La Stanza di Antonella.

Intensità di cura è un concetto che mi piace, mi rassicura, mi fa pensare ad un modo di avvicinarsi al malato pieno di rispettosa premura.

Sappiamo come  si sono svolte le vicende attorno al problema sanità, le mancanze, le omissioni. E conosciamo tutto ciò che finora è andato a discapito del soggetto principale nell’ambiente ospedaliero.

Questa dichiarata e determinata variazione di tendenza perciò non può che ricevere la nostra sentita approvazione. Sappiamo che  il nuovo ospedale di Prato avrà questa nuova impostazione organizzativa, che poi è  anche  propriamente mentale, e sarà una vera e propria sperimentazione. Pochi casi in Italia, nulla ancora in Toscana. Negli incontri informativi per dare elementi di valutazione ed eventuali chiarimenti alla popolazione, il  personale dirigente ha rassicurato tutti sull’esito del programma. Con termini tecnici,  e per abitudine mentale propria della categoria anche asettici, è stato spiegato che tutto andrà a un miglior beneficio per l’utente. Personalmente spero che tutto vada a beneficio della persona, considerato che tanta modernità si reclamizza proprio col rimetterla al centro  nei suoi primari bisogni. Preferisco chiamarla così, con un nome evocativo e identificativo. Utente mi sembra un termine commerciale. Perché di fatto ad un malato non dovresti fornirgli il gas, o l’uso di una linea telefonica.

E al di là di ogni nostra aspettativa sappiamo che in attesa di trasloco la vecchia struttura ha già cominciato con  mettere in opera le nuove direttive. Anche qui, altro plauso di soddisfazione di fronte alla professionalità di chi non vuol giungere inadeguato agli appuntamenti prefissati  e si concentra con una doverosa e capillare preparazione all’evento inaugurale. La strategia sembra di zero difetti, come nell’attuazione del più tecnico e formale dei programma qualità “assistenza continua e personalizzata percorsi multiprofessionali e multidisciplinari, riferimenti sanitari certi e appropriatezza nell’uso delle risorse”. Sembra quasi  uno slogan elettorale. E la  struttura un hospital americano da tv movie. Progetti di cooperazione pubblico/privato, informatizzazione e statistica, igiene, sicurezza, ottimizzazione degli spazi, flessibilità, tecnologia. Vero, troppo per noi, ma è certo che ci dovremo fare l’abitudine.

E i primi risultati son già qui. Degenze ridotte ai minimi termini e poi a casa. Un ospedale per acuti, ecco cos’è l’intensità di cura. Un nuovo modello gestionale che non farà morire nessuno in una struttura pubblica. Perché compatibilmente con le scadenze naturali  prefissate per ognuno l’esalazione dell’ultimo respiro non sarà più di competenza USL . E  verrà espletato altrove.

Dove non interessa, perché dopo la  riconsegna il paziente sarà completamente a carico delle famiglie.

Non sono state pensate infatti strutture alternative, potenziate forme di cura domiciliare, formato personale adatto. L’importante è che l’ospedale fornisca cure essenziali ed intensive, perché nessuno debba crepare all’istante. La concezione è moderna, innovativa, perfettamente in linea con il concetto di umanità con il quale si sono formate le nuove generazioni di medici. E come è in uso considerare la vita in questo millennio disgraziato che ha perso completamente tutti i  valori di riferimento essenziali. Abbiamo davanti una popolazione che invecchia, e quindi nell’immediato futuro una prevalenza di malati cronici, con patologie sovrapposte. Per quello che sappiamo la ricerca  ha fatto solo tentativi  e le patologie più gravi, quelle purtroppo a diffusione  sempre più ampia, sono ben lontane da essere sconfitte. La posizione geografica, l’alto tasso di inquinamento, lo stress e la cattiva qualità della vita, hanno messo Prato in una posizione di grande criticità. I nostri numeri sono impressionanti. Aumentano ogni anno le patologie oncologiche, quelle autoimmuni e soprattutto quelle degenerative, ormai fuori dai canoni consueti di età e condizione.

E noi ci siamo inventati l’intensità di cura . Una operazione sperimentale  davvero necessaria per questa città che oramai è già tutta un esperimento . Un’altra operazione immagine  che troverà il suo spazio tra le altre , tutte a beneficio dell’utente . Ho deciso ,lo chiamerò anche io così . Cittadino fa pensare alla  rivoluzione  alla quale arriveremo  fra breve   .E  persona  non gli si addice  . Da  tanto  la persona non è più  un obiettivo ma  un mezzo  adattabile  ad  altri fini .Sorvolo sul problema centrale , che è quello economico , lo rimando alla lettura dei giornali per gli scandali della Asl toscane . E non posso aggiungere che questo pensiero .

Sul terrazzo coltivo alcune piante di limone . Ho grande attenzione alla luce, al grado di umidità, al nutrimento  , al gelo, al vento forte, al troppo  sole   .Osservo per loro  il cambiare del tempo perché sono soggetti sensibili  e tutto  potrebbe  impedire una buona vegetazione  .Il verde brillante delle nuove foglie , la bellezza dei fiori e l’abbondanza dei frutti  alla fine  sono   il più grande e soddisfacente risultato . Questa per me è intensità di cura  . Preoccuparsi e occuparsi . Mai pensato ad un capitale da sfruttare al meglio , mai considerato il prezzo all’acquisto  e la resa  finale . La nostra non è un’impresa commerciale .E’ un rapporto tra  viventi  .Ma  questi son  limoni  .

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