di Antonella Sarno

Ogni momento storico ha avuto le sue risposte. Azioni e reazioni, che in molti casi hanno contribuito al suo passaggio e al suo superamento.

Ne è miglior esempio il medioevo, inteso erroneamente come età tristissima di chiusure culturali e mentali e che invece aveva in essere la rinascita di quell’uomo che poi sarebbe divenuto protagonista dell’era moderna. Ogni epoca, per quanto difficile e buia, tende quindi ad evolversi e a migliorare attraverso le attività umane che danno significato alla speranza. L’arte, la letteratura, la filosofia.

In questa logica si sono succeduti tutti i secoli prima di noi, ma applicare questa teoria al nostro presente risulta davvero difficile. Non sappiamo, infatti, che cosa stia anticipando il nostro tempo al futuro. Perché tutti i canoni classici di comprensione si sono distorti. Intuiamo solo che esiste una direzione unica, che segna però un momento finito, al quale sappiamo, non ne seguirà nessun altro.

Una breve introduzione, per interpretare una certa letteratura contemporanea e fare un tentativo estremo per trovarle una collocazione nel nostro vissuto più recente. Noi poveri cristi del terzo millennio senza più riferimenti certi, vittime di una crisi che prima di essere economica è soprattutto ideologica, ed esistenziale, quali motivi possiamo trovare nella cultura di oggi. Esiste un messaggio, una formula anche non esatta, che possa indicarci una direzione possibile?

Lo scrittore cittadino Nesi sta collezionando successi, e lo fa parlando di noi. I suoi libri sfruttano note autobiografiche, parentesi storico romantiche di un mondo finito e fin troppo idealizzato. Ma questo realismo così post moderno non gli appartiene, semplicemente perché non lo ha mai vissuto. E i più lo ignorano.

“Nesi nasce in fabbrica e non nei caffè letterari“ ha detto di lui la critica. E solo da questa prima definizione si intuisce quanto certa cultura abbia contribuito a creare un personaggio che in natura non esiste.

I suoi libri commuovono sicuramente quelli che certi ricordi li hanno davvero negli occhi. Ma gli altri, emotivamente non coinvolti, difficilmente si lasceranno affascinare da tanta falsa partecipazione. Un lettore onesto vede sempre la profondità di un argomento. Sarà difficile portarlo altrove. Difficile costringerlo ad una sincera e completa commozione. Perché l’operazione commerciale che sfrutta il letterario come la pubblicità sfrutta il detersivo risulta chiara dalle prime pagine. Niente sublime lirica quindi, solo una bella costruzione formale, per concorrere con la Bompiani ai premi famosi. Forte della protezione di un’ampia parte di politica che dà sempre sostegno e conforto ai suoi e pone con questo seri limiti alla letteratura vera.

Sono certa che Nesi pensi a noi, ma dubito che lo faccia con sofferta partecipazione mentre sorseggia un Martini sulla spiaggia del Forte dei Marmi. E quando scrisse che non gli costò alquanto lasciare un mondo imprenditoriale in declino, dal quale non poteva trarre più nulla, aveva di certo già in mente la sua gente come un paternalistico pretesto per fare cassa.
La cultura è la sola che può far rinascere l’uomo nuovo dal medioevo intellettuale e morale che ci distingue. Non credo che il Nesi lascerà un importante contributo. I suoi libri rappresentano un modello strumentale al quale tutto il nostro sociale fa riferimento, il successo a tutti i costi. E non ci salveranno da nulla.

E’ uscito da pochi giorni il suo ultimo. 160 pagine scritte in caratteri belli grandi per la cifra popolare di 16 euro, sconto 10 socio coop. Dal titolo nostalgico sembra il seguito del suo fortunato premio che semina tante polemiche in città anche per i mancati e adeguati riconoscimenti. “Le nostre vite senza ieri”, lui non so, noi “ieri” l’abbiamo avuto. E’ il domani che ci manca. Con o senza i suoi libri siamo certi sarà lo stesso.

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