È difficile parar le bordate. È difficile quando le bordate si susseguono, violente, pesanti.

È difficilissimo pararle quando non abbiamo argomenti, ovvero quando gli argomenti, purtroppo sono sempre i soliti: il contrasto all’illegalità degli immigrati e lo scoperchiar pentole e pentoloni che bollivano da anni indisturbati.

In poco meno di tre anni abbiamo perso un occasione d’oro, quasi irripetibile.

Abbiamo perso l’occasione di un cambio di passo.
Potevamo cancellare l’impronta del malgoverno che indelebilmente marchiava le scelte sul destino di questa città; potevamo dare una svolta al declino inesorabile di questa città. Ma non l’abbiamo fatto.

Abbiamo ereditato e fatte nostre le scelte delle amministrazioni che ci hanno preceduto nel campo dell’economia, delle infrastrutture e dell’urbanistica.

Perché lo abbiamo fatto? Per mancanza di coraggio? Forse. Per mancanza di idee e di uomini capaci di portarle avanti? Probabile.

Son stati scelti uomini che ci son sempre stati, imperturbabili muta-forma e muta-colore, inamovibili boe d’altura che “m’importa-una-sega-delle-tempeste-perfette, tanto io sono ancorato bene allo scoglio”.

Assi della gestione della macchina amministrativa, certi che senza di loro si sarebbe bloccato tutto.

Son state spostate le pedine, quando doveva esser rovesciata la scacchiera.

E queste scelte ci si rivoltano contro, togliendoci la terra sotto i piedi, togliendoci gli argomenti che potevano occupare le prime pagine e sommergere altri argomenti che, purtroppo, oggi le occupano.

Ma siamo ancora in tempo. Mancano due anni, due anni duri, ma che potrebbero essere proficui e che ci portino a raddrizzar la barra.
Allora forza, rovesciamo la scacchiera.

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