A Prato la campagna elettorale del centrosinistra per le elezioni del 2014 è iniziata nel 2009, all’indomani della pesante sconfitta che, dopo sessantatré anni di ininterrotta padronanza, ha sancito la fine del patto di titanio fra poteri forti che, d’accordo fra loro nella spartizione della torta, assicuravano ad una parte il comodato gratuito di palazzo comunale e all’altra tutta una serie di accomodamenti: poltrone, varianti al piano regolatore, concessioni d’ogni genere e via di seguito.
Roberto Cenni ha voltato pagina e il Comune di Prato è tornato ad essere un soggetto capace di scelte svincolate da accordi dietro le quinte, aggiustamenti e inciuci che qualcuno ha definito, con delizioso eufemismo,  “vasi comunicanti della politica”.
Non è stato facile, per Roberto Cenni, dare il via ad un’opera di risanamento di un organismo che per due terzi di secolo ha svolto l’unica funzione di garantire una stabilità fondata sostanzialmente ed esclusivamente sulla spartizione di privilegi e prebende: un vero e proprio istituto feudale che, ogni tanto, cambiava qualcosa qua e là affinché tutto rimanesse come prima.
Non è stato facile non solo a causa delle comprensibili resistenze esercitate da parte di chi, facente parte della finta maggioranza o della finta opposizione del patto di titanio, aveva ormai deciso che questi privilegi dovessero essere intoccabili, ma anche per le difficoltà intrinseche che questo cambiamento ha comportato.
Basti pensare a quello che è successo nelle società partecipate quando il Sindaco Cenni ha cominciato a prendere decisioni che non tenevano conto degli interessi di chi le amministra bensì di quelli della cittadinanza. Prima SORI, che si è vista far le bucce sulla riscossione dei crediti, poi Consiag, Estra Reti ed Estra SpA, che hanno tentato  di boicottare una legittima gara del Comune di Prato in tutti i modi, compreso quelli che hanno costretto l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato ad affibbiare una multa di duecentosettantaunmila euro (pagati dai cittadini) per abuso di posizione dominante, a seguito di un’indagine dalla quale sono emersi reati gravissimi contro le istituzioni di fronte ai quali lo stesso abuso di posizione dominante è un raffreddore da fieno paragonato ad una polmonite doppia. Vedremo, in proposito, se la magistratura pratese farà finta di nulla.
In tutto questo vero e proprio bordello venuto alla luce cos’ha da dire l’opposizione? Niente. Silenzio assordante.
Così come non trova di meglio da fare, al riguardo della lotta costante e ininterrotta all’illegalità che imperversa nel distretto parallelo formatosi nei lunghi anni d’indifferenza e di totale negligenza da parte delle amministrazioni precedenti, se non blaterare proclami intrisi di banalità che si richiamano ad una concezione del tutto distorta di un’idea di “accoglienza” in forza della quale tutto si vorrebbe giustificare, dalla riduzione in schiavitù all’evasione fiscale totale, dalla criminalità più feroce al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e della prostituzione, dall’abusivismo alla trasgressione sistematica delle più elementari norme della civile convivenza.  Ovviamente il tutto accompagnato dalla richiesta di dimissioni di Roberto Cenni perché, a fronte di un’azione di governo della città quale non si era mai vista da decenni, per i mandarini del patto di titanio c’è di che stracciarsi le vesti a causa d’una vicenda aziendale che riguarda una società, la Sasch, che al pari di innumerevoli altre del settore, ha dovuto fare i conti con una crisi che non ha risparmiato niente e nessuno. Più che una richiesta di dimissioni, un tiro al bersaglio da distanza ravvicinata che di politico non ha né il contenuto, né la dignità.
Per il momento le uniche dimissioni decenti, a tal proposito, restano quelle d’un curatore-oppositore politico di Roberto Cenni sul quale grava il ragionevolissimo dubbio che potrebbe aver agito in modo non del tutto disinteressato facendo chiudere, per esempio, i punti vendita di maggiore importanza proprio nel periodo delle vendite natalizie del 2011 adducendo, come giustificazione, il fatto che occorreva risparmiare sugli affitti, il che appare quanto meno ridicolo.
Questa è la situazione dell’opposizione a Prato. Un’opposizione che non c’è e che, al pari dei francesi, che hanno vinto un Oscar con un film muto, dimostra di aver tutto da guadagnare quando tace.

Annunci