Lo scrittore Edoardo Nesi

Son proprio tempi difficili per chi tiene famiglia. Una semplice semplice è sempre più difficile da campare, e con una allargata c’è il caso di ritrovarsi dissanguato. Anche quelle storiche e bene in vista della migliore società, in questo nostro mondo complicato, possono finire per metterti in imbarazzo.Perciò al famoso scrittore Nesi, nonché Assessore alla Cultura della Provincia di Prato, nonché sottinteso candidato alle prossime elezioni, va tutta la nostra solidarietà. Dopo aver riempito romanzi di età finite e di poveri cristi annientati dalla globalizzazione non gli doveva capitare che il babbo e lo zio gli affittassero i capannoni ai soliti cinesi fuori regola.

Perché il danno d’immagine dopo tanto esercizio moralizzatore non è da poco.

Potremmo provare a consolarlo col vecchio detto che in ogni famiglia c’è l’acquaio, se gli basta. Oppure potremmo far nostra la sua tesi, che i capannoni purtroppo non son sua. E questo ci fa intendere molto sul perché si sia scelto il mestiere dello scrittore. Anche per questo comunque gli va tutta la nostra simpatica benevolenza. Descrivere la società e metterne in luce le contraddizioni non è certo congeniale quando le contraddizioni ce le hai proprio in casa. E scrivere di giustizia ed equità sociale ,in questo momento gli deve certamente costare il doppio.

Vista l’impossibilità a dissimulare, la notizia oggi era su tutti i quotidiani, il sistema più vantaggioso sarebbe stato dissociarsi e metter più distanza possibile tra la sua persona e quell’accaduto invadente che scotta come una patata, proprio mentre la politica è in riorganizzazione e l’elettorato è sempre più avaro di consensi.

Del resto ognuno di noi può vantare tra i parenti una pecora nera ,e lo avremmo compreso .Anche a noi è capitato di dover mettere in pratica il metodo socialmente consolidato, e sempre utilissimo della tenuta a distanza. E invece l’assessore scrittore multi-premiato Nesi ci ha lasciato senza parole, giustificando una attitudine alla quale davvero non eravamo più abituati.

I suoi scritti ci avevano avviati al libero pensiero, all’agire controcorrente. Del resto dopo il ’68, la contestazione giovanile e la primavera di Praga, credevamo concluso il banalissimo e usurato conformismo in ogni ambito del sociale. Dopo aver letto Moravia credevamo di esserci liberati definitivamente dal senso comune ,e di averlo cassato come uno dei peggiori sistemi di atteggiamento morale.

Così fanno tutti, ha detto, e a noi ci è venuto più di un pensiero. Questa comoda e pragmatica linea di condotta infatti resta confinata nell’ambito delle opinioni. Lontana da ogni sano tentativo di risolvere i problemi con un impegno razionale. Molto più facile, ma spesso per nulla innovativa o intelligente. E quindi mai da sottovalutare per la pericolosità.

E poi….ma non eravamo già di là dal cambiamento, vuoi vedere che si torna indietro e questa è la prospettiva Nesi per guardare al futuro? E se diventasse sindaco giustificherebbe così tutte le azioni della sua politica?

Ci sarebbe da starne freschi anche d’estate, considerando soprattutto come si è mosso finora tutto il panorama al quale siamo debitori di questo onorevole stato di cose.

Probabile che si sia scelto questo accomodante sistema per far passare inosservata una piccola imperfezione familiare ,giustificandola per affetto e bonaria comprensione. Amore filiale insomma.

Ma è più ammissibile che la questione riguardi invece il vizio tutto umano di esser fedeli solo alla convenienza. Anche questo un difetto tutto di famiglia. Famiglia di mercanti più che di intellettuali, ai quali come sappiamo il ricavo fa sempre mutare d’accento e di pensiero. Del resto anche le fedi dogmatiche hanno fatto il loro tempo ,e val bene adeguarsi ai cambiamenti secondo il sentire comune ,che fa tanto moda e non scontenta nessuno.

“Così fan tutte ” è l’opera comica di Mozart su libretto di Lorenzo da Ponte, che intendeva dimostrare come le donne al’occorrenza son tutte puttane. « È la fede delle femmine come l’Araba fenice: che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa!». Considerazione quasi filosofica, valida per molti altri generi, dal letterario passando per il religioso fino naturalmente al politico.

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