Sindacalisti sì, ma non coi cinesi a Prato
di Il Bindolo

Dai e dai ci siamo arrivati. Dopo che il caso Prato è diventato di dominio pubblico, grazie alla politica di Roberto Cenni e alla capacità di attirare l’attenzione dei media nazionali e internazionali su un vaso di pandora tenuto chiuso per due decenni dalla sinistra, adesso nessuno al di fuori di Prato può far finta di non vedere (qui si ostinano invece a negare anche l’evidenza come il coniuge fedifrago).
Susanna Camusso, Segretario Generale CGIL, ha recentemente ammesso che il sindacato a Prato non ha compreso la portata del problema “distretto parallelo” e non è stato capace di tutelare i diritti dei lavoratori cinesi, calpestati ben bene e a lungo dai loro connazionali. Un sistema organizzato di illegalità che, come sottolineato dalla Giunta Cenni, si è radicato a Prato grazie alla connivenza politica delle forze di sinistra, tra le quali si annovera ovviamente il sindacato. Ora, mentre la Camusso fa mea culpa la vice presidente della Provincia Ambra Giorgi, già segretario generale della CGIL pratese, continua a predicare buonismo e tolleranza verso il distretto parallelo. 10 e lode.
Nessuno invece si interroga sui silenzi dell’on. Andrea Lulli, anch’egli guida della CGIL negli anni della prima espansione cinese a Prato. Tutto ok onorevole? Desaparecidos poi Giuseppe Gregori, brillante assessore alla sicurezza nella giunta Romagnoli (e sindacalista di spicco) e Manuele Marigolli, anch’egli uomo forte CGIL. Dov’erano questi e dove sono adesso mentre l’illegalità cinese si radicava a Prato sulle spalle dello sfruttamento, anzi della schiavizzazione, dei loro connazionali nella nostra città?
Più furba Ilaria Bugetti che fa parte di quella sinistra che dopo aver ammesso gli errori commessi sul nostro territorio prova ad accreditarsi come guida di un partito più serio rispetto al passato. Una corrente nella quale si inserisce anche l’assessore regionale, Riccardo Nencini, politico di lungo corso che ha capito che a dire che i cinesi sono una risorsa e fare operazioni filosofiche di facciata (cinesi dietro i gonfaloni ai corteggi e bischerate simili) i voti si perdono e basta. C’è però qualcuno che crede alla buona fede di questi signori? Qualcuno crede davvero che se dovesse vincere la sinistra a Prato tutto non tornerebbe come prima e peggio di prima? I controlli che hanno fatto capire ai cinesi, partendo da consolato e ambasciata, che la musica è cambiata li hanno voluti Roberto Cenni e Aldo Milone in primis. E se non c’erano loro, se malauguratamente avesse vinto Massimo Carlesi (l’assessore che si ritirò perché non gliela faceva), saremmo stati freschi.
Oggi i controlli, realizzati con il contributo fondamentale del gruppo interforze e di tutte le forze dell’ordine, stanno portando frutti imponenti di regolarizzazione di un sistema che per essere sradicato chiede tempo ed energia. Ma la strada è imboccata e – grazie alla volontà politica delle giunta Cenni – non sarà più possibile (almeno che non tornino le sinistre) precipitare di nuovo nel passato dal quale siamo usciti nel 2009.
Complimenti pertanto in definitiva a Susanna Camusso e alla sua capacità di leggere il nostro territorio che supera di gran lunga i suoi luogotenenti. Di oggi e soprattutto di ieri.

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