In questi giorni abbiamo letto molto, sia sui giornali cittadini che in varie note on-line, sul problema della cura della fauna selvatica in difficoltà. E’ ovvio che il Centro di Scienze Naturali di Galceti, che io rappresento, visto il ruolo che ha ricoperto in questo ambito per svariati anni è stato tirato in ballo tutte le volte. Mi sembra opportuno a questo punto, per correttezza e precisione, chiarire la nostra posizione su questo spinoso argomento. Il recupero della fauna selvatica come tutti sanno è di competenza provinciale, e per questo servizio vista l’indisponibilità di Galceti per le note vicende (nel merito delle quali, per ovvi motivi, non entrerò vista l’indagine tuttora in corso), la provincia di Prato si è avvalsa di strutture idonee in altre province e dell’aiuto indispensabile della Polizia Provinciale (competente in materia), oltre che delle GAV o di altri volontari tipo il WWF. Condivido le preoccupazioni e le difficoltà espresse dalle guardie WWF e dalle Gav, e questo perché anche noi, come CSN, riceviamo decine di telefonate giornaliere di persone che segnalano animali in difficoltà, occupando i nostri operatori a smistare le telefonate ai numeri di competenza o dando informazioni generali su come comportarsi. Si perché il vero problema è l’informazione. Non si può pretendere che il cittadino che non è del settore, sappia che per gli animali domestici in difficoltà la competenza è del Comune, per quelli selvatici la Provincia e per le tartarughe la Forestale e via dicendo (burocratiche complicazioni, rovina perenne di questo paese…); vi sono poi dei rischi che ognuno si prende trattando un animale in difficoltà, esattamente come soccorrendo un ferito per strada dopo un incidente stradale. Troppo spesso, per generosità o in perfetta buona fede, si possono avere conseguenze per nulla simpatiche, oltre a danneggiare involontariamente il ferito in questione, trasformando quindi in una beffa una buona azione dettata da grande umanità e senso civico.
Questo mio scritto non vuole assolutamente criticare l’operato di nessuno né tantomeno generare ulteriori lamentele, seppur giuste; ma vuole aprire un dialogo costruttivo e concretizzarsi con una proposta a mio modo di vedere fattibile e concreta. Inutile negare che tutti gli attori in questione operano in grande difficoltà e nell’incomprensione generale di chi crede ci sia un totale disinteresse sul problema. Con la dismissione che pare imminente delle province, inoltre, chi e cosa affronterà questo problema e con quali mezzi? Secondo il mio modesto parere non possiamo continuare a mettere “pezze” riparatrici ma, come ogni buon amministratore dovrebbe fare, affrontare tutti insieme il problema e prevedere, con azioni a medio e lungo periodo, possibili soluzioni. Visto che il CSN rimane comunque un punto di riferimento conosciuto per l’accoglienza degli animali in difficoltà (tutti), perché non creare qui una sorta di numero unico stile 118, dove operatori preparati informano sul da farsi e, supportati da una rete formata da tutti gli operatori del settore (polizia provinciale, guardie volontarie e volontari in genere), che con mezzi idonei ed a norma possono soccorrere e portare gli animali feriti nelle strutture attrezzate ed autorizzate e magari, con la collaborazione dell’Ordine dei Veterinari, creare un punto di primo soccorso e raccolta. Un esempio simile esiste già: “SOS cani e gatti”, attivato dal comune di Prato, e sta dando risultati eccellenti riconosciuti anche dalla Regione Toscana. Già un anno fa presentai questo progetto alla Provincia (Marzo 2011) in una riunione con le province di Livorno e Pistoia, e dopo aver parlato con il Presidente dell’Ordine dei Veterinari di Prato e Firenze. Siamo tutti consapevoli della difficoltà di reperire finanziamenti e coperture economiche, ma ripeterò fino alla nausea che questi non si superano se non facendo rete e convogliando le poche risorse disponibili in un progetto unico estendibile a tutta la regione (il cui apporto in tal senso risulta indispensabile). Si poterebbe inoltre coinvolgere anche l’università di veterinaria di Pisa, che formerebbe così “sul campo” veterinari esperti non solo di animali domestici, creando così una rete virtuosa nel pieno rispetto delle regole e delle complicate normative vigenti in materia. Informando tramite operatori e volontari formati “ad hoc”, si può evitare anche stress ed inutili danni alla fauna selvatica, segnalando al cittadino le procedure da seguire e i modi di comportamento, favorendo e facilitando in tal modo il complicato compito di chi effettua materialmente il recupero. Noi ci siamo e ci saremo sempre per chi vuole costruire, insieme, progetti che coinvolgano tutti i servizi di competenza, nell’ottica dell’ottimizzazione delle risorse e nella ricerca, senza polemiche o inutili recriminazioni, di una reale soluzione ai problemi che, ricordiamo, siamo chiamati a risolvere.

Pamela Bicchi
Presidente Fondazione CSN

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