mediocrity

E cosi, con buona pace di quegli elettori in fila sotto la pioggia con l’auspicio di rinverdire fasti berlingueriani, il soprannominato rottamatore non ce l’ha fatta. Il vecchio avanza dappertutto e la riconferma di Bersani alla guida della sinistra italiana per il prossimo premierato non mi sorprende neppure un po’. Voglio precisare subito che io non ho partecipato a queste primarie in quanto non mi ritrovo negli excursus demagogici di Vendola, nei fumosi concetti di Bersani o nella parodia berlusconiana di Renzi. Non conoscevo Tabacci e la Puppato neppure per sentito dire, e me li sono ritrovati catapultati nella mia piccola ignoranza quotidiana grazie a quei massmedia che li hanno elevati alle ribalte nazionali solo perché coprotagonisti di questo gran varietà.Da tempo rifiuto di sentirmi corresponsabile di scelte che non solo non mi rappresentano idealmente ma che addirittura mi hanno danneggiato. Non appartiene al mio costume e alla mia visione del mondo accontentarmi del meno peggio e fare paragoni, consolandomi poi con un Renzi che apparentemente ha usato nuove parole d’effetto e ha la faccina pulita del ragazzo della porta accanto. Non mi consola l’idea di un Bersani a garanzia della continuità di questo governo nazionale e soprattutto mi disturba questa continuità politica della sinistra toscana e dei suoi officianti, appiattiti sulle linee ideologiche del segretario nazionale. Nessuno di loro ha mosso un dito per la nostra città. Nessuno di loro si è stracciato le vesti contro la stortura della città metropolitana perpetrata ai danni dei cittadini elettori, o si è eretto contro quei vistosi scandali amministrativi che hanno consentito il depauperamento del territorio. Non certo i politicanti di sinistra, servili, ligi al divide et impera e ignavi di fronte a tante criticità che affliggono Prato: i problemi che deriveranno dal nuovo ma troppo piccolo ospedale non richiesto dai cittadini; la giubilazione del Misericordia e Dolce con 43 milioni di euro pendenti come una spada di Damocle sul futuro del Comune; il Creaf ancora in stato di cantiere dopo lo sperpero di oltre 20 milioni di euro; la multa della Corte dei Conti alla provincia per l’assunzione del Direttore Generale; fino all’economicamente relativo ma politicamente importantissimo spreco d’acqua della fontana del Bacchino. Anche la Procura della Repubblica ci mette del suo, mantenendo su un immaginario cloud (per usare un termine cybertecnologico) i fascicoli riguardanti gli Swap, la denuncia di Agcm su Consiag, il feuilleton del CSN e tante altre. Solo a livello regionale qualcuno di questi fatti eclatanti e enormemente gravi non sono passati inosservati. Due su tutti: la bretella Prato-Signa e la voragine del bilancio della ASL 1 di Massa. Questi scandali, figli della correntona rossa che governa la regione-roccaforte omologata sull’odierno bersanismo, scoppiettano come tricchetracche, incessanti, baluginanti, con scie di zampilli di soldi pubblici, dichiarazioni d’innocenza e denunce per diffamazione. Ma la cosa non mi stupisce: questo è il livello della classe dirigente che governa la nostra regione e che abbiamo acclamato, tollerato o esorcizzato ma solo a parole. E senza andare a scomodare i ladri, gli uomini dei poteri criminali, i tristi apparati dell’Italia di oggi per definire il livello di chi ha potere o ne vuole sempre di più, basta leggersi le parole del presidente Enrico Rossi che si è affrettato a dichiarare che lui stesso ha portato i fascicoli in Procura denunciando il broglio. Che l’abbia fatto per pararsi il culo come correo, come irresponsabile o come parte lesa, lo stabilirà un giudice che sciorinerà una sentenza e forse comminerà una pena, ma che non potrà mai stabilire nessuna rifusione ai cittadini di quei soldi pubblici ormai perduti. Senza andare a frugare nelle pratiche generalizzate, tollerate, desiderate e alimentate della corruzione, della collusione e della concussione presto legalizzata, a oltraggiare i cittadini basterebbe la valanga di quattrini pubblici, cioè nostri, estorti e truffati ai danni della collettività, che hanno alimentato voragini mai colmate causando l’impoverimento sociale dei cittadini, e, colpa non meno grave, incrementando il disincanto verso la democrazia e l’allontanamento amaro e risentito dalla partecipazione e dalla responsabilità di amministrare la res publica. Viene in mente Eliot:  Dov’è la Vita che abbiamo perduto vivendo?/Dov’è la saggezza che abbiamo perduto sapendo? Dovremmo domandarlo a Bersani e Rossi sperando in una risposta.

Annunci