Riceviamo da Diego Blasi per i ragazzi di ALP questo contributo che pubblichiamo volentieri.

Caro Bindolo, mi dispiace dirtelo ma hai preso un’altra toppa, e un mezzo di informazione o che quanto meno aspiri a definirsi tale, verifica sempre le notizie e poi le da. Il tavolo tecnico di Officina Giovani, composto dai giovani eletti non esiste più, ma la gestione degli spazi è stata data senza alcun bando o consultazione a una cooperativa (bravi ragazzi, ci mancherebbe) che si preoccupa di curare la programmazione. Sei perplesso per il silenzio sulla vicenda di chi come noi si è interessato ad Officina Giovani in passato? Ti rispondo che sinceramente abbiamo altro a cui pensare; credo sia molto più preoccupante che un consigliere del PDL (quindi della maggioranza) occupi il suo tempo in Consiglio Comunale ad interrogare il sindaco sul concerto dei 99posse, facendo delle considerazioni ridicole che si commentano da sole. Affrontare un tema così nel Consiglio Comunale è qualcosa di incredibile e imbarazzante, soprattutto in un momento così drammatico per Prato, dove le discussioni a mio avviso dovrebbero essere incentrate su altre questioni. Politiche giovanili non vuol dire solo Officina Giovani: vuol dire, per esempio, preoccuparsi di far funzionare l’università che sembra essere oggi un corpo estraneo alla città, fornendola di servizi come gli alloggi per gli studenti; significa predisporre un piano-casa strutturale per le giovani coppie che non sanno come costruirsi la propria autonomia dalle famiglie; significa pensare a un nuovo sistema produttivo che si svincoli dal tessile, un mito che non rappresenta più la nostra generazione, fatta a pezzi nel Paese come a Prato da decenni di politiche penose. Significa riconoscere l’importanza delle nuove generazioni di stranieri presenti sul territorio, costruire quindi un modello inclusivo per la città del futuro valorizzandole; significa costruire una città che non dica “NO”, per esempio, ad investimenti della Cina, che non discuta dell’opportunità di accogliere o meno 15 profughi, di cui molti giovani; significa porsi due domande sul perchè gli autoctoni sul territorio sono sempre più vecchi e i giovani e giovanissimi sono sempre più stranieri. Significherebbe, in sostanza, avere una visione della città, cosa che un sindaco asserragliato nel bunker con ben altro a cui pensare non può garantire. Per questo noi vogliamo che se ne vada, per il bene della città. E certamente non auspichiamo di tornare indietro, in un passato che ha prodotto la situazione che viviamo. Vogliamo discontinuità, ma questa giunta è in perfetta continuità con il passato: c’è solo più populismo e xenofobia, rimangono però il cemento dei piani strutturali e l’assenza di prospettive per il futuro.

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