533747_598978653451493_688253852_n Sopportare questa sinistra invereconda incapace di gestione interna però capacissima di attacchi gratuiti sul piano personale richiede ormai il massimo grado delle virtù teologali e cardinali. Anzi capacità soprannaturali, se uno ripensa a tutti gli scandali avvenuti nella nostra regione. E tuttavia ogni tanto c’è qualcuno che riesce nel miracolo supremo di parlare ancora con vecchia logica da prima repubblica, a mostrare che dopo tutto c’è anche molto di peggio: Viaggio nella Luna di Georges Méliès è uno scherzo al confronto.
Tra quei qualcuno a cui questo prodigio riesce sempre e che probabilmente renderebbe un piacevole compagno di strada anche satanasso, c’è la maestrina Ilaria Santi. Fresca di nomina sulle ali strombazzate del rinnovamento, la candidata deputata al seggio parlamentare, stritolata in popolarità dall’emerito compagno Matteo Biffoni e dalle presenze ingombranti dei “dinosauri” Martini e Giacomelli, se ne esce con un post di Facebook che, se fosse conosciuto a livello nazionale, surclasserebbe per ignominia il famoso tunnel dei neutrini dell’ex ministro Gelmini. Ma tant’è!… La popolarità va conquistata a suon di “vaffa” oppure, come un guitto qualsiasi che parla la lingua del trivio, con  barzellette, allusioni e sberleffi, come nel vecchio sistema di fare politica. Ma ha forse torto la maestrina? Non ha scritto cose vere? Forse si, forse no; forse ne ha omesse qualcuna, forse le ha esagerate. Insomma un agire che di fresco non ha assolutamente niente. Diciamo che si usa il vecchio sistema di demonizzare l’avversario, alla maniera della repubblica delle banane. Quella repubblica delle banane che lor signori hanno creato e si sono mantenuti per anni e anni di governo ininterrotto, sia in comune che in regione, rischiando sempre di più di cadere nella parodia, nel così poco credibile da richiedere uno sforzo immane per mettersi dalla giusta parte e rimanere immacolati di fronte a tante “sciagure” politiche: il buco dell’ASL di Massa, la bretella fantasma Prato-Signa, l’indagine TAV, lo scandalo Mps e la riorganizzazione della Sanità sulla pelle dei cittadini. In molti hanno contribuito a far crescere questo bubbone, pensando che si potesse volgere il carattere demoniaco e mefistofelico del potere da sostanza ferina e irrefrenabile a strumento al servizio di qualche progetto di pubblica utilità, di una grande opera socialmente utile oppure perfino del benessere quotidiano spicciolo. Niente di tutto questo. Le primarie hanno prodotto solo altri grigi individui che calcano il proscenio sfottendo i potentati di turno. Potentati di una sola parte politica, ovviamente, perché sarebbe un eresia alzare la voce nell’androne del partito padre-padrone che tutto sa e tutto può.

Quindi a queste vecchie figure irreversibili e pragmatiche, detentrici del potere sordo e clientelare, si sono aggiunte quelle che non si fanno mancare l’occasione per rendersi visibili, magari con scoop improbabili, e che Platone avrebbe classificato come “l’affermazione della feccia”. Un’affermazione di bugiardi compulsivi nei quali egocentrismo e fedeltà cieca al partito vanno a braccetto. Dove a qualcuno conviene parlare più dei cessi degli altri che della merda che hanno in casa.

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