La Stanza di Antonella

di Antonella Sarno

Leggere alcuni commenti sull’articolo apparso ieri sul Bindolo, mi ha coinvolto particolarmente. Direi che mi ha quasi commosso. Perché quei commenti li avrei potuti scrivere io, nello stesso modo, molti anni fa. Erano i tempi del liceo e vivevamo tutti in un altro mondo. Ricordo che i nostri insegnanti ci mostravano a esempio eroi di qualità unica, affascinanti, irresistibili. Noi finivamo per immedesimarci completamente, fino a fare dell’ideale un altro noi stesso. Ci sentivamo chiamati come degli eletti a bere alla coppa della verità assoluta. Un privilegio che ripagava ogni sacrificio. Non ci accorgevamo neppure di quanto stavamo diventando in verità strumenti. E per un tempo breve lo abbiamo fatto fino ad ubriacarci, prendendo la causa come un modello sul quale tutta la nostra vita si sarebbe poi organizzata. Le assemblee, i volantinaggi, il bisogno di aggregazione ci rendevano euforici. Tanto uguali da sentirci infallibili, sicuri e protetti. Il Che, Garibaldi, dissacratori e romantici erano perfetti per stimolare la nostra fantasia. Le nostre giovani menti che della vita vera non sapevano ancora nulla, erano una cera vergine, perfetta. Avevamo letto la storia, tutti i filosofi, il Siddharta e i poeti maledetti. Eravamo certi di essere la generazione che avrebbe cambiato il mondo una volta per tutte. Grande emozione e nostalgia i nostri vent’anni.

Perciò a quelli che commentano e hanno questa bella età, mi sento di perdonare tutto. Affettuosamente. Anche le minacce, perché non si può intendere il risultato di una violenza anche solo verbale quando si è poco più che bimbi. Bisogna esser diventati adulti, e le parole averle subite per aver imparato a farne un buon uso. Bisogna aver percorso le difficoltose vie dell’autocritica per dare valore alla riflessione e al silenzio. Non è un modo sempre possibile. Mettersi a nudo costa la possibilità di non piacersi affatto, e sentirti isolati dalla disillusione fino allo smarrimento.

Qual è il mondo nuovo di Margherita? Quello dello slogan, della notizia da prima pagina che appare sempre come vera e viene strumentalizzata ad arte. Quella che porta ad accettare tutto per falsa bontà, così di tendenza. Così assurda. Era anche il nostro mondo, non si è verificato. Perché era fasullo e inesistente come i suoi eroi di riferimento. Amiamoci tutti, libertà per tutti, dialogo, integrazione. Entrate nella vita, cominciate a passarci dentro in tutte le sue contraddizioni e le sue disonestà. Con quale parte dei cinesi questa patetica ragazza vorrà dialogare? Con quelli che alle quattro del pomeriggio ciondolano come automi pieni di sonno in pigiama e ciabatte per le vie cittadine? Si è accorta che i pigiami sono tutti uguali, con la variante rosa per le femmine e blu per i maschi? Le ricordano qualcosa? Oppure vorrà intrattenere un discorso con gli altri, quelli che girano col Cayenne e non si fermano a nessuno stop e che all’occorrenza metterebbero sotto anche lei, come i loro connazionali?Ha mai provato ad essere imprenditore? Sa cosa significa subire un fallimento? Per una persona seria è come la morte di un figlio al quale si è dato il proprio nome e il proprio sangue. Quelli seri si riconoscono, non sono all’estero, nei paradisi fiscali a godersi la vita tolta a qualcun altro. Sono rimasti nella casa che hanno abitato da sempre, che ora è sotto sequestro, come il salvadanaio dei bimbi, la televisione, la fede nuziale.

Ecco, riflettere e andare al fondo di ogni questione, significa esser consapevoli e non lasciarsi cullare dalle favole coi finali scontati o dai falsi miti. La realtà è molto più dura. Chiede di essere affrontata, almeno una volta nella vita va fatto. Crescere è difficile, ma necessario per guadagnarsi la serietà intellettuale di scegliere con onestà. Per non sbagliare soggetti e situazioni e diventare stupide comparse, in una società che teme da sempre la presenza di attori consapevoli. Bisogna impegnarsi, per capire chi è il cattivo maestro. Bisogna sempre faticare sul serio Margherita, per imparare a riconoscere il diavolo.

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