Dilattanti allo sbaraglio
di Bastian Contrario

Prato, 4 aprile 2012
Circola, in questi giorni, una lettera al sindaco firmata da rappresentanti d’una associazione culturale che pare abbia particolarmente a cuore l’immagine della città, per tutelare la quale, affermano, il Sindaco Cenni dovrebbe dimettersi. Se l’episodio è nuovo, la solfa è sempre la solita.

Secondo il loro punto di vista, infatti, la città avrebbe bisogno di una guida politica incarnata da chi, immune da problemi personali, possa dedicarsi in modo appropriato alle mansioni che l’amministrazione della cosa pubblica comporta.

Un argomento vecchio e logoro che, tuttavia, in mancanza di meglio, sperano che funzioni sempre.

In buona sostanza questi giovani vorrebbero rimettere la città nelle mani di chi, lungo l’arco di sessantatre anni, l’ha ridotta nello stato in cui l’ha trovata Roberto Cenni il giorno in cui si è insediato con la sua giunta dopo lo storico voto del 2009.

Questa uscita, in contemporanea con quella d’un giornale nazionale che ha proposto, rimpolpettandola alla meno peggio, la ribollita di banalità alle quali già ci aveva abituato certa stampa locale, ha un solo significato: quello di preparare il clima “giusto” per l’assemblea, ormai prossima, nella quale si deciderà il futuro assetto del cda del Consiag che, con il 44% di quote nelle partecipate Estra, rappresenta una maggioranza relativa non trascurabile.

Il Comune di Prato, a sua volta, è infatti azionista di riferimento di Consiag e, come tale, potrebbe esercitare un peso non indifferente nelle decisioni che dovranno essere assunte in questa circostanza.

Ecco quindi il vero motivo di questo ennesimo attacco a Roberto Cenni: tentare il più possibile di delegittimarlo agli occhi dell’opinione pubblica per indebolirne e neutralizzarne il ruolo in questa assemblea. Tutto qui.

I padrini di quel sistema, manovratori della dirigenza Estra che fu smascherata e colta con le mani nel sacco mentre tentava, da controllata, di pilotare le decisioni dei controllori, ossia delle istituzioni della repubblica (provincia di Prato e comuni “amici”), cercano di difendere questa dirigenza che in Sicilia sarebbe stata immediatamente bollata come “mafiosa”.

Stanno, in pratica, armando il loro esercito di pasdaran per arginare il pericolo. Chiaro, no? E i giovani di questa associazione non fanno altro che obbedire agli ordini di qualcuno: puntuali e obbedienti come bravi soldatini avanzano con le armi spuntate che i colonnelli hanno messo a loro disposizione. Eccoli, dunque, a prodursi con una lettera-appello alle dimissioni che appare, quanto meno, strana e incongruente.

Strano e incongruente comportamento è, infatti, quello di chi si straccia le vesti per una vicenda arcinota e rimastica di continuo le stesse accuse, mentre tace in modo assoluto, riproponendo lo stesso cliché dei media locali e dei partiti che, direttamente e indirettamente,  li controllano, su vicende gravissime che, a differenza di una vicenda privata che nulla ha a che fare con l’amministrazione della città, sono sostanzialmente e profondamente lesive non solo della dignità, ma della stessa libertà delle istituzioni della repubblica.

Se ai firmatari della lettera possiamo riconoscere l’attenuante della giovane età, non possiamo riconoscere nessuna attenuante a chi li spinge a fare cose del genere. Vengano allo scoperto e si mostrino pubblicamente, se ne hanno il coraggio, anziché armare la mano di giornalisti complici. Ma soprattutto evitino di mandare avanti ragazzi con la stessa tattica usata dai terroristi che usano i bambini  per far saltare in aria gli avversari. Perché quando tutto verrà alla luce -e verrà alla luce- dovranno rispondere, oltre che delle loro manovre ai danni delle istituzioni della repubblica, anche di questa vergogna.

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