Il sequestro dei beni personali di Roberto Cenni era nell’aria. Il giudice fallimentare Legnalioli, c’informa stamattina il saschologo di turno del solito foglio locale, ha disposto un sequestro conservativo dei beni personali degli ex amministratori della Sasch Spa, su istanza dei curatori fallimentari Leonardo Castoldi (vedi post) ed Evaristo Ricci (vedi post).
Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, o meglio sarebbe dire “nulla di nuovo sotto il cielo coperto”.

Eh si perché a Prato da qualche tempo di sole se ne vede proprio poco, anzi, a dire il vero da una ventina d’anni a questa parte son più le giornate di burrasca che non, e appena appena si limita a piovere a dirotto ci verrebbe quasi da dire che fa bel tempo.

Tempi duri per la città, alle prese con le conseguenze della fase più acuta d’una crisi che, pur essendo chiarissimamente prevista in base alle analisi del sistema condotte da parte di un centro di ricerca, si volle non vedere. Anzi, quel centro di ricerca, proprio per aver svolto bene il proprio lavoro, fu liquidato in quattro e quattr’otto dall’allora Cassa di Risparmio che ne era stata promotrice con l’Unione Industriali.

Il tempo, in questo caso, ha impietosamente reso giustizia alla verità, ma sta ancora lavorando e, con il suo scorrere, opera una sorta di giudizio universale che nessun tribunale riesce ad eguagliare. Non solo, il tempo rende anche giustizia di molte di quelle imperfezioni dalle quali nessun tribunale riesce ad essere indenne. Per noi, che siamo amici, estimatori e sostenitori di Roberto Cenni, non è, quella di oggi, una bella giornata. Ma siamo certi della sua totale estraneità a qualsiasi comportamento men che onesto, corretto e leale. Lo sappiamo noi e lo sanno anche i suoi detrattori ai quali, non avendo la possibilità di attaccarlo seriamente sul suo operato di sindaco, corre in provvidenziale soccorso l’iter giudiziario di vicende del tutto estranee al suo operato di sindaco, riconducibili all’esito drammatico di un’impresa che ha subìto, come mille altre nel suo settore in tutta Europa, gli effetti di una crisi di proporzioni epocali.

Sulla vicenda Sasch ci auguriamo, quindi, che la magistratura svolga con serena imparzialità il suo ruolo, al riparo da pressioni di qualsiasi genere, da conflitti d’interesse di qualsiasi natura. Se la magistratura lavorerà come il tempo, renderà giustizia alla verità. E né noi né Roberto Cenni abbiamo paura della verità. Con tutti i nostri limiti, con tutti i nostri difetti e con tutte le nostre pècche di una cosa siamo certi ed orgogliosi: non abbiamo all’anima, né mai l’avremo, il rimorso di aver trescato alle spalle delle istituzioni a vantaggio né di una parte politica né, tanto meno, a vantaggio personale.

Nel dire queste cose noi siamo faziosi, ovverosia di parte, e non possiamo non esserlo. Non abbiamo, essendo un blog e non un giornale, alcun obbligo di non esserlo. Potremmo rinunciare alla faziosità, è vero, ma non lo facciamo. Primo perché non ci piace prenderci in giro fra di noi. Secondo perché non abbiamo nessuna intenzione di prendere in giro chi legge questi post.

Annunci