La Stanza di Antonella
di Antonella Sarno

Voler scrivere di tessitori a Prato potrebbe sembrare superfluo. Sono figure che non abbiamo solo nella memoria, abbiamo negli occhi. Molti di noi son stati figli e nipoti, e sappiamo bene di cosa si parla.
Ma vale la pena di osservare meglio altri tessitori, per sottolineare come le cose siano cambiate e come ci sia altro da raccontare per comprendere il mutare degli eventi. Si parla di un tempo dove le cose erano chiare. Si tessevano panni da inverno e da estate. Perché le stagioni arrivavano puntuali. E anche le mezze. La materia era diversa, ma perfettamente riconoscibile. Tutto quello che veniva disegnato e messo in opera, aveva uno scopo , colori visibili e netti ,senza contrasti in chiaro scuro.
Spesso si trattava di tessuto un po’ grezzo, con tocchi di eleganza che parevano tentativi. Ma nessuno avrebbe mai negato la sua genuinità. Studiato e messo a telaio nei soliti posti, riconoscibili dalle insegne grandi, illuminate anche di notte perché non ci fossero equivoci, rappresentava una certezza. Nessuno ci avrebbe mai giocato sopra.
Poi è sembrato che questo ambiente un po’ arcaico e tradizionale avesse fatto il suo. E al passaggio delle ideologie che anche certa stoffa non fosse più adeguata ai modelli imposti dalle nuove correnti di pensiero. E di mercato. A Prato in particolare è sembrato che un mondo si fosse concluso. E invece tutto si è semplicemente delocalizzato. Lo sappiamo che a tessere approfittando delle migliori opportunità si guadagna di più.
Si è continuato lo stesso a studiare e far progetti, ma da lontano. Certo una stoffa diversa, versatile moderna , adattabile per essere sfoderata e rigenerata all’occorrenza. Ma di tutt’altra natura.
Natura diciamo che ora induce allo sconcerto. Inquinata da fibre strane che la fanno apparire qualcosa quando invece è qualcosaltro. Trattata con sapienza per apparire morbida e invitante quando nasconde invece un cuore sintetico utile solo per un primo acquisto. Stoffa troppo difficile da valutare. Chi ha sempre maneggiato materia nobile e schietta non può riconoscerla.
Sparite le insegne, spariti gli slogan, il lavoro oggi è affidato in conto terzi a pochi nostalgici che credono ancora alla genuinità della causa, oppure ai molti che per ogni messa a telaio sperano solo di moltiplicare i ricavi. Tessono tutti per mestiere. Si illudono di poter creare ancora disegni esclusivi ma in verità continuano a ricevere schede di lavorazione già pronte che verranno usate al momento per utili sconosciuti. Son solo prestatori d’opera di trame ordite altrove e pensate per un mondo complesso nel quale Prato è appena un punto geografico. E nella logica del potere che accentra, potrebbe essere anche cosparsa di sale, quando non fosse più utile in nessun progetto.
Difficile pensare di tornare indietro, alla produzione di materia genuina per la buona immagine della città. Difficile ripensare ad un ritorno fedele delle stagioni stabili. Quando la Cassa di Risparmio costruiva le chiese e allargava le parrocchie e la casa del popolo discuteva di piattaforme e programmi politici dopo il cineforum. Quel tempo è finito. Ma a tutti quelli che hanno scelto di adeguarsi nel cooperare con disegni tenebrosi vorrei lasciare un messaggio. Ed è che certe tele, proprio per la mancanza di etica con cui son nate, potrebbero diventare ragnatele, e soffocarli nelle loro fibre vischiose come insetti. Vorrei che ricordassero di essere solo manodopera con scarsa specializzazione, di avere contratti determinati come mercenari senza stoffa. Vorrei invece che ripensassero fortemente al loro primo interesse per la cosa pubblica, alla prima passione dell’adolescenza. Per capire se esiste ancora nei loro ricordi, la ricerca del bene comune, la visione di una società equa e stabile. Se esiste ancora il sogno di una vera democrazia. Lontano da qui ci stanno pensando, ci stanno usando, prendendo a scusa gli antichi vizi i che sono il principio di ogni distorsione. Non lasciamo che tessitori estranei alla nostra realtà e al nostro vissuto ci usino come mezzo di scambio contrattando i nostri destini fino ad annodare armature distorte e disegni sempre più oscuri. Torniamo ad essere buona stoffa. Per il posto che ci ha fatto nascere, per il nostro futuro ancora tutto da reinventare. Sarà possibile che un giorno qualunque qualcuno venuto dalla Puglia, passando naturalmente da Roma, salga in cattedra ancora una volta a dichiarare ignobile chi non fa gli interessi del partito. Possibile e inutile se le persone torneranno ad essere al centro di una visione politica senza ambiguità e senza false aspirazioni. Se questo potrà mai essere vedremo superato quel servilismo ideologico che genera catene di illegalità e corruzione e autorizza le mafie a prevalere su tutto. Sarà prevalsa l’onestà intellettuale per  aver scelto senza compromessi, seguendo convinzioni leali, seguendo la propria fede. E l’orgoglio di aver fatto finalmente gli interessi della propria gente.

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