Potrebbe essere un caso. Potrebbe essere che un sottile filo invisibile unisca idealmente le disavventure e gli smarrimenti dei partiti maggiori che rispecchiano fedelmente la disgregazione che avviene a livello nazionale, rapportando in piccolo a livello locale ma sempre nocivo in egual misura. Difatti dopo le liti da cortile e i duelli veri o presunti da cavalleria rusticana durante l’ultimo congresso pratese del PdL, assistiamo anche alla pochezza di questa sinistra cittadina che non litigaal suo interno ma che letteralmente avanza in ordine sparso nella vita politica del territorio.

Ne è prova l’ultima incongrua uscita di alcuni pasdaran della sinistra pratese che in maniera raccogliticcia hanno inscenato l’ennesima manifestazione pubblica contro il sindaco Cenni, o meglio, contro l’uomo Roberto Cenni. Nonostante una giornata all’insegna del primo tepore primaverile invitasse a ben altra attività, hanno inscenato un volantinaggio bieco e ributtante circa un argomento che ormai non interessa i più e che strideva fortemente con la giornata di festa e la voglia di vivere il centro storico dei molti pratesi, che non erano quasi per niente interessati ai soliti discorsi meschini e di prammatica.

Un volantinaggio che è servito solo ad aumentare il recupero della carta ed il suo riciclo; soldi spesi per riproporre argomenti che qualsiasi giornale aveva ampiamente dibattuto in passato, rendendo così superfluo quel repetita juvant che era tanto caro alle nostre insegnanti della scuola, ma altrettanto tedioso. E quello che poi ha fatto più clamore non è stata certo l’iniziativa in se, ma il fatto che sia stata ulteriore motivo di divisione nel fronte della sinistra.

Ecco che allora l’urlo annoiato e rabbioso della gente si infrange contro la sordità ideologica, e quel filo invisibile che lega idealmente le partitocrazie provoca nella gente repulsione per l’indifferenza politica, per il grado di ingerenza malevola della stessa nella società e per la totale mancanza di attitudine nel cercare di migliorare la città e la vita ai cittadini. Quella politica resa sempre più asfittica anche da una babele di parole inique infarcite di blablabla, gettate al vento proprio come lo sono stati quei volantini dopo che erano stati distrattamente visionati.

I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela, soleva ripetere spesso Enrico Berlinguer e, ripeto, sono legati tra loro da quel sottile filo invisibile che eleva la casta al di sopra dei reali bisogni dei cittadini, affetta da una sorta di marcata ipoacusia e persa in uno smarrimento di quell’umiltà che dovrebbe contraddistinguere la vera azione politica intesa come al servizio del popolo. Di fronte alle priorità della città bisognerebbe saper operare con decisionismo e buonsenso; ma visto l’ultimo “parolaismo” alla riscossa la vedo lunga e difficile: una speranza tristemente vana.

Come vorrei sbagliarmi, per non dover urlare al vento tutto il mio disappunto.

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