Il Re è nudo? No, il Re è vestito…
di Bastian Contrario

C’era una volta…
C’era una volta un re, famoso per la sua arroganza, per l’ira con la quale esercitava il suo potere e per la sua totale indifferenza nei confronti di quei consiglieri che cercavano di fargli abbandonare le proprie cattive abitudini.

Un giorno il re commissionò ad un sarto famoso un vestito che non temesse confronti con quello di nessun altro regnante per eleganza e sontuosità. Il sarto, disonesto e scaltrissimo, confezionò per il suo re un vestito fatto … di niente. Riuscì, con la sua parlantina, a convincere il re che quell’abito era talmente bello, per la preziosità del tessuto e per l’eleganza del taglio, che non sarebbe stato visibile agli occhi di stolti ed ignoranti.

E così quel re, vestito d’aria, uscì baldanzoso passando attraverso un’ala di folla che non osava profferir parola, sinché un bambino di cinque anni, salito a cavalcioni sulle spalle di suo padre, gridò a gran voce: “Il re è nudo!” scatenando in tal modo la reazione della folla, che si lasciò finalmente andare ad un moto di risa e di commenti feroci sullo stolto monarca al quale, di fronte a quella umiliante situazione, non restò che battere velocemente in ritirata.

E’ un po’ quel che è successo, in questi giorni, dopo che il Sindaco Cenni ha “gridato”, come quel bambino della favola, adottando una modalità di comunicazione a dir poco inconsueta, ossia rilasciando una dichiarazione seduto sulla tazza del bagno, il suo dissenso totale di fronte alla bestiale proposta di istituire una mostruosità istituzionale, contrabbandata da un governo imbambolato dalle chiacchiere d’un governatore il quale, scaltro come il sarto del re, ha fatto credere di aver confezionato nella “sua” Toscana una geniale soluzione per il riordino delle province.

L’intervista nel bagno ha dato i suoi risultati: mentre gli osservatori più blasonati si sono prodotti in una serie di disquisizioni dottissime sul metalinguaggio proponendoci infinite variazioni sul tema del cesso, la gente comune, quella sulla pelle della quale l’attuazione di questa proposta bestiale avrebbe prodotto ustioni di terzo grado, ha colto immediatamente il significato del “grido” di Roberto Cenni, scatenandosi in commenti che, dai giornali locali ai social network, non hanno risparmiato critiche, a volte feroci, nei confronti dell’assurdità di ciò che veniva proposto da un governo lontano dalla gente più di quanto non lo siano Plutone e Nettuno dal Sole.

E così, a distanza di una manciata di giorni, viste le reazioni della gente, da quella solenne bischerata governativa tutti sembrano voler prendere le distanze.

Lo ha fatto, recentissimamente, anche un noto professionista pratese, con un lungo e puntuale elenco di violazioni della legalità, anche costituzionale, di quell’abominevole decreto al quale sarebbe meglio trovare un nome diverso, anzi opposto, a quello pomposamente imposto di “Riordino delle Province”. Per amor di decenza faccio a meno di scriver quello che mi viene in mente. Vi ricordate il commento di Fantozzi al termine della proiezione d’un celebre film d’autore? Ecco, ci siamo.

Come quel re arrogante e presuntuoso, anche coloro che si son fatti promotori di questa bella pensata sono stati messi alla berlina dallo sberleffo d’un’intervista rilasciata sulla tazza del bagno da un Sindaco che non ha aspettato di vedere le reazioni della gente, dicendo immediatamente e con un gesto di chiara natura provocatoria, quel che pensava. Questo è accaduto semplicemente perché il Sindaco di Prato non ha avuto bisogno dell’imbeccata della segreteria del partito prima di pronunciarsi. E non ne ha avuto bisogno per un semplice motivo: non ha in tasca la tessera di nessun partito politico, ma solo la fiducia dei pratesi che lo hanno eletto alla carica di primo cittadino.

Ma, a differenza di quel bambino di cinque anni, Roberto Cenni non ha gridato “Il re è nudo!”.
Ha gridato un’altra cosa: “Il re è vestito. Tutto di merda!”

Annunci