Riceviamo e pubblichiamo.

Ci sono morti e morti. Quelli che scelgono di diventarlo e mettono in pratica la loro decisione per mano di una pistola, di un mix di farmaci, di una corda al collo e quelli ammazzati dallo Stato, dai giudici, dai giochi politici, dai giornalisti in cerca di scoop piu’ che di verita’ (nota: manca la massoneria… come indicarla senza essere troppo espliciti?). E poco importa se colpiscono con articoli di codice penale o con titoli d’effetto sulle prime pagine dei giornali. Quello che ammazza davvero, quella lama invisibile che entra nella carne  fino a far uscire cellula dopo cellula fino ad arrivare all’Anima è l’accanimento, la volonta’ di distruggere la parte profonda dell’essere, annientarlo con la ferocia inaudita di chi ti ha riconosciuto “diverso”. Diverso da quel mondo che è costruito su compromessi, patti di titanio, d’acciao, di pratiche meschine e corrotte. Diverso perchè non sei uomo nelle mani di alcuno. Diverso perchè inattaccabile, diverso perchè non ricattabile. E allora quell’ombra si costruisce: a tavolino, studiata nei particolari cercando di colpire dove si puo’ trovare un piccolo granello e farlo diventare pesante come un macigno. Gia’… un macigno, lo stesso che userebbe chi decide di morire gettandosi nelle acque del mare. Uccidere rimane uccidere , in tutto il suo significato, in tutta la sue essenza. Che si scelga per sè o per gli altri. Di morti cosi’ ne ho conosciuti, ne ho visti ed ho imparato a riconoscerli, a sentire le loro grida di dolore. Morto non è solo colui che sta a terra in una pozza di sangue o impiccato ad un albero. Morto è anche colui che si trova espropriato della propria dignità. Quello è un urlo silenzioso e dignitoso di un uomo lasciato solo da chi credeva amico, da quegli uomini in giacca e cravatta abituati alle poltrone, agli intrighi, alle stanze dei Palazzi. Ho conosciuto anche mandanti ed esecutori materiali di quelle efferatezze: hanno l’odore di chi ha sempre manovrato i fili di burattini e marionette che avevano per le mani, abituati a sentire il battere secco di mani e teste di legno, mai quello del battito di un cuore. Hanno anche complici e fiancheggiatori: facce che di solito incontri nelle piazze. Li c’è tutta la loro contraddizione ideologica e la puoi carpire, quasi toccare con mano in quei loro slogan in quelle loro bandiere, che da una parte invocano solidarieta’ per chi si suicida perché ha perso tutto e dall’altra uccidono con le parole, sbeffeggiando, deridendo l’imprenditore che per mille ragioni, ha visto sfumare il suo lavoro. Io non voglio stare dalla parte di chi uccide, io non voglio stare dalla parte di chi dichiara morte a chi è scomodo solo perché opera con lealtà e lontano dal consolidato sistema. La mia scelta l’ho fatta tanto tempo fa e oggi è piu’ forte di prima. Io voglio stare dalla parte di un Uomo. Io quell’Uomo l’ho conosciuto, gli ho stretto la mano. Si chiama Roberto Cenni ed è il mio Sindaco. Oggi non ci sto a vederlo morto civile perché Prato e l’intera societa’ ha ancora bisogno di lui. Di un Uomo come lui.

Una Concittadina

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