S.O.S. ovvero al Soccorso Occorre Soccorso
di Archonymus

I sogni aiutano a viver meglio… dice un ridondante conduttore televisivo che si cimenta con il suo talk-show in orari notturni. Noi vorremmo, però, che alcuni sogni uscissero dalle tenebre della notte e si svelassero alla luce del sole; e soprattutto lo vorremmo di un sogno che se diventasse realtà rappresenterebbe certamente un miglioramento della qualità della vita di un’intera parte della città.

L’amministrazione comunale ha in progetto, per risolvere i problemi dell’importante arteria stradale chiamata “Declassata”, di realizzare nella zona del Soccorso un viadotto a 4 corsie che sostituirà il vecchio attraversamento sulla via Roma. Non vogliamo assolutamente entrare nel merito delle scelte, interramento, trincea, rilevato, sopraelevato, tutte possono allo stesso modo ottenere una ottima prospettiva di valutazione e fattibilità, pur con le dovute differenze di costi economici; in ogni caso le scelte saranno valutate dagli organi competenti e preposti a ciò con il supporto della documentazione progettuale necessaria ed esaustivamente chiara. Quello che a noi preme sottolineare è che ogni soluzione che dovesse essere scelta dovrà essere accompagnata da adeguate opere di mitigazione dell’impatto con l’abitato esistente. Infatti nessuna delle varie proposte fino ad oggi emerse è di per se autonomamente non impattante con la città che attraversa.

Partiamo da una serie di dati:

  • tutte le soluzioni permetterebbero uno scorrimento più veloce del traffico veicolare con i suoi pro ed i suoi contro;
  • alcune soluzioni risolverebbero (almeno in parte) le emissioni acustiche;
  • nessun progetto eliminerebbe totalmente le emissioni dei gas di scarico (e vi spiegheremo perché);
  • nessuna tipologia di ampliamento della sede viaria eliminerebbe automaticamente la cesura fra le parti del costruito;
  • tutte le soluzioni avrebbero bisogno di elementi di mitigazione dell’impatto visivo ed ambientale.

Esaminiamo i dati uno per uno:

Tutte le soluzioni permetterebbero uno scorrimento più veloce del traffico veicolare con i suoi pro ed i suoi contro

La maggior velocità degli automezzi, ipotizziamo tra i 50 e i 70 km/h (limite di velocità) porterebbe ad una diminuzione delle concentrazioni degli inquinanti contenuti nei gas di scarico. Inoltre lo stazionamento o la bassa velocità dei veicoli incolonnati aumenta ulteriormente tali concentrazioni.
Di contro la maggiore velocità provoca un innalzamento delle emissioni acustiche, oltre 3 decibel se si passa da 50 a 70 km/h.

Alcune soluzioni risolverebbero (almeno in parte) le emissioni acustiche

L’interramento completo con sede carrabile coperta risolverebbe quasi completamente le emissioni acustiche in atmosfera, ma non risolverebbe assolutamente il problema della trasmissione di vibrazioni attraverso le strutture ed il terreno che raggiungerebbero i fabbricati più prossimi a livello delle fondazioni, le quali trasmetteranno le medesime alle strutture verticali.
La soluzione in trincea così come quella in rilevato ed il viadotto, necessiterebbero assolutamente dell’installazione di barriere antirumore.

Nessun progetto eliminerebbe totalmente le emissioni dei gas di scarico

Come abbiamo visto le emissioni di gas di scarico diminuiscono all’aumentare della velocità dei veicoli (almeno fino ad un certo punto, per poi aumentare nuovamente per velocità superiori agli 80 km/h).
Ovviamente i gas emessi in parte si disperdono in atmosfera ed in parte (quelli più pesanti) stazionano in un ambito più basso al livello del suolo.
I venti e la stessa velocità dei veicoli facilitano la dispersione; soprattutto nel periodo invernale, con nebbia, assenza di vento e bassa pressione gli inquinanti aumentano al livello del suolo.
Questo vale per tutte le soluzioni di modifica della sede viaria “a cielo aperto”.
Per l’interramento sorge il problema dell’evacuazione dei gas di scarico dal tunnel (che sarebbe lungo circa 600 metri). Per evitare l’effetto camera a gas, l’effetto pistone provocato dai veicoli in movimento non sarebbe sufficiente e quindi di renderebbe necessaria l’installazione di ventole e/o aspiratori di fumo.
Le ventole, combinate con l’effetto pistone provocherebbero una concentrazione elevatissima di gas alle due estremità del tunnel. Gli aspiratori, se non fossero dotati di adeguate canne fumarie, la provocherebbero per tutta l’estensione del tunnel: immaginatevi quindi un bel parco verde ammorbato dai gas di scarico. Per evitare ciò i camini di ventilazione andrebbero innalzati almeno fino alla quota di 15/20 metri dal suolo… e finalmente a Prato tornerebbero a fiorir le ciminiere tanto care.

Nessuna tipologia di ampliamento della sede viaria eliminerebbe automaticamente la cesura fra le parti del costruito

Ovviamente tutte le soluzioni in elevato (terrapieno e viadotto) rientrano fra queste, così come la trincea a cielo aperto. L’interramento è quella più adatta alla ricucitura del tessuto urbano, con qualunque elemento del costruito e non: parco urbano, architetture minime di servizi ed attrezzature pubbliche, ecc.
Ma dobbiamo comunque tenere ben presenti i “camin che fumano”, che non son di poco conto.

Tutte le soluzioni avrebbero bisogno di elementi di mitigazione dell’impatto visivo ed ambientale

Come abbiamo visto tutte le soluzioni, chi più chi meno, necessitano di opere di mitigazione.
A livello ambientale, per esempio se dovesse essere scelta la tipologia interrata o in trincea, dovrebbero essere risolti importanti problemi di ordine idraulico, soprattutto le interferenze delle strutture di fondazione e verticali con la falda: è noto a tutti cosa è successo al sottopasso della Questura, soprattutto ai proprietari della palestra accanto al Museo Pecci.
Ed è proprio su queste opere che dobbiamo puntare la nostra attenzione, a prescindere dalla tipologia dell’infrastruttura: sono tali elementi che più di ogni altro renderanno compatibile con l’ambiente circostante quella che è una pura arteria stradale inserita nel tessuto urbano denso.

Quindi, qual è la nostra proposta?

Semplice: due percorsi perfettamente paralleli. Da un lato la progettazione e la realizzazione della parte “ingegneristica e tecnologica”, la nuova struttura viaria pura. Dall’altro la progettazione e la realizzazione delle opere necessarie affinché il brutto “scompaia” o venga ben “nascosto”. Senza giochi di prestigio, senza illusioni degne dei maghi televisivi. Non esistono illusioni, non esistono arti magiche, esse appartengono a lontane leggende che narrano di re, cavalieri, maghi, fate e regine. Queste storie sono a noi molto care ma le releghiamo in oniriche visioni notturne.

Esistono invece molte persone dotate di altrettante arti di straordinaria potenza che riescono a forgiare la materia piegandola ai voleri dell’uomo. Queste donne e questi uomini eccezionali hanno un nome: Progettisti. Essi governano quel “mestiere sospeso tra scienza, politica e poesia” che sottolinea un “rapporto strettissimo tra architettura, città e società”. Queste non sono le parole di un mago visionario, queste sono le parole di uno dei grandi dell’architettura mondiale: Renzo Piano.

L’architetto Piano è un grande nome del panorama mondiale, ma è uno solo. Ascoltiamone molti altri, soprattutto i giovani progettisti portatori di innovazione e freschezza di idee. Ascoltiamoli tutti e facciamo partecipare alle scelte i cittadini: sono loro i primi che beneficeranno o meno della nuova opera, sono loro che conoscono le esigenze del Soccorso, ascoltiamoli e consultiamoli per un percorso condiviso.

Ebbene, il metodo più semplice per sentire le voci di tutti gli attori non può che essere la procedura concorsuale partecipativa. Il concorso d’idee o di progettazione che sia, con una giuria composta da esperti e da cittadini, costituisce la lente d’ingrandimento capace d’individuare la soluzione più adatta, quella che meglio si potrà adattare al luogo, alle persone ed alle esigenze tecniche della viabilità stessa.

Ipotizziamo che gli studi condotti fino ad oggi e quelli che ancora dovranno essere condotti, portino quale soluzione unica la realizzazione di un rilevato con terrapieno o di un viadotto. Abbiamo visto molte immagini che rappresentano queste soluzioni. Alcune anche con “simpatici” chioschi buttati li sotto al “mostro”: sovrastati, schiacciati, pronti per divenire un “non luogo”, pronti per essere cannibalizzati dalla barbarie urbana. In attesa di quelle che potranno essere le proposte concorsuali vi diciamo che c’è dell’altro, che c’è di meglio.

Quali sono i migliori progetti? Sono quelli che vengono vissuti dalle persone, perchè la continua presenza dei cittadini fa si che gli stessi non divengano preda della “barbarie urbana”. Quindi dobbiamo fare in modo che l’ingombrante presenza dell’infrastruttura non allontani ancora di più i cittadini del Soccorso. Per impedire che questo accada, quello che potrebbe essere un “non luogo” deve essere trasformato e vissuto nell’intero arco del giorno.

Più di tante parole, preferiamo far parlare alcune immagini, affiancando ad esse didascaliche funzioni generative di un uso totale, di quanto può trovar posto sotto e di fianco al viadotto. Funzioni talmente forti ed importanti da rendere l’illusione una realtà.

Sotto l’infrastruttura un centro civico, formente voluto dai cittadini del Soccorso: un centro dedicato soprattutto ai bambini, ai giovani e agli anziani. A costituire un presidio costante anche un piccolo mercato rionale, con prodotti tipici e di filiera corta. Un luogo dove incontrarsi.

All’esterno il filo conduttore dovrà essere il verde. Giardini orizzontali e verticali nasconderanno le strutture e gli elementi di schermatura del viadotto. Tutto dovrà essere realizzato con la massima sostenibilità edilizia, non servono opere avveniristiche, servono elementi naturalistici semplici.

Crediamo inoltre e fermamente che il dialogo fra le istituzioni ed i cittadini non debba assolutamente venire meno, deve essere sollecitato da ambo le parti, senza preconcetti, senza posizioni di contrasto, senza barriere mentali e fisiche.

Una barriera esiste già ed è li in bella mostra da tanti anni, divide due parti della stessa città, dello stesso quartiere, divide le persone: è giunto il momento di farla “scomparire”.

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