Bordello
di Bastian Contrario

“Ahi serva Italia, di dolore ostello
Nave sanza nocchiero in gran tempesta
Non donna di province, ma bordello”
(Purgatorio, VI, 76-78)

In Italia sta saltando per aria il sistema dei partiti politici. Amici, compagni, camerati,  fratelli in Cristo, indipendentisti del grande nord e del grande sud, residui nostalgici della lotta perpetua e vecchi arnesi della dottrina dell’inciucio, del magna-magna, del fottisterio, quaresimalisti e piagnoni, predicatori delle pubbliche virtù e praticanti discreti dei vizi privati,  sono tutti, nessuno escluso, a novanta gradi. La gente ha fatto propria la filosofia grillesca e li sta mandando ovunque “a fare in culo” a suon di voti. Bisogna, comunque, riconoscere ai partiti politici italiani il merito di aver fatto tutto, o quasi, da soli: fra “compagni che sbagliano” e “giuda traditori” hanno realizzato un quadro chiarissimo della situazione che, da un estremo all’altro dell’arco delle forze politiche rappresentate in parlamento, si caratterizza per i bagliori d’un color marrone che non ricorda quello della cioccolata.

E a Prato? A Prato succede né più né meno quello che sta succedendo in tutta Italia, da Cuneo a Canicattì. La disperazione dei faraoncini in sedicesimo è totale. Non sanno, alle prossime elezioni, a quale santo raccomandarsi. I vassalli del PD con la elle e quelli del PD senza la elle sono nella confusione totale e il loro incubo è uno solo: come si presenteranno, nel 2013, quando ci saranno le prossime elezioni politiche?

Avanzeranno in branco, come cani perduti senza collare o ciascuno tenterà di aprirsi un varco in un’armata brancaleone dell’antipolitica riciclandosi come paladini del nuovo, garanti d’un rinnovamento di cui si potrebbe dire, come della signora dalle belle ciglia, “tutti lo vogliono e nessuno lo piglia”?

E chi lo sa? Forse non lo sanno neanche loro. Sarà per questo che a Prato gli orfani del patto di titanio, oggi che hanno fatto la terribile scoperta che non c’è nessuna eredità,  stanno cominciando a dare i numeri?

In casa Pd, per esempio, fanno finta di nulla quando gli si sbatte in faccia l’indagine dell’antitrust che scopre impietosamente il velo che nascondeva le marachelle leggermente incostituzionali dei dirigenti delle società partecipate dirette e governate dai loro nominati, e continuano ad arrampicarsi sul pulpito da savonarola avvinazzato ribiascicando la solita tiritèra sulle dimissioni di un sindaco che è riuscito a fare, a cominciare dalla trasparenza del bilancio, in meno di tre anni più di quanto han fatto tutti i loro sindaci messi insieme in sessantatré anni di inciucio alla pratese, altrimenti detto “patto di titanio”.  Dall’altra parte il PD con la elle non trova niente di meglio da fare che dividersi in due (almeno per ora, ma non mettiamo limiti alla provvidenza) fazioni contrapposte, cenniani da una parte e anticenniani dall’altra. Nel PD con la elle, infatti, conviene ricordarsi che hanno trovato albergo anche quanti, all’epoca del patto di titanio, erano maestri nella spartizione di prebende, uffizi, poltrone, seggiole, sgabelli e strapuntini per tutti. Quelli che nelle ultime elezioni eran dell’idea che “bisognava andarci vicino senza tuttavia vincere” affinché tutto continuasse come prima e meglio di prima. E questi PD con la elle sono, ovviamente, più anticenniani di quei PD senza la elle, ai quali fanno concorrenza nel tentativo di segare le gambe al sindaco Cenni.

La vittoria di Cenni li ha lasciati tutti sbigottiti, dall’una e dall’altra parte, inutile far finta di non saperlo. Lo sanno anche i gatti. Cenni, rompendo gli equilibri dello storico patto di titanio, ha rotto anche i coglioni a quanti, avendo già in tasca il manuale Cencelli in versione bisentina, hanno dovuto rimetterlo nel cassetto aspettando tempi migliori, ovvero il 2014, per non rifare lo stesso sbaglio del 2009.

Ma i tempi stanno rapidamente cambiando e c’è il rischio che il voto del 2014 riserbi una sorpresa, se possibile, anche più amara di quella del 2009. Questo perché, in mezzo, c’è un 2013 ancora più drammatico che rischia di veder correre alle elezioni politiche brandelli di un PD, con la elle e senza la elle che sia, che non sarà più in grado di garantire nessun seggio né alla camera né al senato ai soliti giocatori di lotteria ai quali piace vincere facile.

E allora? E allora è un gran bordello. Un bordello che può essere sgangherato e triste quanto si vuole ma che sempre un bordello resta. E in un bordello la sola arte che si può praticare è una sola: quella del puttanesimo.
Sarà bene farci l’abitudine sin d’ora, dunque, perché di puttanate ne dovremo veder parecchie da qui al 2014.

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