A ben guardare le posizioni e le ideologie attuali delle forze politiche, economiche e sindacali sul nostro territorio pratese mostrano una variegata massa di nanerottoli dall’intelletto di basso livello e dalla scarsa lungimiranza. Ma più che bonari “Hobbit” di Tolkien sembrano “Lutin” di Émile Littré, un filologo francese, ovvero demonietti maliziosi e cattivi che tormentano gli uomini con tiri birboni e nonsense paradossali. Difatti in questi ultimi tempi abbiamo avuto ben tre eventi che hanno tenuto banco per il loro forte impatto sui cittadini e le istituzioni: l’addizionale IMU, il caso Consiag e l’annessione alla Città Metropolitana.Cominciamo con la famigerata IMU. A parte Prato, tutti i sindaci della provincia hanno ritoccato all’insù le percentuali della tassa. Questo non tanto per le seconde case o per quelle sfitte, ma per gli insediamenti industriali che sono il cuore produttivo del distretto. Questi populisti di sinistra, che hanno a cuore lo sviluppo dell’area pratese solo a parole, hanno girato il coltello nella piaga della crisi aumentando l’aliquota che ora oltrepassa la soglia del 10‰. Un esempio pratico preso a caso? A Montemurlo, culla dell’artigianato e del distretto tessile, un magazzino di 800 mq paga circa 3.000 euro annui! Una follia che si ripercuote sulla produttività e che metterà in ginocchio le piccole imprese oltre che incidere negativamente sui posti di lavoro. Certo, il colpevole è governo Monti, ma dice il proverbio: “è ladro sia chi ruba che chi tiene il sacco”; e i proverbi, si sa, sono la saggezza dei popoli.
Anche sulla questione sollevata dal comune di Prato circa la vendita delle quote di Consiag, ritenuto uno scatolone vuoto, questi sindaci hanno voluto dire la propria con un’arroganza tale da far ricordare il periodo dei manganelli e dell’olio di ricino, seppur con altre tinte. Eppure è lapalissiano il diritto di poter agire in assoluta libertà sul mercato dell’energia come ha fatto Prato, slegandosi da quel laccio soffocante rappresentato da questa ingombrante matrigna che rappresenta il potere economico del maggiore partito di sinistra. Ma è possibile vantarsi che il presidente dell’assemblea dei comuni soci di Consiag non percepirà più alcun compenso quando per anni ci hanno sottratto soldi con questi teatrini? A nessuno di loro torna in mente che nell’ormai famoso bando di gara indetto dal comune di Prato, l’offerta al ribasso fatta da Consiag rispetto a ciò che riscuoteva in precedenza rasenta quasi l’insulto all’intelligenza? Cambiano le parole:  “trasferimento dei dirigenti”, o magari “utili da distribuire ai soci”, ma non il fatto che tutto questo viene pagato, in euro sonanti, dalla gente comune!!
In qualunque modo la si veda in entrambi questi casi, ci dovremmo chiedere come si può essere tanto sciocchi da credere alle loro blandizie, da assopirci di fronte alla loro evidente quanto arrogante incapacità previsionale senza insospettirci sulla loro economia celata, soggiacendo al fascino di chi segue le arcaiche linee programmatiche di partito che sembrano scritte negli astri e incise con graffiti nella caverna del niente retorico.

Il terzo e più negativo evento di questi giorni merita un capitolo a parte: la futura Città Metropolitana che ha inglobato anche e soprattutto il nostro territorio. Non una voce si è levata da questi ometti essenziali e nulli contro lo scempio e il saccheggio compiuto alla nostra identità. Ne abbiamo sentite e viste di belle: cessi, bare, necrologie e anche iniziative per bloccare la stazione o l’autostrada, bandieroni e cotillons, e perfino la comica minaccia da parte di qualcuno di far passare Cantagallo nella provincia bolognese. Tutte iniziative o di spessore o folkloristiche, a seconda dei punti di vista, ma almeno iniziative! Che dovrebbero scuotere, agitare o dividere, come è successo tra commercianti e artigiani; o aggregare le forze e far capire finalmente il ruolo degli attori in questa meschina commedia all’italiana, dove indignazione e opportunità sono viste con coscienze diverse…… ma per questi piccoli uomini, per questi nani giganti dell’ignoranza, panta rei os potamòs, tutto scorre come un fiume! Nessun intervento pubblico, nessuna presa di posizione, nessuna partecipazione a assemblee pubbliche patrocinate da una o dall’altra parte, niente! Potevano dare un colpo di coda al decadente pragmatismo politico con cui hanno formato quel basamento su cui ergersi, già miopi, al di sopra dei bisogni delle persone, ma non l’hanno fatto. Non hanno saputo sfruttare queste occasioni di riscatto che non sempre possono capitare; e non credo che sia una buona tattica quella di lasciare alla società civile l’iniziativa e la spinta, lasciando al partito il compito di deluderla. Così facendo non ci resterà neppure un’identità a cui aggrapparsi in futuro, soprattutto per quel che non hanno fatto degli sciocchi che non conoscono requie nella loro presunzione.

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