Pugi! La lana!!!
di Il Tosco

“Pugi!!! Riportagli la lana!!!”
Era il grido che noi ragazzacci si indirizzava a Silvio Pugi mentre passava da piazza Duomo col suo carretto carico di cartone, ricevendone invariabilmente in cambio una risposta che, facendo la rima, attribuiva alla nostra mamma il mestiere più antico del mondo.

Grande personaggio, il Pugi: riciclatore ante litteram, raccoglieva carta e cartone per tutta Prato andando a rivenderli per poche lire ma sbarcandoci il lunario; tanto che anche i suoi figli Giuliano e Franco continuarono l’impresa di famiglia. Quando qualcuno glielo chiedeva faceva anche il “manotrasportatore“, visto che allora c’erano tante ditte dentro la cerchia muraria o poco fuori; e leggenda vuole che durante uno di quei trasporti si appropriasse di un po’ di lana. Da qui l’invito a restituire il maltolto, che costava qualche fischio nelle orecchie delle mamme.

Ma più che altro serviva per farlo fermare, e per chiedergli a voce ancor più alta: “DISCORSO!!!”. E il più delle volte, rabbonito, Silvio dava voce alla sua ars oratoria. Ovviamente erano discorsi sconclusionati, senza capo né coda, in cui alcune parti erano ricorrenti: “Intelligenza di persona amministrativa e governativa” (riferito ovviamente a sé stesso); “Perché se lorattri fussin come noattri si sarebbe tutti uguali” (grande spirito democratico, i’ Pugi!); oppure ricostruzioni fantasiose di sue battaglie contro i tedeschi in tempo di guerra, a base di “Pum! Tà! Taratà! Bum! Loro tutti morti, e solamente io vivo! Cuccù!!!!!” Invariabilmente, dopo un finale così pirotecnico, scattava l’applauso.

Oggi personaggi del genere non ce ne sono più. In piazza, intendo. Perché su Facebook da un po’ di tempo sembra quasi che Silvio sia risorto nei panni di un Direttore Responsabile ed unico fornitore di contenuti di un blog che si pretenderebbe giornalistico. Non fosse che si sta davanti a un monitor invece di essere in una piazza del centro, sembra di sentire il grande Pugi: discorsi a vanvera, senza un significato o una logica, sgrammaticati in maniera imbarazzante, infarciti di errori che costringerebbero a ripetere l’anno anche uno scolaro delle prime classi. Come se non bastasse, ci sono anche le vignette: cambia il mezzo espressivo, ma resta intatta la misteriosità dei significati che nessuno riesce a estrapolare da un segno grafico da illustrazione di un pensierino delle elementari.

Ci sarebbe da capire chi ha urlato “DISCORSO!” al nostro; e qui il ragionamento si fa difficile, ma in fondo non tanto. Il Montanelli alla cenciaiola proviene dalle file del PSI, e si vocifera che sia alloggiato con tanto di grembiulino in una delle segrete stanze dove per tanto tempo si è deciso del bene ma più che altro del male di Prato. Da buon ex PSI è maestro nel fiutare che aria tira e mettersi col vento a favore quando cambia; tanto è vero che da posizioni di grande vicinanza con l’attuale Giunta cittadina ultimamente, forse seguendo qualche suo ex compagno di partito, si è posto in posizione critica. In particolare da qualche giorno sta attaccando la gestione del CSN e la sua Presidente, che insieme ad altri si è tirata su le maniche e sta cercando di togliere quel gioiellino pratese dalla merda in cui l’ha ficcata la precedente gestione. Perché lo fa? Ah, saperlo diceva Pazzaglia in “Quelli della notte”, interrogandosi su quanto è profondo il mare.

Ma torniamo ai giorni nostri. Non potendo chiedere al Bruno Vespa di Bachilloni (i più giovani chiedano al nonno) di riportare la lana, non resta che urlargli: “Calamai! Riportagli la tessera!!!” con ovvio riferimento a quella di giornalista, visto che uno che scrive come lui non la può tenere, sempre ammesso che ce l’abbia.

E c’è anche un altro vantaggio: stavolta la rima difficile mette al riparo le orecchie delle mamme di chi la pensa come me da eventuali risposte offensive da parte del Pugi dei nostri giorni.

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