Illustrissimo Signore
Sig. Riccardo Staglianò
La Repubblica.

Illustrissimo,
nel suo recente articolo dedicato a Prato lei un po’ mi delude.
Direi che sarebbe stato più adatto a esser pubblicato su Novella 2000 aniché su “Repubblica”.

Io, come tanti altri, vivo sulla mia pelle la situazione di Prato, e lei non può ignorare (come, del resto, non lo ignorano i numerosi giornalisti di mezzo mondo) il fatto che, nella proporzione dei numeri, il fenomeno dell’immigrazione, in particolare di quella cinese, questa città non è paragonabile ad altre situazioni italiane.

Non mi voglio soffermare sul percorso che ha portato alla proliferazione di questa “comunità” cinese. Da consulente sulla sicurezza quale sono, mi permetto di evidenziarle cose e fatti che lei o omette volutamente o non sa.

A Prato i problemi più grandi nel cosiddetto “distretto parallelo” sono l’evasione incontrollata e il mancato rispetto delle norme igienico/sanitarie. Le ricordo che, nel 2008, è uscito il Testo Unico Sulla Sicurezza (D. lgs 81/08), che tutela la vita dei lavoratori da tutti i possibili rischi specifici che una qualsiasi attività possa avere. Se è vero che anche molte attività con proprietari cittadini italiani sono molto indietro sugli accorgimenti in questione, questa comunità risulta completamente “esente” dal rispetto di questo tipo di norme, forse (e, ripeto, forse) anche con la complicità di chi, fino ad ora, esercitava, o avrebbe dovuto esercitare, i dovuti controlli.

Ma, al di là di questo discorso, che secondo me è soprattutto umano, se andiamo all’agenzia dell’entrate riscontriamo che i contribuenti titolari di queste attività (e i bilanci delle attività stesse) hanno redditi molto bassi (molto sotto i 10.000 euro) decisamente in contrasto palese con lo stile di vita che questi stessi contribuenti hanno. Non è un caso, infatti, che i concessionari di auto vivano ancora soprattutto grazie agli acquisti fatti da parte dei componenti di questa comunità che, a quel che sembra, spesso e volentieri pagano in contanti. Se prendessimo un campione di 100 persone, rapportassimo le auto o ai locali che questi soggetti sono riusciti ad acquistare, o alle ultime dichiarazioni dei redditi, vedremmo facilmente che qualcosa non torna. Pare che siano, infine, davvero tanti i soldi che vengono spediti nella madrepatria e dei quali si perde completamente traccia. Soldi che non sono spesi nel territorio, il cui valore fiscale, alla fine di dell’anno, sottratto in modo illegale, toglie ingenti risorse per i servizi pubblici. Si stima infatti, da parte di attendibili osservatori, che si superino i 500 milioni di euro di imponibile, una cifra astronomica per una città come Prato.

A Prato il capitale economico è in mano alla comunità cinese, con la quale tutti vogliono fare affari (dato che hanno soldi contanti “arrotolati” nella giacca) e la lotta all’evasione è uno dei principi cardine per garantire uno stato sociale adeguato ad un paese che voglia considerarsi civile.

Allora le chiedo, illustrissimo sig. Staglianò: se è giusta la lotta all’evasione con i controlli serrati da parte della guardia di Finanza a San Remo e a Cortina, e se siamo in una società nela quale devono essere garantiti pieni diritti e doveri per tutti, perché indignarsi per i controlli anche a queste persone? Non posso credere che siano sfuggiti alla sua attenzione i casi in cui, dopo sequestri di immobili o auto, molte persone si sono precipitate per “dissequestrare” il bene oggetto del fermo con contante sonante (alcune migliaia di euro).
Se lei facesse un controllo, vedrebbe che la loro aliquota IRPEF è la più bassa.

Il pratese non immigrato è ridotto alla fame, non arriva a fine mese e i soldi mancano anche per i servizi essenziali. Se è negli obbiettivi del governo attuale un recupero di risorse grazie alla lotta all’evasione, allora sarà d’accordo anche lei che si debba prelevare da chiunque risieda sul territorio nazionale, altrimenti ci troveremmo di fronte a una vera e propria discriminazione al contrario.
Ho sentito affermare da parte di qualche suo estimatore che la quota di evasori totali di questa comunità è la stessa di quella degli evasori totali degli italiani. Suvvia, illustrissimo, sa bene che gli evasori totali non esistono quasi più, e anche un gioielliere o un imprenditore cinese che dichiarano 4.000 euro non sono considerati totali.
Che mi risponde allora quando le chiedo se è giusto continuare a vivere in un mercato di concorrenza imperfetta, dove non c’è il rispetto delle norme di sicurezza e il lavoratore, anche in casi di infortunio, non è tutelato dall’INAIL, dove le norme igienico sanitario sono scadenti e dove si deve permettere che la fatturazione sia un lusso? Lei avrà certamente letto il libro “Distretto parallelo”: saprà, dunque, come spesso si usano tecniche furbesche per pagare meno tasse, cioè sfruttando lo sgravo fiscale che si ha durante il periodo di avviamento alla società. Prima di ragionare per massimi sistemi e di pettegolezzi la invito a fare un giro nella nostra città e, magari, a controllare le dichiarazione dei redditi di queste persone. Nessuno li vuole escludere della società. Se investono nel nostro paese, dato che non lo fa più nessuno, hanno tutto il rispetto. Sono favorevole all’integrazione che, insieme con i diritti da rivendicare, comporta anche una serie di doveri da osservare, soprattutto verso il lavoro dipendente.

Se fossi responsabile, o anche solo iscritto a un sindacato sarei indignato per questa mancanza di tutela di diritti che viene da un lavoro deregolamentato.

E con questo, illustrissimo, la saluta
Il Bindolo.

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