I giorni che stiamo vivendo mi ricordano irresistibilmente un lampo di Ennio Flaiano: “oggi anche i cretini si sono specializzati”. Perché se c’è un tratto specifico della riforma del lavoro che in questi giorni viene imposta al paese, non è che sia inutile, non è che sia ideologica, non è che sia controproducente e nemmeno che sia il cavallo di troia per distruggere lo stato sociale. E’ tutte queste cose insieme; ma è principalmente e soprattutto cretina! Il frutto marcio di una linea rossa, di un Paese e di una classe dirigente marcia. Ma soprattutto costituisce una latitanza, una complicità latente e uno smarrimento di obiettivi da parte di quei partiti della sinistra populista che storicamente, ideologicamente e moralmente sono sempre stati vicini alla classe operaia. Insomma questa sottile linea rossa rassomiglia sempre più ai “vasi comunicanti della politica”, con l’aggravante in questo caso di rendere i protagonisti complici di un golpe silenzioso. C’è chi si adombra quando si usa questo termine, ma come altro chiamarlo quando ci si trova davanti ad un procedimento autoritario, con il Parlamento che si limita a ratificare i decreti emanati dal potere esecutivo? Come ha detto qualcuno sulla stampa, la Repubblica non è più Parlamentare ma “governamentale”.

Un esecutivo che governa e un Parlamento che, distratto, ratifica tutto allude o forse prelude ad un semipresidenzialismo in gran parte già realizzato con questo governo tecnico mascherato di berlusconismo e sorretto in maniera furfantesca e correa da quelle parti sociali che da tempo hanno smarrito il proprio identikit ideologico, nascondendo vergogne e malefatte dietro i cosiddetti tecnocrati di governo.

Un’omissione corresponsabile che parte dalle alte sfere e dalle segreterie centrali e arriva fino all’ultimo dirigente fantaccino che ricopre incarichi politici ai margini del potere centrale, con un ordine perentorio tacito ma imperativo: parlare d’altro e sorvolare sulla volontà popolare. Intrattenimenti ludici per distrarre il popolo, avrebbe detto l’imperatore Caligola.

E allora ecco che quella manipolazione della linea rossa arriva fino a Prato e coinvolge quelle forze locali di sinistra che, oltre all’assenza di direttive e alle bugie evidenti tipiche dei partiti, continua pure ottusamente a non voler vedere quello che veramente è importante per i cittadini, preferendo una politica frutto di idee invecchiate e di contraddizioni e concentrandosi esclusivamente sui fatti privati del sindaco. Una tattica comunicativa molto efficace, usata comunemente dai contraristi e da chi non ha idee da proporre ma deve seguire una rigorosa linea ideologica.

Quindi vediamo bastian contrari spuntare come Amanite Virose e spargere veleni sui vari progetti per il raddoppio della declassata; vediamo pseudo ingegneri che trovano soluzioni per la prossima vetusta area ospedaliera dimenticandosi che esiste un vincolo regionale e un dazio oneroso che ci è stato lasciato in eredità; dibattiti su dibattiti su come sarà bello e funzionale il nuovo ospedale che la regione ci ha regalato, discussi però al chiuso dei circoli ARCI e senza coinvolgere gli “addetti ai lavori” che all’interno dell’ospedale ci lavorano e che conoscono realtà ben diverse da quelle degli accondiscendenti burocrati; ed un improvviso gridare e stracciarsi le vesti per l’inagibilità dello stadio dopo averlo lasciato nell’incuria e nell’abbandono per anni e anni….. Una sottile linea rossa che riflette come uno specchio l’insulsaggine degli omini che l’hanno tracciata.

Quegli stessi omini piccoli piccoli che dalla capitale fino alle periferie della penisola non si sono opposti alla giubilazione dell’articolo 18 e che, almeno a livello locale, non hanno lanciato la consueta campagna d’informazione a base di banchini, gazebi in centro, megafoni e manifesti. Si è così decretata la morte della coerenza di fronte alla realtà vera, con un’assenza clamorosa che sa di tradimento verso i lavoratori e di beffa verso i cittadini: anziché difendere i loro diritti, si preferisce becerare contro il sindaco Cenni per fatti personali che nulla hanno a che vedere con la sua buona gestione della città.

Queste persone sono nocive sia perché tentano di far avvertire la loro presenza bisbigliando dietro le porte e parlando a caso e a casaccio, ma soprattutto perché stanno bene attente a non dire nulla d’interessante, seguendo solo un archetipo menzognero.

La società è un domino complesso dove il “non mi riguarda” è solo un’illusione, peraltro coltivata ad arte da chi ha invece tutto l’interesse che riguardi tutti. Ed è per questo che si blandiscono i cittadini con fumose accuse di negligenza all’amministrazione comunale anziché impegnarsi veramente per mettere a conoscenza le persone dell’impatto che avrà sulle loro vite e su quelle dei propri figli l’abolizione dell’articolo 18.

Sono quelle manipolazioni della linea rossa, che fanno la differenza.

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