Uno spicchio di cielo

La Stanza di Antonella
di Antonella Sarno

Riflettendo:
che differenza può esserci tra i lavoratori della Eaton di Massa, i dipendenti della Mabro di  Grosseto, gli operai della  Lucchini a Piombino, gli operatori della Answers, le maestranze della Breda a Pistoia e i tanti, troppi addetti del settore tessile che a Prato in questi ultimi anni hanno perso lavoro, sicurezza e dignità?

A prima vista nessuno, poiché l’uguaglianza fra gli uomini oltre ad essere legge morale, è un riferimento importante della nostra costituzione. Cardine per assicurare a ogni cittadino pari diritti nella società e per inciso anche nel mondo dell’occupazione.

Invece qualcosa non torna, e i numeri di tanta disparità non li offrono solo i quotidiani, ma anche tutti gli altri mezzi  di comunicazione, e i tiggì in tutte le loro sequenze numeriche, locali e no.

Non si occupano di noi, nonostante le continue richieste di aiuto inviate. Nemmeno il crescente e impressionante numero dei suicidi tra gli addetti al manifatturiero ha indotto le forze politiche e le varie associazioni a una scossa di misera attenzione.

Qualcuno ha decretato la nostra sconfitta da qualche tempo, e ha deciso che considerare i perdenti non vale il minimo affanno. Così, come avveniva negli editti di Roma antica, nemmeno il nostro nome è pronunciato. Ci hanno destinato all’oblio, temono perfino di evocare la nostra presenza. Non esistiamo.

Ma geograficamente stiamo ancora tra Pistoia e Firenze, un cuneo che toglie importanza a province che farebbero volentieri a meno di noi, e che anzi da troppi secoli ci sopportano. Agenti di disturbo, vicini antipatici con i quali misurarsi. Oggi anche parenti poveri, ultimi tra gli ultimi. Pratesi.

Perciò in tanta spregevole noncuranza siamo anche consapevoli di poter diventare oggetto di scambio, laddove si giochino interessi migliori. Siamo un tappeto oramai, sotto il quale buttare lo sporco spazzato male da un’infida serva, e abbiamo perciò smesso di fidarci anche del prossimo.

E l’ultima notizia che ci riguarda, e che ovviamente non ci cita mai di persona, è davvero preoccupante. Un’altra preoccupazione che si aggiunge a quelle che ci hanno tolto il dormire, e finirà per toglierci anche un vivere ragionevole. La regione è diventata azionista rilevante nella società aeroporti comprando azioni da MPS, che non ha giorni belli, per un investimento di quattro milioni e 800 mila euro. L’obiettivo è rilanciare lo scalo di Pisa ma come primo punto riqualificare Peretola, potenziandola per un traffico continentale più comodo e organizzato. Resta il problema dell’orientamento della nuova pista. L’Enac avrebbe già dovuto esprimersi entro lo scorso mese. Ma ci sono diverse incognite. Il veto del sindaco di Sesto, gli interessi di Renzino il rottamatore. E noi che già abbiamo compreso, visti i precedenti, la fine della storia. Perché la gente di San Pietro a Quaracchi ha già dato, la quiete delle ville di Castello non si può violare e Sesto è sul piede di guerra. Potrà essere che sia fatto un dispetto a tre sindaci dai colori tanto accesi e con così tanti amici?

Eccola là: la pista strategica, che si riaffaccia nel nostro futuro come una nemesi, correrà allora in direzione di Prato col suo corredo di rumore, puzzo e sudicio. Il primo pilota da ringraziare sarà come sempre e naturalmente il “governatore “ Rossi. Bravo, appassionato, attento alle problematiche della sua regione e sempre in prima fila a promettere interrogazioni a Palazzo Chigi per orde di alluvionati e cassintegrati di tutte le sue province. Vero, per alcune ha un occhio di riguardo, Grosseto, Livorno, Lucca … deve essere perché ci va in vacanza. La vicinanza affettiva dei luoghi che proteggono il nostro tempo migliore ci rende sempre più sensibili. Deve essere per questo: buona aria, buona compagnia e ottimo vino .

Cose che a noi mancano in verità. A parte un po’ di Barco Reale, qualche caratello di vin santo sempre più introvabile e qualche botte di Santa Cristina.

Solo lo spazio aereo, in tanta dimenticata presenza, era lì per noi a consolarci, a infondere speranza. Ma credo che nelle prossime mosse anche quello non sarà più nostro. Lo dovremo mettere a disposizione, e del resto cosa potremmo farci di uno spazio libero, noi cittadini detenuti in cattività da regione ed enti locali…

Ecco perché Enrico Rossi non è il mio presidente: non sono io ad avere delle riserve, è lui che continua a non scegliere me. E comincio a credere a qualcosa di veramente personale, tra lui, quelli prima di lui e i pratesi tutti.

O forse c’è dell’altro. E m’inquieta di più perché la cattiva politica qui non c’entra. Mi sto convincendo che il G999, non sia un dato anagrafico, ma un terribile marchio d’infamia. Siamo rei di qualcosa che non sappiamo. Stiamo espiando un peccato  grave.  E a questo dobbiamo rassegnarci e seguitare a soffrire almeno con dignità.  Non so in quale vita ci siamo meritati questo. Niente cielo per i pratesi.

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