Riceviamo e pubblichiamo.

Mi sembra doveroso fare delle puntualizzazioni per quello che concerne la vicenda del mio tirocinio, soprattutto alla luce di alcuni commenti apparsi in rete che disegnerebbero dietro la situazione scenari oscuri o chissà cosa. Risponderò, come è giusto che sia, mettendoci la mia faccia e il nome dell’associazione, come sempre. La prima cosa da dire è che non è vero – come affermato da Il Fatto Quotidiano – che mi hanno “cacciato”, non l’ho mai detto e loro non mi hanno mai contattato per chiedermelo. Vi chiedo di prestare fede al pezzo del Corriere Fiorentino che è invece molto preciso e puntale nella definizione dei fatti. Io ho finito il mio tirocinio universitario obbligatorio per l’assegnazione di 6 crediti formativi a fine Maggio, dopo 150 ore di prestazioni. Ho scelto di farlo nel mio Comune e di seguire l’attività istituzionale di un Gruppo Consiliare, quello del PD. Per chi conosce Libertà E’ Partecipazione (l’associazione in cui milito e di cui sono portavoce) sa che da tre anni facciamo opposizione all’amministrazione comunale, spesso anche duramente; non ho quindi sfruttato la posizione di tirocinante (chissà poi per fare cosa) per fare politica o esternazioni, dato che tutte le nostre dichiarazioni o iniziative sono state pubbliche e sempre in riferimento a ciò che succedeva e succede in città, ovviamente anch’esso di pubblico dominio. Torno ai fatti. Durante il tirocinio, mi facevano sapere tramite il mio tutor, che dovevo astenermi dal commentare e articolare critiche nei confronti dell’amministrazione comunale. Non è stata una bella situazione, perché le ripercussioni dei miei comportamenti e delle mie esternazioni non ricadevano solo su di me ma anche su chi con me lavorava in Comune, creando ovviamente momenti di tensione e malumori. Non ho ascoltato questi consigli, mi sembra ovvio. Alle uscite non “gradite” seguivano richiami – inizialmente informali e mai direttamente da parte dei membri della giunta o di consiglieri di maggioranza, ma subdolamente, come ho già detto, attraverso i dipendenti con cui collaboravo – che ostacolavano non il mio tirocinio, ma il libero e sereno svolgimento della mia attività politica. Poi siamo arrivati ai richiami formali, con tanto di firma e bollo comunale, attraverso una lettera recapitata alla referente dei tirocini per Scienze Politiche (la Facoltà che frequento). La professoressa, molto amareggiata e perplessa, mi ha riportato il contenuto della missiva dove vi era scritto chiaramente che “nonostante i continui richiami continuavo ad esprimere giudizi e commenti contro l’amministrazione comunale”, che scrivevo contro di loro nei “social-network e sul giornale con cui collaboravo” ma che dove purtroppo, per chi ha redatto la lettera, non scrivo un pezzo ormai da più di quattro mesi. Si diceva che il mio comportamento e la mia posizione si configurava nel quadro di un “conflitto d’interesse”. Mi vien da ridere. Sicuramente, poi, non avrei mai potuto proporre al giornale un articolo contro il sindaco o chi per lui, mi avrebbero preso per scemo (questa è anche una calunnia quindi). La firma della lettera è quella del dott. Ducceschi, identificato come il mio “tutor aziendale”. Da parte mia, nonostante non mi sono mai sentito di seguire queste direttive, mi sono astenuto dal firmare comunicati stampa o esternazioni con la mia associazione per tutta la seconda parte del tirocinio ed ovviamente, mai e poi mai ho mandato dichiarazioni durante le ore in cui mi trovavo presso Palazzo Comunale. Non sono stato io a contattare il Corriere Fiorentino ma ho ricevuto la richiesta di un incontro da parte del loro collaboratore che voleva farmi delle domande concernenti la situazione che si era venuta a creare, a lui nota perché riportata da alcuni dipendenti comunali di cui naturalmente non mi ha detto niente di più. Il resto è cronaca di questi giorni e di oggi su “Il Fatto”, che mai mi ha contattato e che ha riportato – in alcuni tratti in modo assolutamente errato – i fatti, conditi da loro considerazioni avvenute se ben ricordo anche in un’altra circostanza. Devo ammettere che mi sono divertito a leggere certi commenti su improbabili e oscuri scenari riguardanti questa situazione, espressi in modo deciso dall’universo grillino vicino al sindaco (a Prato pare ci siano due movimenti diversi), che addirittura auspicherebbero ulteriori interventi nei miei confronti.

Non ho la certezza che il sindaco fosse a conoscenza della situazione, ma in quanto rappresentante istituzionale dell’ente è normale che le responsabilità cadano anche su di lui.

Sono contento che sia venuta alla luce questa situazione e continuo a ripetere che ne io, ne l’associazione di cui faccio parte, ci faremo intimidire da questi comportamenti. Saremo sempre pronti a denunciare il modello di gestione aziendale della cosa pubblica; non ci piegheremo al ricatto, un destino a cui peraltro già siamo condannati vivendo la condizione di precari nelle università, nel lavoro e nella vita. Mi piacerebbe dimostrare che anche a 24 anni si può far valere i propri diritti, senza paura. Un tirocinio non sospende le libertà fondamentali, tra cui il diritto di critica e di espressione. Ci vogliono ricattabili ma ci avranno sempre indisponibili.

Diego Blasi
Portavoce Assemblea Libertà E’ Partecipazione in rete con TILT!

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