La Stanza di Antonella
Di Antonella Sarno

E’ di questi giorni l’invito ufficiale che la provincia di Prato ha fatto al ministro Riccardi per una sua visita alla città.

Non sembra solo un invito di cortesia, l’argomento che si intende trattare è di evidente attualità.

La sua presenza, la sua autorevole presenza, potrebbe indirizzare gli organismi competenti a scelte mirate per uno sviluppo positivo del problema integrazione. Perché sembra che questa cosa proprio non riesca. Non ce la facciamo proprio a volerci bene, a sentirci tutti fratelli. Il vescovo ha srotolato tutte le parabole evangeliche dal pulpito della cattedrale per favorire la pace cittadina finchè, stremato, ha chiesto la pensione.  Anche consiglieri e assessori le hanno studiate tutte per facilitare  agli stranieri l’incontro con la nostra cultura. Conferenze, inviti speciali, distribuzione di fette di cocomero maggiorate alla festa dello stesso, concessione di doppi o tripli passaggi al banchino  delle frugiate  e alla distribuzione del vino per la festa d’autunno, tutto inutile.  E la cosa è urgente.  Vivere così, accanto accanto, senza volersi punto bene può essere pericoloso.  Tutto rischia di esplodere improvvisamente, e fare danno. E allora sentiamo questo ministro, che sembra tanto un ispettore, cosa può fare per noi, per rimettere le cose a posto. Intanto viene da Roma.  Tutti i veri ispettori, quelli seri,autorevoli, capaci di cambiamenti seri vengono da Roma. Dai tempi dei legati di Giulio Cesare in Gallia, passando per il ventennio fino a noi, nell’epoca dell’impero assoluto della finanza pigliatutto.   E questo fa tanto garanzia.

Il programma si può intuire da ora.  Giro della città, scambio di attestati di reciproca stima,inquadramento delle problematiche in oggetto, azioni programmatiche risolutive, attenta partecipazione emotiva al discorso dell’eccellenza. A seguire rinfresco con prodotti tipici e saluti.

Può essere, invece, che il ministro tecnico per valutare tutto il sistema, vorrà prima essere informato su come si è creato nei tempi “il caso Prato “.  Perché per capire dove siamo, bisogna aver inteso bene dal principio da dove siamo venuti.  E allora questa storia si farà imbarazzante. Forse era meglio tentare di risolvere tutto ancora una volta in famiglia senza tanto clamore, e lasciare stare l’eminenza comodo comodo nel suo palazzo romano ad occuparsi di altre faccende.

Perché tutto è veramente troppo articolato, troppo difficile da spiegare, da quel giorno d’ inizio-fine che furono invitate per un thè alcune delegazioni straniere e poi furono salutate amichevolmente con l’augurio di tornare presto.

Perché tornarono subito con i parenti, gli amici e i parenti degli amici? Fu davvero solo un formale invito all the time?

Cosa potrebbe capire questo ministro ispettore da una storia nata tanto strana?

Forse sarebbe più furbo se si facesse accompagnare da alcuni colleghi. E cioè in ordine: il ministro tecnico delle pari opportunità, il ministro tecnico del lavoro, e il ministro tecnico delle finanze. Ci vorrebbe, insomma, un poker di ministri tecnici per farsi aiutare nella comprensione dei fatti.

Perché a tutti questi stranieri furono concessi privilegi che ai nativi pratesi, Italiani per cittadinanza e virtù, non erano mai stati riservati dai tempi dei liberi comuni?

Un ministro di provata conoscenza sulla parità dei doveri e diritti dei cittadini lo potrebbe spiegare.

Perché la tutela del lavoro, valida su tutto il territorio nazionale con leggi specifiche e restrittive ha avuto deroghe solo a Prato, fino al crearsi di un vuoto anomalo? Un niente che solo qui è divenuto stato acquisito? Questo lo potrebbe illustrare un ministro tecnico del lavoro, dotato di grande padronanza in materia di leggi, comma e via e via con tutti i DPR a seguire.

Perché in un’epoca di incroci telematici, di verifiche ininterrotte su movimenti bancari, scambi di ogni genere, si fa tanta fatica a scoprire i numeri degli illeciti finanziari che si infilano nelle maglie protettive delle mafie? Come fanno tutti questi soldi a sparire e riapparire nei posti giusti? Ci vorrebbe un ministro tecnico delle finanze, ci vorrebbe proprio tutta la sua competenza in logaritmi e derivate per scoprire questa magia.

E allora il ministro tecnico Riccardi, attraverso una semplice analisi logica dei fatti, capirebbe che l’operazione integrazione a Prato è non tanto inutile, quanto piuttosto, e ancor più, impossibile.  Semplicemente perché questo non è stato l’obiettivo iniziale.  Chi è arrivato qui, non aveva questo scopo. Capirebbe  di esser stato invitato per celia, e che questo  incrocio di intenzioni in orizzontale e verticale voluto dalle locali personalità politiche non porterà  a nulla.  E’ il cruciverba tipico che si usa fare, per dimostrare che siamo padroni dei termini. Che invece non hanno significato logico e restano caselle vuote in bianco e nero.

Noi sappiamo come  questi  atteggiamenti, falsamente benevoli  e fin troppo solleciti, sono diventati  regola  nella nostra città.

Sappiamo anche che il diritto della convivenza si afferma solo nel rispetto della legalità. E da qui, come un riflesso sull’acqua, passa nella persona dell’altro. Non ci sono altri mezzi.

Ma, visto che ci viene a trovare e fa così tanta strada, è giusto che faccia qualcosa, questo ministro tecnico esperto in rapporti umani.

So che ha presieduto per anni anche la Comunità di Sant’Egidio ed è, quindi, molto bravo nell’allestire le mense dei poveri. Che venga ad apparecchiare quindi. E lo faccia per i pratesi. Per quelli che hanno perso e non sono stati tutelati da nessuno. Né a casa propria né altrove. E niente pranzi  per quelli che  sembrano parte lesa, che strappano lacrime e consenso popolare. Per quelli che sulle storie come quelle di Prato hanno fatto sistema e hanno costruito imperi. Questi si sono preparati il tavolo da soli. Con tante grazie a tutti i politici accomodanti che prima si sono messi a servizio e poi, con l’ipocrisia tipica del grado sono andati a piangere a Roma.

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