E’ diventata famosa questa frase, che papa Pio VII rivolse a un prepotente generale napoleonico che gli intimava di consegnare all’Impero i territori pontifici. Una strana similitudine si ripresenta oggi con il progettato accorpamento di Prato nella futura Città Metropolitana di Firenze. Eh si, siamo diventati metropolitani! Ma mentre tutta la cittadinanza si indigna, ecco all’improvviso che certe maschere da teatro greco cadono per mostrare il vero volto degli attori di questa ignominiosa commedia recitata dalla sinistra nostrale, che non sa imporsi e affrancarsi da quella matrigna onnipotente della segreteria regionale, autrice di mail e suggerimenti coercitivi.

E’ una sinergia con il postulato ideologico di talune persone, come il presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci. Una guest-star che si è fatto re senza corona, la faccia istituzionale che ben rappresenta vizi, miserie, mediocrità e mascalzonaggine di questa sinistra toscana. Che è ricca di questi mediocri personaggi da operetta che calzano di volta in volta i panni del bugiardo assoluto, del ricattatore, dell’infido, del vigliacco, dell’ottuso, del prepotente, del dirigente delle partecipate, dell’inadeguato, ognuno preso per l’ottima interpretazione di una di queste caratteristiche. E non mancano i soggetti come la presidente della provincia pistoiese Federica Fratoni, che subito si è affrettata a riconoscere la nuova entità metropolitana; anzi ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta, però verrebbe meno quella sintesi esemplare che non soltanto fa da bignami nell’esplorazione della lotta popolare alle vessazioni cui stiamo assistendo, ma illumina una caratteristica essenziale delle “virtù” elencate prima: non si tratta solo difetti personali, ma il prodotto di un universo ideologico ed economico che li esige, li presuppone e li deve mantenere ancora in sella.

A Prato i primi commenti dell’intellighenzia della sinistra cittadina sono stati di un inespressività patente, infarcita solo di supercazzole che farebbero la felicità di un film dei Vanzina. Difatti si proclama che ormai il dado è tratto, e si chiede che Prato mostri dignità nel porsi come protagonista per  presiedere il tavolo preparatorio del futuro assetto della Città Metropolitana. Discorsi privi di senso logico in arrampicata libera sugli specchi, con lo scopo di far ingerire per via orale questa grossa supposta preparata e avallata con la complicità degli stessi compagni più titolati. E allora cos’altro rimane da fare a questi “aiutanti di campo” improvvisati, promossi senza mai esporsi in nessuna battaglia per la città, che tentano di indirizzare il malcontento e farlo virare su revanscismo e sciovinismo, insomma su tutta la paccottiglia di rancori campanilistici e di retorica regressiva? Niente, se non attaccare chi si può attaccare, ossia il comune di Prato reo di non essersi piegato al diktat ministeriale.

E dire che erano i bramini dell’area metropolitana: invece eccoli qua a sparar cazzate mentre scivolano nel precipizio dell’oblio politico sospinti dalla frustrazione e dallo sconforto dei cittadini per lo scippo ricevuto. Ecco perché quando ho sentito i turiboli fermarsi sgomenti sul nulla e fumigare a vuoto ho avuto un senso di disgusto verso questi pusillanimi che chiudono la stalla quando i buoi sono scappati, per di più dando la colpa al fattore!

Per la prima volta in molti mesi ho visto serpeggiare la consapevolezza di chi ha ceduto senza resistenze e anzi con fede assolutamente cieca, l’incamminarsi in una strada precedentemente segnata dal governatore Rossi, sventolando bandiera bianca di fronte a un mix di ideologismi, di interessi locali altrui, di strategie politiche antidemocratiche imposte sotto forma di necessità convenienti per tutti. Sono loro i primi che ci dileggiano e non hanno ancora capito il senso della protesta spontanea e popolare che non è “politica di parte” ma inalienabile diritto di tutti i pratesi ad affrancarsi da Firenze e mantenersi realtà autonoma! Una cosa che le precedenti e populiste (quelle si!) classi dirigenti hanno assennatamente sostenuto!  E allora ben venga ogni forma di attenzione compresa la disubbidienza civile verso il governo centrale che ha derogato a senso unico. Sì, signor Governatore Rossi, si signor ministro Patroni-Griffi, si cari compagnucci di periferia: ciò che facciamo oggi è per il bene futuro della nostra città! E, statene certi, non resteremo remissivi e proni con una bandiera bianca da sventolare di fronte a questa porcata che ci scippa la nostra indipendenza, ma useremo tutti  i mezzi possibili per continuare questa guerra.

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