Non tutti i terremoti vengon per nuocere
di Il Bindolo

Dopo Palermo la terra ha tremato anche in Toscana, una scossa che ha allarmato la popolazione ma tutto sommato di lieve entità: l’epicentro è stato localizzato in provincia di Pistoia ma i tremori son stati ben avvertiti anche nella media e alta valle del Bisenzio.
La dea Gea non ha pregiudizi e non obbedisce a nessun ordine, accumula energia lungo le faglie e la libera all’improvviso, in modo più o meno devastante.

Sotto silenzio è invece passato il tentativo di innescare un altro evento tellurico, localizzato, insignificante e nemmeno registrabile dai sismografi anche più sensibili, ma di potenza sufficiente a scuotere un Palazzo ed in particolar modo colui che di tale Palazzo è identificabile come il Primo Inquilino.

Come nei migliori film catastrofici, c’è sempre qualcuno, a volte uno scienziato, spesso un graduato di chissà quale esercito, che pasticciando assieme ai suoi subalterni alla ricerca di una nuova arma, innesca la carica esplosiva che sconvolge la faglia e provoca il disastro. E quasi sempre il marcio sta tra chi dovrebbe vegliare su di noi. Fortunatamente, nonostante la follia di pochi ma che poteva colpire molti, anche in questo caso non è mancato il lieto fine grazie all’azione di un uomo solitario.
La trama è semplice: la faglia corre subdola sotto al Palazzo, la miscela esplosiva capitata in mano al manipolo senza scrupoli è costituita da testi e onde sonore ben ritmate, il generale e la sua brigata occupano quello stesso palazzo che rischiano di far crollare. Tutto intorno ruotano coprotagonisti e comparse. Ma la “star” è una sola: entra in scena e salva tutti dalla catastrofe imminente.
Il cattivo, il vecchio stratega, è scaltro, è passato indenne da molte battaglie, è abile negli escamotage; grazie ad uno di quelli è fuggito dalla prigionia e da allora siede incessantemente su di un importante scranno, ha cambiato corpo di appartenenza, al ministero della difesa ha molti amici, sa che anche stavolta ne verrà fuori indenne. Il generale ha dato ordine alla propria truppa che, come carne da macello, ha obbedito e confezionato l’ordigno capace di annientare anche loro. L’arma ha un nome particolare, 99 Posse… e la faglia ha una potenza tale che se liberata può separare definitivamente il 42% del Popolo dal restante 58%.
I vari personaggi, i coprotagonisti e le comparse, rimangono li ad attendere la fine, chi per un motivo chi per l’altro, ma tutti immobili, incapaci di una qualsivoglia iniziativa.
Ma ecco che, nel tardo pomeriggio di un anonimo giovedì di aprile, l’eroe solitario armato solo delle proprie idee e delle proprie parole ha compiuto l’impresa e, rispondendo all’interrogazione del manipolo, ha ribadito a gran voce la volontà di dare spazio e libertà di scelta alle associazioni che fanno parte di Officina Giovani, senza intromissioni o, peggio, operare censure che avrebbero potuto essere fraintese. Ha ridimensionato i giudizi negativi sul gruppo, che avrebbe anche ricevuto recensioni favorevoli dalla stampa nazionale.
L’uomo solitario esce dal palazzo, con il suo impermeabile scuro, sotto una pioggia incessante. Musica malinconica, titoli di coda… THE END.

Come per tutti i film, ovviamente, ci son le recensioni.
Silenzio assoluto nell’eterogeneo raggruppamento che siede in Consiglio Comunale sotto lo stesso vessillo, ma che risulta praticamente diviso. Anzi, siamo certi che tanti di loro avran gongolato per aver visto il Sindaco messo in difficoltà.
Altri, che si fregiano di appoggiare il governo della città,  giudicano  il Primo Cittadino “bollito” nel pentolone alimentato dal fuoco della sua stessa maggioranza. E son gli stessi che in altri frangenti han parlato di autosospensione. Son gli stessi che il nome della città ce l’han scritto bene in evidenza.

L’opposizione non si pronuncia ufficialmente, solo pochi parlano sbiascicando le parole, chiacchierano fra amici, intravedono una partita a scacchi in atto. Attende che gli eventi accadano, deboli e con un pensiero debole e ridondante.
Altri, sempre dell’opposizione, che pur di non prendere una posizione e riconoscere il merito di Roberto Cenni (ovviamente non possono farlo, son gli stessi che lo vorrebbero alla gogna nella pubblica piazza), sviano sparando un coltissimo giudizio artistico sul gruppo musicale: “mi fanno cacare”. E lo fanno con cognizione di causa, perché di mestiere passano dischi in una webradio.
In silenzio anche le associazioni che compongono Officina Giovani, che dovrebbero perlomeno prendere atto di ciò che il Sindaco ha detto a difesa delle loro scelte. I loro rappresentanti sono molti di coloro che si professano liberi, portatori di nuove idee, indipendenti, slegati dalle pastoie della politica, sono coloro che si son fatti ritrarre accanto al profeta della sinistra ecologica e libertaria. Sono coloro che han scritto una lettera che iniziava così: Sindaco, per il bene della città, dimettiti. Comprendiamo il loro silenzio.
Ovunque c’è silenzio, l’informazione, la stampa, la tv, nessuno ha parlato di ciò che è accaduto giovedì 12 aprile.

Ma non vi preoccupate, ci siamo noi. Sta scritto sotto al nostro nome, “quello che succede a Prato e che nessun giornale osa raccontare”.
Ci siamo noi che finché l’Uomo Roberto Cenni ricoprirà la carica di Sindaco saremo qui a difendere tale istituzione da qualsiasi attacco le giunga. La difenderemo anche se l’Uomo Roberto Cenni porta sulle spalle un’accusa per la quale in molti chiedono le sue dimissioni, la difenderemo perché confidiamo nella giustizia, la difenderemo perché Roberto Cenni è accusato si di un reato grave, peraltro tutto da provare in sede di giudizio, ma non è accusato di nessun reato compiuto nell’esercizio dei suoi doveri e dei suoi poteri nei confronti delle persone che rappresenta: i suoi concittadini.

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