La stanza di Antonella    di Antonella Sarno

I quotidiani non andrebbero mai letti al mattino presto, tra la brioche e il caffè. E’ il momento in cui siamo più indifesi. Per certe news ci vuole il pomeriggio tardi, quando certi ormoni sono in giro a stimolare l’autodifesa. Solo in questo modo si possono avere tempi di reazione certi, commentare con la dovuta indifferenza e lasciare andare la notizia nel dimenticatoio per non farsi rovinare un’altra giornata. Questa volta niente spread, pareggi di bilancio o nuove gabelle. L’argomento qui è sottilmente privato, il privato di un mondo che gioca a nascondersi dal gossip un po’, ma neanche tanto. Gioca, e vince sempre. Sembra immortale, ma corre sempre più il rischio di evaporare, come tutti i mondi effimeri prima o poi sono costretti a fare.

Giovedì sera l’onorevole era a teatro, per godere le note del suo nuovo amore fresco di anni, leggiadra bellezza e superlativa bravura. E a noi questo ci fa incazzare più delle tasse.

Se stessi scrivendo con l’inchiostro il suo colore sarebbe verde ramarro, il colore classico dell’invidia che peraltro non sta bene su nulla e non dona a nessuno .Ma il vecchio vizio spregevole dei mediocri e dei frustrati che è sempre stato stimato come indegno e si merita a ragione di stare al secondo piano dell’inferno qui diventa rispettabile. Ha così tante ragioni di umanità da diventare una virtù. Scrivo su una vecchia tastiera che ogni tanto s’incanta e si rifiuta con ostinazione di collaborare. Stasera invece anche lei condivide la mia rabbia e mi conforta con un lavoro ottimale e spedito. Anche lei è d’accordo.

Segno che non sono in piena malafede e son qui a reclamare solo un diritto essenziale, universalmente condiviso. Questo nostro tempo ci sta negando il diritto all’amore: non lo sappiamo più fare, inventare, immaginare perché sappiamo vivere solo stati negativi. Il primo, quello perverso che genera tutti gli altri, è l’ansia. L’ IMU, l’aumento della benzina, il caro carrello, le agenzie di rating, le pensioni che non avremo mai. Eppure non eravamo programmati per questo, la natura ci aveva scelto per rinnovarsi. Ci stimolava ad un gioco meraviglioso di sguardi e passioni per trovare attraverso di noi ogni volta una stagione nuova. Per questo siamo stati creati: per soddisfare bisogni naturali di serenità e bellezza. Invece non ci è più concessa la fortuna di una vita normale e riusciamo solo a sviluppare passioni riprovevoli, ignobili e degradanti. Tristi inclinazioni che non sapevamo nemmeno di avere. Perché onorevole, noi non abbiamo più diritto alla felicità che lei esibisce con orgoglio in prima fila? Perché ci tocca assistere ai caroselli amorosi, suoi e dei suoi onorevoli colleghi, con l’impotenza della vita agra, difficile nel quotidiano degli affetti, del lavoro, dei rapporti umani? Noi non riusciamo a fare all’amore con amore, onorevole, lo facciamo con rabbia pensando a lei, a quelli come lei che dobbiamo mantenere e questo pensiero ci avvelena, e avvelena anche quella piccola frazione di futuro incerto che ci è rimasta. Il nostro umore è quello del condannato al miglio verde. Non abbiamo più nulla da investire, nemmeno nei nostri sentimenti più autentici. Noi ci stiamo convincendo che in questo posto non ci potremmo innamorare più di nulla. E forse ce ne andremo via, come tutti quelli che si cercano un luogo onesto per vivere senza rinunciare ai valori assoluti e inviolabili che rendono la vita degna.

Privatamente, per motivi suoi, lei è venuto a Prato. Se anche i suoi interessi erano altri è stato costretto ad ascoltare problemi e speranze di una città martoriata dalla crisi e dalle incognite interne. Una città che non può permettersi di aspettare oltre. Riporti a Roma queste urgenze, onorevole, e saggiamente le ripensi tutte. Come ha visto facciamo ancora sogni a colori: a Prato il bianco e nero è solo il colore che dà virtuosa meraviglia ai tasti del pianoforte. E qualche volta, ma sempre più raramente, è ancora un classico pied de poule peso cappotto , orgogliosamente in pura lana IWS .

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