La Stanza di Antonella
di Antonella Sarno

La lapidazione dell’adultera è un episodio del Vangelo che tutti conoscono. Il senso dell’insegnamento morale è chiaro e non ha bisogno di grandi commenti per essere compreso. L’espressione “chi è senza peccato scagli la prima pietra“, è addirittura diventate proverbiale e rappresenta uno dei riferimenti più significativi dell’etica popolare.
La lettura di questo episodio, apparentemente facile, ci pone, tuttavia, di fronte a non piccole difficoltà di approfondimento.

Non sappiamo nulla di lei, nemmeno se fosse davvero colpevole o solo vittima di qualcuno o qualcosa.

Ancora meno sappiamo di quelli che l’accusavano. Di certo non stavano scherzando. Prima del lancio delle pietre si erano anche impegnati a demolire moralmente quella donna, a privarla di ogni dignità perché non avesse nemmeno una possibilità di replica. Il vero ultimo giudice poi sarebbe stato il popolo, davanti al quale per una completa e definitiva persuasione venivano ripetute accuse su accuse. Con i pochi mezzi che il tempo metteva a disposizione il consenso delle masse anche allora era indispensabile a giustificare la vergogna, l’esclusione sociale, rendere connaturata ogni vendetta. E ammettere  l’assassinio. Proprio come accade oggi attraverso lo stordimento mediatico che ci priva di difesa col suo fragore e ci travolge trasformando la percezione di ogni condotta, anche la più abbietta, in quieta normalità.

Poi l’evento scardinante che ribalta il dramma e lo fa diventare inutile.

Un altro uomo si fa largo tra tutti e in silenzio scrive per terra. Dice solo due parole, due soltanto, che agghiacciano la folla e la costringono a lasciare vuota la piazza.

Conosciamo bene il testo, sappiamo dell’impatto autorevole di quel discorso breve e deciso. Ma una cosa mi ha sempre incuriosito. Potendo solo lavorare di fantasia ho tentato di capire cosa stesse scrivendo sulla polvere della piazza quell’uomo così diverso.

Sono certa: scrisse uno per uno i nomi dei carnefici, e accanto ad ognuno la colpa che li accusava come farisei e ipocriti.

Ecco perché in quelle storie vissute duemila anno fa c’è tanto presente, tanta quotidiana realtà. E tanta politica.

Solo il Cristo può leggere gli animi, solo a Lui anche oggi sarebbe permessa la cacciata dal tempio.

Noi che viviamo di misera umanità  dobbiamo adoprare altri mezzi. E non ne abbiamo molti a disposizione. Viviamo un tempo disperato che seduce con inganni mediatici, sensazionalismo ad effetti speciali, e si nutre di abusi di potere e corruzione.

Leggere e interpretare la realtà attraverso quello che vediamo o riusciamo a comprendere può essere un inizio. Valutare le notizie che ci raggiungono da quotidiani e tv, cercare sempre una loro evidente corrispondenza con fatti oggettivi e indagarle a fondo. Tutte, anche quelle filtrate e sottintese, quelle coperte da velature garantiste, quelle addirittura volutamente  mistificate. Questa può essere la strada. E poi trovare il coraggio della denuncia, consapevoli che abbiamo un mondo solo da abitare. E Il nostro impegno lo deve rendere migliore. Se siamo persone vere e oneste.

Di fronte ad ogni nostra reale accusa, verificata in ogni dettaglio, provata e argomentata seriamente, nessun ipocrita tirerà mai più nessuna pietra. Lo dobbiamo a tutti i sacrificati nelle pubbliche piazze. E a noi stessi se è vero che solo la verità ci renderà liberi.

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