(lettera aperta di un padre ai propri figli)

Di Simone Masi

Cari ragazzi,

quando sarete grandi sentirete tanti racconti su Prato, di quanto è stata ed è importante. Sentirete raccontare la sua storia, ma non vorrei che vi sentiate dire come è finita.

Crescendo, vi renderete conto di come e da sempre, i pratesi dal poco sono sempre riusciti a tirare fuori tanto. Dalla lana della pecora prima e dalle stoffe usate poi, sono usciti tessuti che hanno vestito mezzo mondo. Verrete anche a sapere che noi pratesi abbiamo avuto l’onore di vestire il Santo Padre Giovanni Paolo II durante il Giubileo dell’anno 2000. Capirete come il prodotto di mano in mano, di lavorazione in lavorazione si trasformava da grezzo e brutto, a finito e bello. Proprio come un granello di terra, che messo uno dopo l’altro forma una casa. E ad ogni passaggio la mano lavoratrice arricchiva l’uomo non solo economicamente, ma anche di sapienza e cultura. Conoscerete i nomi dei personaggi che hanno contribuito a rendere grande la nostra Prato e quanto fosse ricca, permettendo a tante persone di altre città di potervi lavorare.

Ma scoprirete anche che, come in tutte le storie belle, c’è sempre il momento triste. Qualcuno e qualcosa più grande di noi non ha voluto che così continuasse, ma sopratutto perché l’arricchimento economico ha tirato fuori i suoi lati negativi, unendo l’egoismo all’indifferenza. Capirete che chi ha vissuto quell’era di splendore della nostra città e ne era responsabile, non è stato in grado o non ha voluto pensare al futuro, credendo scioccamente che tutto sarebbe potuto continuare. Negli ultimi anni quando io ero un po’ meno giovane di come voi adesso, chi guidava la città e doveva vedere e capire, non ha visto e capito o ha fatto finta di farlo. Ma soprattutto ha badato a costruirsi le sue fortune per proteggersi e arricchirsi sulle nostre spalle, non accorgendosi della nostra rabbia e della voglia di cambiare, che purtroppo è arrivata in ritardo. Si, è colpa anche nostra, che adagiati per un lungo periodo sugli allori, ci siamo accorti tardi di ciò che ci stavano facendo. Solo alcuni avevano previsto e mettevano in guardia, ma erano pochi e con la voce resa ancor più flebile delle parole fumose gettate da chi era colpevole.

Mentre vi scrivo, le cose stanno cambiando e quegli alcuni si stanno trasformando in tanti, che con molte difficoltà, sacrificio ed impegno, stanno tentando ancora una volta granello dopo granello, di ricostruirvi un futuro migliore. Perché il pratese sa soffrire, ma non piange, subisce, ma poi reagisce.

Non so come vi accoglierà in futuro la nostra città. La storia ve lo rivelerà, vi farà capire se siamo riusciti nel nostro intento e vi permetterà di giudicarci. Ma dipenderà molto anche da voi, che non dovrete ripetere il nostro errore. Non dovrete girarvi dall’altra parte, non dovrete essere indifferenti. Dovrete dimostrare bensì e fin da subito, con il vostro entusiasmo giovanile, l’interesse per la vostra città , senza mai voltarle le spalle, interessandovi a tutto ciò che accade e quindi interessandovi a voi stessi senza mai essere strumentalizzati Con la vostra voce, le vostre idee non dovrete permettere che accada ciò che è accaduto a noi, continuando ognuno di voi, con i vostri amici, a portare quell’indispensabile granello.

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