tagli-sanitàIl governo della regione Toscana inneggia alla fatua e banale modernità di un ospedale costruito con i nostri soldi, comportandosi come un medico di Moliere che applica sanguisughe accompagnandole di dotte citazioni nella speranza che sortiscano effetti terapeutici. Noi semplici cittadini naturalmente non capiamo nulla, sentendoci di volta in volta più smarriti, più deboli e prostrati, senza riuscire a capire dove i luminari risolutori vogliano andare a parare. Così, con una serie di complicità sovrapposte, il governatore, il direttore generale, la  giunta e quant’altri, si apprestano a inaugurare a Prato un nuovo ospedale sottodimensionato facendolo passare, a parole, come se  fosse un provvedimento più che saggio, anzi auspicabile. Se non altro non si può dire che manchi loro il genio del raggiro e la tecnica del truffatore.Tutto l’artificio costruito ad arte per ingannare il pubblico è fatto di scintillanti diapositive dove si vedono equipe di medici che sembrano usciti da telefilms americani, assistenti infermieristiche finaliste di Miss Italia, camere a due letti così lustre e accoglienti da sembrare un hotel a 4 stelle e pazienti sorridenti e felici di stare nel nuovo ospedale. Quasi un invito ad autoinfliggersi un malanno pur di esserci; ma un malanno grave, dato che i posti sono alquanto limitati. Perché, sia pur belli e tecnologici, il nuovo ospedale ha sempre 200 posti letto in meno del “vecchio” Misericordia e Dolce, così come previsto dalla nuova organizzazione sanitaria regionale, che peggiora ulteriormente i tagli iniziati fin dagli anni ’90 con il governo Prodi. In Toscana saranno eliminati 2000 posti letto, sarà ridotta a due giorni la degenza media, il rapporto dei ricoveri dai 160 previsti dal governo sarà portato a 120 per mille abitanti, e ridotte del 20% le prestazioni diagnostiche dei centri specialistici privati. Come se non bastasse è allo studio l’ipotesi di accorpare i servizi, le prestazioni, le prevenzione, i laboratori di analisi ed il 118, che verranno ubicati in  un unico centro la cui localizzazione verrà decisa in base a valutazioni politiche e di convenienza personale anziché tecnico-geografiche.
Non è certo campanilismo se, dopo aver lottato per non cadere nella abnorme e centralistica Città Metropolitana, voglio mantenere la mia indipendenza anche sanitaria. E non ritengo giusto come cittadino che ha sempre pagato le sue tasse, spesso con sacrificio, che tutto si tramuti in un immenso pronto soccorso buono solo a velocizzare le dimissioni ospedaliere senza preoccuparsi della sorte dei dimessi precoci! A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina, ci ha insegnato Andreotti. La cosa certa è che sono abbastanza incazzato per come è amministrata la sanità regionale; per i buchi in bilancio delle ASL che stanno portando il SST al commissariamento; per i ticket anche per i malati di tumore; perché la nuova riorganizzazione penalizzerà Prato e la salute dei pratesi; per la mancanza di strutture intermedie che accolgano i pazienti non completamente guariti, con conseguente loro inserimento in RSA a spese non più del SSN ma dei Comuni così trasferendo, con mossa abile ma truffaldina, una parte del costo dal sanitario sul sociale; per la soppressione delle Società della Salute dopo 8 lunghi anni di sperimentazione voluti dall’allora assessore alla sanità e adesso Governatore della Toscana, Rossi, senza che questa evidente dimostrazione di incapacità lo abbia minimamente scalfito. Il tutto condito poi con un’arroganza che ti lascia la rabbia dentro e le lacrime agli occhi, mentre i padroni della nostra salute ci raccomandano di non disturbarli mentre bisticciano nei cantieri ospedalieri, in nome di un loro progetto di sanità regionale. Vecchi direttori generali, nuovi sfrontati assessori e governatori recidivi invitano alla pazienza, a non parlare ai manovratori intenti ai loro rimpastamenti, ai loro lavoretti, a distribuire favori ad amici e affini per la tutela dei loro interessi, per alimentare quelle disuguaglianze che servono loro per essere differenti da noi, cioè superiori, eccelsi, intoccabili. Ma soprattutto dediti all’ubbidienza a certi comandi superiori ormai ben evidenti anche per noi, semplici cittadini ignoranti.

A precise domande circa il futuro sanitario di Prato il direttore generale Bruno Cravedi ha glissato, ha temporeggiato, non ha risposto. Magari dissimula, in quanto garante di equilibri innominabili. Mi domando quale sia il disegno ultimo di questa gente che camuffa le proprie scelte nascondendosi all’ombra della “spending review”. La domanda è probabilmente oziosa, come le molte altre domande senza risposta sollevate in tema sanitario regionale da questa giunta impastata di verità irrefutabili, poteri forti e diritti lesi.

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