La Stanza di Antonella
di Antonella Sarno.

 

A saperle leggere, le vicende di questi ultimi mesi appaiono come quegli inutili romanzi gialli nei quali fin dalle prime pagine risulta chiaro chi è l’assassino. Prevedibili anche nei colpi di scena, non hanno bisogno di ardue tessiture letterarie perché il delitto risulta comunque scontato, patetico e risibile, e non ti invita ad andare oltre. Una vera noia anche per gli amanti del genere.Detto ciò, non poteva succedere che un cambiamento di tale misura , avvenuto in un mondo oscuro fatto di regole datate e ferree, fosse indolore e magari passasse anche con l’onore delle armi. Tutti i regimi infatti hanno radici lontane, e per garantirsi longevità affondano le barbe in un comune limo, putrido ma ricco di nutrimento, capace di alimentare le collusioni , agevolare le situazioni, garantire la sopravvivenza anche nei casi più avversi. Nella attesa certa di albe migliori.E’ ciò che è avvenuto a Prato dopo quel 2009 dannato che ha tolto il pane di bocca a tanti, per colpa di uno scellerato che intendeva far politica seguendo l’etimologia classica e genuina del termine, e oggi si illude anche di poter seguitare.

Uno scellerato sognatore, che ha rotto gli schemi e che secondo i paradigmi propri di certe consorterie andava fermato. Anche le tempistiche sono risultate all’altezza, così ripetitive da non destare più nemmeno il minimo interesse nella pubblica opinione. Animale, quest’ultimo, che riveste essenziale importanza in certe dispute, vorrei ricordarlo. Lo si elegge a emerito e supremo arbitro e gli si consente l’ultima parola, ma solo dopo che giornali e strumenti di informazione gliel’hanno adeguatamente suggerita. Così in maniera del tutto inconsapevole e indolore il pubblico animale agirà meglio di tanta corrotta magistratura. E alla fine potrà generare il vero mostro, il senso comune. Quello che renderà giustizia di tutto e rimetterà le cose in quadro.

Perciò all’indomani della denuncia del sindaco sul marcio e sulle connivenze della politica pratese che hanno dissanguato la città, ecco che il governo centrale interviene, libera tutti e rimette le cose a posto. Il pubblico applaude, perché il senso comune è stato nel frattempo accuratamente formato alla salvezza della patria, una direzione obbligata che merita tutti i sacrifici. La perdita di autonomia, di sovranità sono del resto concetti del tutto superati. Oggi siamo inseriti in rapporti più grandi, il tempo delle piccole realtà è finito. E’ giusto svendersi per guadagnare punti sullo spread, ed è giusto che questo sindaco così anacronistico e sognatore si levi di torno; se è possibile anche prima delle scadenze ufficiali. Se non lo farà in prima persona lo costringeranno a farlo gli intrecci sotterranei che pescano nel sudicio, costringendolo a pagare del suo, esponendolo all’animale pubblico che decide sempre di vita e di morte.

Facile e geniale. Così, con l’eleganza e col senso del dovere che contraddistingue la politica che ci sta affamando, si può demolire chiunque. Un rompiscatole qualsiasi, un leale avversario o un picaro votato solamente al rimpiazzo.
Che brutta trama. Scritta male e pensata peggio.
Mario Monti in Algeria ha raccontato ai suoi ospiti che l’economia italiana si basa sull’attività essenziale delle piccole e medie imprese, che saranno le prime ad essere salvaguardate. Nei fatti non ne ha difesa una, e ha impoverito il ceto medio fino alla estrema donazione di sangue che avverrà tra il 30 novembre e la prossima, ma non ultima, scadenza IMU. Ha ridisegnato i confini dell’Italia produttiva, adducendo le scuse di una nuova concezione globale di appartenenza al territorio. Nei fatti ha tutelato le città politicamente più importanti e strategiche, sacrificando autonomie economiche e gestionali alla causa del risanamento (ciò gli garantirà ancora altri giorni di permanenza a palazzo Chigi e il plauso dei suoi datori di lavoro, che conosciamo bene ). In questa mediatica propaganda sulla salvezza universale, l’unico che ha osato la verità è stato il “MIO” sindaco. Ha osato, e come tutti quelli che sfidano i poteri grandi non sarà lasciato impunito. Ha denunciato conti alla mano tutti i misfatti delle precedenti amministrazioni, ne ha dichiarato le complicità, la conduzione creativa dell’apparato finanziario e le ragioni per cui le casse son rimaste vuote. Ha fatto in modo che l’IMU non venisse aumentata, in una città che ha già tante difficoltà di sostentamento; ha tentato in ogni modo di rilanciare l’economia locale che nessuno più intende finanziare, ha inteso ridimensionare tutti i costi della gestione comunale, ha cercato di dare nuova trasparenza alla politica cittadina. Infine ha denunciato reati contro il patrimonio intenzionalmente commessi da una politica corrotta e corruttrice. Patrimonio inteso come possesso comune di valori essenziali, indifferibili, che non sono solo economia, ma che sono parte reale della identità sociale. E perciò ha detto no a Firenze.

Ha osato troppo il mio sindaco; e di quanto è punito leggo ogni giorno sulle colonne dei quotidiani. In questo, io credo, c è anche la misura di tutta la sua grandezza.

Annunci