La Stanza di Antonella  di Antonella Sarno

Degli studi di storia, visti i lontani anni della scuola, mi sfuggono oramai tante cose; e difficilmente colloco le giuste date agli eventi corrispondenti. Tante altre invece sono rimaste incomprese esattamente come allora. Ad esempio i motivi di tante guerre, che non capii in quei tempi e che sono rimasti tuttora ignoti. E poi gli esili, e i tradimenti, e le disgrazie politiche delle quali non ho mai inteso la mano. Amica o nemica.Una cosa ricordo: per eventi cruenti, per incapacità politiche, distrazioni o errate valutazione dei fatti si verificarono sempre crolli di grandi economie. Addirittura in qualche caso si ebbe la perdita d’intere identità nazionali che da allora non si risollevarono e furono costrette a un destino di miseria e di sottosviluppo, che purtroppo dura tuttora.

Un declino, infatti, esige molte cause per mettersi in atto. Esige la sovrapposizione di fatti, la loro perfetta sinergia. Il mio pensiero, leggendo quei vecchi libri, era sempre lo stesso. Bastava che una sola situazione, un solo elemento non si fosse realizzato in quell’opportuno momento e il piano si sarebbe invalidato da sé.

Per la nostra città le cose sono andate nello stesso modo. Un momento economico difficile, una politica troppo piccola per considerare i grandi mutamenti e impreparata ad un loro serio confronto, piani di sviluppo inadeguati e senza ampiezza di prospettive, i tanti troppi interessi privati. Anche per noi quindi ecco il declino, la sovrapposizione di circostanze negative che nessuno ha saputo prevedere, contenere ed evitare. Una sola voce critica sarebbe stata sufficiente. Si tratta di quel coefficiente decisivo che come dicevo se mancante rallenta lo svolgimento delle cose e nel lungo termine può fermare il disastro. Non servono affatto i grandi gesti, servono invece le idee semplici e geniali, le sole utili a riavviare le piccole economie, e a riassicurare il futuro. Basta appena una buona intuizione per fermare un processo che altrimenti sarebbe destinato a fine certa.

Ecco perché non ho capito (o meglio per capire ho capito benissimo!) la stretta della regione alla proposta del Sindaco per la creazione di un polo oncologico nell’area dell’ex Misericordia e Dolce, di prossima dismissione.

Ci sono tutti i motivi per approvarla: dal risparmio economico, alle prospettive di sviluppo, alla ricostruzione di immagine per una città martoriata e offesa da troppi problemi. Che cosa può togliere questa illuminata novità alla Grande Firenze che ha già abbastanza e alla quale dovremmo smettere definitivamente di pagare tributi di servilismo? Questa eventualità è necessaria ed essenziale per la nostra città. E il sindaco oggi lo ha confermato portando in visione l’elemento utile, il motivo di svolta, lo scatto d’orgoglio che da solo può originare un rilancio positivo. Ecco allora che la mancata attuazione di questa buona proposta mette in atto quella nefasta e perfetta sinergia che, come dicevamo, può originare il crollo. Siamo sempre stati motivo di disinteresse, anche quando viaggiavamo su binari sicuri che portavano bene a tutti; continuiamo ad esserlo, perché evidentemente certe menti miopi non hanno capito che le liti di confine non portan mai bene, proprio perché si svolgono al limite e interessano spazi troppo vicini per non esser comuni.

Permettetemi quindi di essere critica. Permettetemi di essere caustica. Perché non solo sono a dubitare della buona fede, ma anche delle reali capacità di certi amministratori. E non possono essere solo questioni di appartenenza politica. E’ solo mancanza di senso pratico, di lungimiranza. E’ mancanza di buon senso. Perché la disfatta alla fine è sempre di tutti. Vediamo che ogni legittima richiesta della città per evitarsi la fine viene rigettata come superflua: è chiaro quindi che per Prato non ci saranno appelli e che siamo destinati grazie a un sistema di taciti, consapevoli e interessati accordi, all’oblio.

Una cosa l’ho imparata: dalle logiche perverse della storia si salva solo l’eroe.

Anche quando tutto è perduto il suo coraggio, la sua volontà, la sua fedeltà all’ideale superano sempre tutte le vicende. Perciò la sua immagine va sempre oltre, diventa icona senza tempo, e sarà sempre un’eredità positiva per quelli che verranno dopo. Nessun dubbio. L’impero Inca fu sconfitto, ma Atahualpa sarà sempre più simpatico di Pizarro.

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