gioco-di-logica-e-ragionamento-cervello-umano L’uomo è un’istituzione che ha contro di sé il tempo, la necessità, la fortuna e l’imbecille e sempre crescente supremazia del numero (Marguerite Yourcenar). Non è necessario spiegare questo aforisma, se qualcuno ha letto e magari dato importanza al recente sondaggio del Sole 24 ore. Chi usa correttamente la ragione dovrebbe sempre cercare di sottrarsi alla scorciatoia fredda e molto abusata dei numeri e delle cifre, prediligendo la completezza d’informazione e il sapere dialettico che coniughi forma e contenuto. Tra i molti effetti perversi e tossici di questo sudoku di sondaggi contemporanei c’è l’obbligo di mettere a confronto le vesti dei pagliacci e la grisaglia, i pubblicani e i farisei, costringendo ad una scelta: calarsi nell’arena dei numeri cardinali o rimanere equidistanti da certe tentazioni? Meglio sarebbe lasciare che sia la cittadinanza di Prato a giudicare cosa sia stato fatto realmente e cosa ci sia stato di veramente fallace nelle precedenti scelte amministrative dei tempi che furono. I veri pratesi, quelli “pratici” e scevri di ideologia politica da paese dei balocchi, non sono certo degli ingenui. Un ennesimo sondaggio commissionato dal Sole-24Ore alla IPR Marketing viene scambiato, nel tentativo di costruirsi un piedistallo con cui emergere, per duro granito da chi crede di detenere l’esclusiva del mondo socialista; ma  più che a quello marxista, il suo mondo somiglia più a quello utopico di Tolkien, astruso dentro di sé e sempre immobile. Chi conosce i sondaggi sa benissimo che, in campo politico e di gradimento personale, una convalida consensuale non solo non significa verità, ma spesso può indurre a gravissimi errori e condizionamenti. Il fatto che tante persone, ad esempio, condividano gli stessi vizi non elevano questi vizi a virtù e il fatto che le persone condividano tanti errori, non fa di questi errori un dogma di verità. I sondaggi sbagliano. E sbagliano perché sono gli uomini che sbagliano, o meglio, perché tendenzialmente si sbaglia ad interpretare le risposte. Nel 1948,  dopo i primi sondaggi statunitensi, alcuni giornali avevano già dato il repubblicano Dewey come presidente al posto di Truman: anche se erano i primi passi della scienza demoscopica, sappiamo tutti come è andata a finire. E’ come quando tutti i sondaggisti nazionali davano la DC per spacciata, ma poi vinceva sempre. E’ il fattore che gli inglesi chiamano “shy tory factor”, ossia la possibilità che diverse persone non vogliano rivelare la propria preferenza per non identificarsi dalla parte del gruppo di potere in quel momento al governo, rendendo così fasullo ogni sondaggio al quale partecipano. C’è anche la prova del nove: secondo la stessa IPR Marketing, al primo posto nella classifica di gradimento fra i Governatori di regione ci sarebbe il nostro Rossi, responsabile almeno politicamente del più grosso buco di bilancio della sanità regionale che si sia mai visto!

Per tornare alle faccende più spicciole e attuali, basta prendere a modello un altro sondaggio della stessa Società, che su La Repubblica nell’ormai lontano 13 maggio 2009, glorificò il ministro dell’economia Giulio Tremonti come colui che cresce di tre punti. Forse beneficiando di quei primi timidi segnali di uscita dalla crisi globale. Sono passati tre/quattro anni ma quella crescita e l’uscita dalla crisi è ancora una chimera, legata all’immane lavoro ancora da fare in tutti i settori sia economici che politici, sia nazionali che locali.
E dire che se c’è qualcuno legittimato a dire “lasciateci lavorare” quello dovrebbe essere proprio l’attuale giunta, che ha preso e sta prendendo decisioni coraggiose, alla faccia di quei poveri sondaggisti inchiodati sulle sedie, chini sui numeri e perennemente al telefono con le casalinghe di Voghera. Una giunta comunale che procede senza tentennamenti nel progetto per risollevare la nostra città, con i fatti e con la “politica del fare” fanculizzando i grafici, i numeri e questo spettacolo indegno che dà fiato ai cialtroni, ai distratti, agli indifferenti, a quelli occupati negli affari loro, agli infami, a quelli che ci hanno già rovinato delegando il potere alle partecipate e vorrebbero fare anche peggio, riproponendosi di nuovo alla guida di una città che avevano quasi distrutto.

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