Premetto sono contrario alla cementificazione e a come è stata gestita questa vicenda. Però, se da un lato abbiamo delle vittime sacrificali, pronte a farsi compiangere dalla folla, dall’altro le situazioni appaiono molto complesse.

La Signora Giuliana salta fuori proprio adesso, mentre evidentemente non le deve essere sembrato un grande scandalo quando, nel 2002, l’Amministrazione Comunale le prometteva che le avrebbe fatto edificare una “casetta” sugli stessi terreni. A quel punto, ci si chiede, si sarebbero spostati anche di buon grado?

Fatto sta che il padre della famiglia Giuliani  restituì, in seguito,  la partita Iva ma la concessione edilizia non fu mai rilasciata finché, nel 2004, l’accordo siglato nei due anni precedenti fu riconosciuto nullo, in quanto non si poteva impegnare un atto nei confronti del privato “regalandogli” terreno edificabile.
Ognuno fa il suo interesse privato ed è lecito sia così. La famiglia, in pratica, per una serie di contrattazioni sfavorevoli, si è trovata fuori, sfrattata non tanto da Cenni quanto dalla vecchia amministrazione che adesso in maniera davvero subdola ne sfrutta il disagio per avviare una battaglia che ha dell’assurdo.
La vicenda della signora Giuliani è molto più complessa di come molti ben pensanti, nonché ecologisti di fortuna, vogliono fare credere. A quell’epoca nel Comune c’era un assessore all’Ambiente, adesso facente parte di un partito i cui valori sono la difesa dell’ambiente e del territorio (che alla manifestazione era in prima fila tanto per avere maggiore coerenza), che negli anni ha sempre appoggiato giunte che hanno varato il piano urbanistico che decretava non solo la costruzione di queste villette, ma addirittura una variante urbanistica che p,iù in generale, decretava la futura cementificazione di vaste aree verdi, e non solo quella che interessa ai Giuliani.
Non dimentichiamoci, infatti, che i terreni dei Giuliani si estendevano fino all’attuale Omnia Center e furono dati alla  Coop. Gli stessi terreni per i quali la famiglia chiede, oggi, un indennizzo.

Nel 2006 il padre di Giuliana fu a un passo dall’accettare l’offerta del Comune per comprare la casa. Valore dichiarato dal catasto: 450mila euro. Operazione fattibile, insomma. “Fummo convocati dall’allora vicesindaco Bencini: il prezzo dell’immobile era lievitato a 720mila euro, una volta modificata la destinazione d’uso da agricola e residenziale.” La vendita saltò. Questo è quanto dichiara la Signora Giuliani.

La previsione urbanistica (ripresa nell’ultimo Piano strutturale) parlava in modo chiaro. “Vogliono costruire 180 appartamenti sull’area dove insistono oggi i recinti dei cavalli, in tutto 1 ettaro e 6mila metri quadri.”

Come sempre la propaganda becera e assolutamente insensata la fa da padrona, perché lo sfratto non è stato recapitato se non materialmente da questa giunta, ma, sostanzialmente, in esecuzione di un piano urbanistico che ha visto nascere nella zona centri commerciali e Ospedali in accordo con le grandi aziende di costruzione. Su questo erano tutti d’accordo? Adesso come paladino del verde e dell’agricoltura, ci sono  Mosca e il sopracitato ex assessore che  danno tutta l’impressione di bramare per potersi sedere nuovamente al tavolo dei vincitori e che chiedono  di ascoltare questa famiglia, condannata da loro stessi nel tempo.

Gli errori in quella zona sono stati fatti già all’epoca e lo “status” di zona prettamente agricola è stato perso da tempo. Non dimentichiamoci, poi, una cosa: gli  appartamenti saranno destinati in parte all’edilizia popolare, in un periodo come questo in cui la necessità di un tetto è una cosa importante, senza considerare che gli animali sono stati portati in salvo.

Ma su quest’ultima considerazione, come su tutto il resto, chissà perché, si preferisce sorvolare.

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