La notizia è risuonata come la deflagrazione di una bomba: Edoardo Nesi si è dimesso dall’assessorato della cultura della provincia di Prato. Ho un’amicizia sentita e un’immensa stima di Edoardo per come sa descrivere meravigliosamente le miserie umane pratesi e per quel suo leggere e capire i grandi autori contemporanei pur rimanendo il ragazzo di sempre, pronto a uscire dal corteo del Corteggio storico per salutarmi calorosamente e scambiare due chiacchiere. Lo ammiro per aver saputo elevarsi e realizzarsi nel suo sogno pur rimanendo sempre ben ancorato al territorio e alla nostra Prato, e mi lasciò sconcertato la sua decisione di entrare in quel gioco di matrioske clientelari che può diventare la politica oggi. Non ero contento della sua scelta, se non altro perché rischiava di ritrovarsi catapultato nell’archetipo mitologico di Crono che divora i suoi figli.Forse adesso Edoardo si è reso conto di essere stato solo la copertina attraente della inetta classe dirigente che regge la nostra provincia, e ha agito di conseguenza operando una svolta. La svolta. Una parola che tante nullità elevate a ranghi di protagonisti non trovano più neppure nei vocabolari della propria coscienza, e che richiede un coraggio non indifferente per essere messa in pratica.

Questa mossa di Edoardo ha innescato una serie di commenti, anche ferocemente ironici, da parte anche e soprattutto di quei “compagnucci” di mezza tacca che facevano a gara a farsi fotografare con lui, novello premio Strega, forse nella speranza di ammantarsi di riflesso della sua gloria. Una volta ci si sarebbe appellati ai misteri della psiche umana; ma in epoca di smarrimento di questo coacervo costituito dalla sinistra pratese, ancora mi domando cosa credevano di fare Gestri & Co. offrendo l’assessorato alla cultura a una persona di grande levatura ma proprio per questo alieno alle meschine logiche partitocratiche e alle direttive che giungono dall’alto. Forse si è voluto dare un segno di rinnovamento offrendo l’immagine scintillante e il prestigio di una persona accademicamente colta e fuori da determinati schemi, magari per distinguersi dalla vetusta ovvietà di certi candidati e per riportare la gente a credere in un volto pulito della politica.

Ma queste attese sono state in qualche modo tradite dalla defezione di Edoardo, che è diventato quindi un bersaglio. E proprio qui casca l’asino: la sua scelta ha strappato la maschera di ipocrisia alla sinistra pratese, che in maniera isterica si è affrettata a dissociarsi dal fu assessore alla cultura liquidandolo con parole sprezzanti, come si usa per un ex che non abbiamo mai amato. Tutti si uniscono al coro delle grezze contumelie molto facili da sparare, quando invece sarebbe opportuno che i vari pensatoi e le fucine della teoria si adoperassero con impegno per spiegare ai cittadini tutti gli sperperi di denaro pubblico perpetrati dalla Provincia, partendo dai soldi spesi inutilmente per la figura del direttore generale, passando per l’aumento delle aliquote della RC Auto a danno dei cittadini, per finire ai soliti litigi tanto più aspri quanto basati sul rischio che qualcuno vada davvero a scoprire le carte del vergognoso progetto Creaf.

Per questo dico apertamente BRAVO a Edoardo e alla sua scelta, consigliandolo di lasciarsi alle spalle tutte le critiche cattive di certa gente. Non fanno altro che confermare l’impressione che ci danno di loro, e a mostrarceli come esempi esecrabili del successo di chi ricorre alle scorciatoie clientelari e scende volentieri a patti con l’illecito consegnandosi festosamente all’illegalità, mantenendo stampata sul volto l’odiosa immagine della superiorità e della specialità dei furbi rispetto alla noiosa, sfigata normalità degli onesti.

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