Ambrogio Lorenzetti. Il cattivo governo (dettaglio).

Dopo la mozione boomerang del PD,  nuovi casi spuntano come funghi a margine della stagione estiva: basta, infatti, aprire il cofanetto delle partecipate per scoprire cose di cui si era vagamente al corrente, ma non si aveva l’evidenza oggettiva. Secondo quando riportato da un articolo del Tirreno (in merito all’inchiesta di Soldi), molte le assunzioni all’interno del CSN sono stati fatte con l’istituto della chiamata diretta, senza che vi fosse una delibera da parte del CDA della Fondazione, metodo a dir poco discutibile, col quale la trasparenza va assolutamente a farsi benedire.

Come se questo non bastasse molti di loro avevano contratti con un “superminimo”, cioè oltre alla paga base si applicava una specie di “bonus” che in teoria dovrebbe premiare se vi sono risultati economici degni di nota. Per chi ha un minimo di dimestichezza in questo genere di faccende è risaputo che, in realtà, si usa questo escamotage per eludere il contratto di base nazionale che è troppo basso.
Come se non bastasse, molti dipendenti (sempre secondo questa inchiesta) passavano da una partecipata del comune all’altra con assoluta disinvoltura, tutto ciò malgrado che quest’ultime siano società che si occupano di cose completamente diverse, la cui gestione delle risorse umane dovrebbe essere separata. Per finire, la commissione parlamentare per la lotta alla contraffazione fa tappa a Prato mettendo in risalto ancora una volta una situazione gravissima per affrontare la quale si era addirittura ipotizzato l’eventualità di una legge ad hoc.

Ma il PD che fa? È ancora una volta impegnato a difendere le proprie scelte strutturali, convocando un altro dibattito sul nuovo ospedale, in cui non vi è contraddittorio alcuno, quando molte altre persone addette ai lavori (medici, infermieri) potrebbero, invece, contribuire a rendere migliore questa nascente struttura dimenticando volutamente che di questa dovranno fare uso tutti. O, forse, l’intento è assolutamente questo.

Piccola nota a margine: uno dei personaggi di cui parlavo nel post precedente ha detto che Milone è una persona orribile perché non guarda la competenza di una persona, ma solo alla sua “razza”.

Orbene, sarebbe il caso di precisare che l’assessore Milone, nell’esercizio del suo mandato, guarda solo ad una cosa: l’osservanza o meno di regole, norme e leggi al rispetto delle quali chiunque, cittadino italiano o immigrato che sia, è obbligato. Non ci risulta che sia riservato un trattamento diverso a seconda della “razza”.
Al contrario, abbiamo visto sfruttare furbescamente quella che Platone chiamerebbe “cinesità” da parte di qualcuno, nell’ultima campagna elettorale per le elezioni amministrative pratesi. Una scelta che, a giudicare dai risultati non esattamente esaltanti, si è rivelata perdente. A dimostrazione del fatto che, persino un argomento serio come il “razzismo”, quando strumentalizzato per trarre in inganno il prossimo, può diventare un micidiale boomerang.

Prato ha bisogno di persone serie e oneste. Di furbacchioni e di abbindolatori ne ha visti, in sessantatre anni, anche troppi. Dal 2009 Prato ha voltato pagina. Con buona pace di quei talebani e di quei kamikaze da salotto che oggi ragliano, disperati e sconsolati, a mezzo stampa o via etere.

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