Archonymus

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di Archonymus

Nell’opinione pubblica, così come nella politica, spesso si incontrano diverse scuole di pensiero. Due di queste sono caratterizzate dal “fare” e dal “non fare”.Infatti c’è chi si cimenta in sfide anche ardue e alcune volte riesce a vincerle, grazie alle proprie capacità ed alla propria apertura verso le critiche, benevole o no, purché siano costruttive.Ma c’è anche chi, per partito preso e vittima del debole pensiero del no a prescindere, preferisce non fare, certo in questo caso di non sbagliare e di non subire critiche sul suo operato.

Tanti sono coloro che preferiscono un bel “vuoto” urbano là dove adesso c’è il vecchio ospedale Misericordia e Dolce, destinato a trasferirsi a breve tra Galciana e San Paolo.Cosa c’è di meglio di un bel “nulla”, che garantisce il plauso dei filosofi “del non sbagliare è meglio che fare” e di tutti quelli che si professano ambientalisti “tout court”, se non un grande giardino o parco pubblico?Ebbene noi non apparteniamo a quest’ultima categoria, noi preferiamo il fare,  a costo anche di sbagliare, sbagliare ma non per fretta dovuta alla contingenza dell’urgenza e del problema da risolvere, sbagliare ma non per negligenza, sbagliare essendo consapevoli di avercela messa tutta ed aver messo in campo le forze migliori a disposizione.È per questo che al “vuoto pneumatico” preferiamo un “pieno”, che non vuol dire cemento, cemento e ancora cemento, ma un pieno di idee, innovative, sostenibili e condivise.

Abbiamo anche letto di soluzioni che parlano di “rigenerare” il fabbricato esistente, un fabbricato di circa 120.000 metri quadrati, sei-sette piani di altezza, dotazioni impiantistiche fortemente caratterizzanti e allo stesso tempo fortemente compromettenti l’edificio stesso.
Se parliamo con gli addetti ai lavori , si immagineranno immediatamente dove vogliamo arrivare con le nostre argomentazioni: proveremo a farle comprendere a tutti.
Normalmente il costo delle ristrutturazioni edilizie di edifici da riconvertire alla civile abitazione oscilla tra i mille e i millecinquecento euro al metro quadro, in relazione al fatto che l’intervento coinvolga, oltre alle semplici murature, più o meno le strutture portanti e gli impianti esistenti: prendiamo ad esempio una media di milleduecento euro.Otteniamo un costo totale di ristrutturazione superiore ai 140 milioni di euro; sarebbero necessari almeno tre-quattro anni di lavori con prospettive di rientro dell’investimento a lunghissimo termine.Si prospettava altresì la possibilità di ospitare all’interno dell’ex ospedale, una volta rigenerato, circa 300 famiglie, ovvero 1000 persone. Sono numeri che ci fanno rabbrividire, ci immaginiamo un sogno di residenze idilliache per giovani ed anziani ed improvvisamente ci svegliamo nel peggiore degli incubi: si affacciano alla nostra mente nomi inquietanti, Quartiere Zen, le Vele di Scampia, il Corviale di Roma.
A Prato, una volta, eravamo bravi a fare il “rigenerato” ma si trattava di tessuto… pertanto non lo disturbiamo, lasciamolo li tranquillo, nella memoria dei pratesi.

L’area dell’ex ospedale ha una caratteristica fondamentale: si trova all’interno della cerchia delle mura, e quindi in pieno centro storico. Costituisce quindi l’ultima occasione disponibile per tentare di incidere profondamente in tutte quelle problematiche di degrado e spopolamento che stanno lentamente uccidendo il cuore della nostra città. Sentir proporre per quell’area una destinazione a parco è come veder curare un malato terminale con un bicchier d’acqua. Anche i più distratti lettori dei quotidiani locali hanno in mente le problematiche create dai parchi e giardini esistenti.  Non è certo di un altro immenso problema che necessitiamo, ma di soluzioni ed antidoti allo spopolamento del centro, alla chiusura dei negozi e delle attività.

Deciso NO quindi ad ulteriori occasioni di sviluppo del degrado, SI invece ad incentivi per far rifiorire il nostro Centro agonizzante: ad esempio, un’edilizia per anziani dove far convergere le numerose persone che hanno difficoltà in questo senso, magari anche solo quella di ritrovarsi in case rese troppo grandi e difficili da gestire dopo che i figli hanno preso le loro direzioni; edilizia sociale per i giovani e le giovani coppie, con immobili ad affitto calmierato o a riscatto; e di conseguenza negozi, magari un piccolo supermarket (da imporre a chi ha avuto o avrà i benefici di costruire un centro commerciale nell’immediata periferia…) che risparmierebbe ai superstiti eroici abitanti del centro di prendere la macchina per fare la spesa; ed un parcheggio che risolverebbe i problemi di una zona del centro storicamente scarsa di tale servizio; ed una zona destinata al terziario, dove potrebbero (anzi, dovrebbero) riaprire i tanti uffici pubblici emigrati più o meno lontani; ed un mercato di prodotti tipici locali, magari riproponendo la tipologia di commercio che caratterizza da sempre i centri storici delle città medio piccole come la nostra, con le bancarelle in una piazzetta alberata che collegata ad un “sistema di verde” che lega tutto l’intervento diventerebbe quel giardino/parco tanto caro ai talebani dell’ambientalismo e che, se vissuto intensamente, non correrebbe il rischio di venire infettato dai virus che hanno già contagiato le altre aree verdi della città.Nessuno dimentichi mai che le problematiche del centro sono iniziate con il suo spopolamento forzoso dovuto ad una miope limitazione del traffico non accompagnata da una efficace politica di parcheggi e di altre opportunità di accesso facile e diretto: e nessun organismo vivente sopravvive ad un seppur lento strangolamento. Occorre quindi ridare ossigeno ad un sistema che sta soffocando, ma non è certo solo quello emesso dalle foglie degli alberi che ci serve.

Per attuare le nostre proposte non vediamo altra strada che quella dell’evidenza pubblica e ci immaginiamo la redazione di un Master Plan mediante un concorso ad inviti di grandi nomi dell’urbanistica mondiale, al quale far seguire la fase partecipativa con la cittadinanza e le categorie cittadine ed infine la proclamazione del vincitore.L’amministrazione pubblica, fatta propria la proposta vincente, dovrebbe poi attuare la seconda fase, ovvero quella della effettiva realizzazione delle opere, bandendo ulteriori concorsi di progettazione (e non concorsi  d’idee perché gli stessi fanno, citando un efficace detto pratese, “come i cristo di Castelnuovo… nascono e muoiono”)  per  i vari lotti e stralci dell’area (edifici, servizi, parco urbano, parcheggi, ecc.)
riservando inoltre alcuni concorsi ai progettisti under 40 e possibilmente della provincia di Prato. La realizzazione delle opere dovrebbe poi privilegiare le imprese locali.

Concludiamo citando alcune frasi che Renzo Piano ha pronunciato nel corso di un intervista al Corriere della Sera di alcuni anni fa, significative di un rapporto strettissimo tra architettura, città e società, o per meglio dire, come da lui sottolineato nell’introduzione all’intervista “a proposito di un mestiere sospeso tra scienza, politica e poesia“.
… i luoghi che appartengono alla gente sono autentiche barriere contro la barbarie urbana, quindi i luoghi e le architetture capaci di essere apprezzati dalla gente sono essi stessi capaci di trasformare una città ed i suoi abitanti;

… costruire un brutto edificio condanna ad una “full immersion” in quell’orrore più di una generazione… fare l’architetto quindi è una grande responsabilità sociale;

… una città bella è lo specchio di una società bella;

… la città deve restituire ai suoi abitanti il gusto di viverla… tutte le città hanno qualcosa di straordinario, basta dare forza a questo straordinario affinché possa venire fuori.

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