Chi poteva immaginare che la politica l’avrebbe venduta ancora una volta, dissanguandola però un attimo prima, per privarla anche delle risorse più semplici di difesa?

E questa volta non ci salverà la Madonna dei Papalini, davvero .

Chi ci salverà questa volta ?

Io credo che la storia abbia due grandi nemici. Il fatalismo, che cerca conferme negli oracoli, e la distrazione degli incoscienti e dei malati di accidia. Chi arriva distratto al manifestarsi degli eventi ne deve per forza pagare il danno.

Abbiamo, ma troppi non ne sono ancora convinti, delle enormi responsabilità. Ognuno di noi è chiamato ad essere vigile sugli accadimenti. E il 2014, che seguirà sicuramente a questo anno disgraziato dato per ultimo, potrebbe presentarci un altro conto.

Il Bindolo è un attrezzo semplice che cambia la natura vile di una materia in uno strumento nobile , utile alla vita. Ecco che bindoli forse non si nasce, ma lo si può diventare. Abbiamo tutti i mezzi per farlo. Partirei dal primo, che è vero inizio di ogni crescita umana personale e poi collettiva. Ed è il vizio della curiosità. Bindolo è colui che indaga, non si ferma alla prima propaganda. Il Bindolo osserva e non si accontenta della prima versione, perché vuole operare un cambiamento. Vuole migliorare il mondo che lo ospita consapevole che dovrà lasciarlo un giorno ad altri. Altri dei quali ha religioso rispetto anche senza immaginarne nemmeno un volto .

Un bindolo sente prepotente il bisogno di informarsi e di capire, senza preconcetti o collocazioni mentali improprie, finalizzando ogni suo sforzo alla pura ricerca della verità. Che è una, lo sappiamo, quando sono troppe è certa malafede. Bindolo è l’uomo onesto che nel suo ambiente sociale ricrea onestà. Il suo guadagno effettivo, è affermare la sua natura .

O altrimenti sarà ancora che al grido di “ammazza ammazza “, entreranno  i soliti distruttori , per esercitare il diritto della forza su quello naturale del vivere in sicurezza e in pace. Forza, lo voglio ricordare ancora, alimentata  esclusivamente dalla stupidità e dalla mancanza di volontà di chi delega sempre, evita di  esporsi o peggio, colpito da vittimismi e sfiducia, ha rinunciato a difendersi. Abbiamo grandi importanti appuntamenti. La nostra città, come al tempo del suo terribile sacco, chiede ancora tutela. Allora riscopriamoci Bindoli.

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