VermeerLa stanza di Antonella

di Antonella Sarno

Solo pochi giorni fa un’amica in un commento mi chiarì questa idea. E cioè che non è bello prendere a prestito citazioni e frasi altrui. Si rischia di mancare di fantasia e originalità, appiattire questo spazio virtuale che diventa interessante solo se arricchito di personalità e idee confezionate ogni volta, e a modo, sull’opportuno argomento. Non sono completamente d’accordo. Ci sono frasi, aforismi o semplici locuzioni verbali che hanno in sé l’universo e anche la capacità di spiegarlo. Sono un capolavoro di sintesi e incisività. Citarle significa affidarsi all’assoluto che non può avere appello. Perché nella loro semplicità arrivano dirette e colpiscono il centro del problema. A volte colpiscono giustamente anche il centro del cuore. E così deve essere, io credo, per ogni verità.
I care. E’ un modo di porsi, la presentazione di una intenzione che va al di là di ogni promessa inutile, è un’assicurazione di presenza, una scommessa sulla capacità personale di mettersi in gioco, sempre in primo piano e spesso anche in trincea. ” I CARE “, mi interessa, sono consapevole che questo argomento, questa azione, il lavoro che mi accingo a svolgere è mio, è sotto la mia responsabilità e io ne farò lo stesso uso che farei della mia persona. I care è una mano sincera e aperta, e tu che la osservi sai che lo sarà sempre. Non si può pronunciare questa parola invano. Dietro c’è sempre un uomo e il suo  valore. Purtroppo non è parola italiana, perché a tutto questo concentrato di impegno noi bisogna ammettere non potremo abituarci. Ci resta più facile l’uso del “me ne frego “ che più che una locuzione è un vero atteggiamento mentale, anche piuttosto fascista, ma entrato oramai con italico orgoglio di uso comune anche della politica più liberale.

Vorrei parlare di questi due punti così divergenti, e associarli alle vicende pratesi nell’ infuocato dibattito elettorale di questi giorni. Una candidata senatrice copre di insulti il sindaco della sua città che si è reso colpevole di questo: I CARE.
Perché in contemporanea alla sciagurata invettiva, come rappresentante della città Roberto Cenni era a Roma per parlare di noi. Per rappresentarci in un progetto che è sempre stato nostro, ed è una nostra potenzialità. Riciclare.
Vorrei smentire ogni pensiero che malignamente potrebbe insinuarsi nella mente di chi mi legge, o ha avuto modo di seguirmi finora. Il sindaco Cenni non mi paga, lo conosco solo per il lavoro che ha svolto finora per la città e gli ho stretto la mano due volte. Sono quindi una semplice cittadina orgogliosa di essere finalmente rappresentata e tutelata nel proprio lavoro, nei propri interessi, nelle proprie tradizioni. Perché dopo innumerevoli anni (che rappresentano ormai tutta la mia età ) qualcuno a Prato ha avuto finalmente il coraggio di formulare un termine difficile ed estraneo al nostro idioma come “I CARE “ e lo ha fatto direttamente a Roma. Lo vorrei sottolineare perché ricordo un altro politico che si impegnò sullo stesso argomento tanti anni fa. Aveva fatto il percorso inverso, lui veniva da Roma, e forse per eccesso di zelo, o per raccattare come ora consensi elettorali dichiarò che Prato era la città dei rifiuti e come tale non era mai stata in regola. E ci sanzionò costringendoci alla burocrazia inutile delle menti piccole.
Sopravvivemmo. Siamo sempre sopravvissuti anche a tutti gli altri, che dalla capitale andavano e venivano a prendere ordini e a restituire obblighi. Sono figlia di un cenciaiolo, a tutti è sempre sembrato un lavoro senza dignità. Ma se ho imparato la verità di questo termine è stato per mio padre e quelli come lui, razza quasi estinta, per i quali vivere era sempre “ I CARE “. Qualcuno oggi tenta di spiegare che non è vita passata ma opportunità vera per un futuro ancora possibile, avvalora ancora competenze reali a politici miopi che a turno si sono avvicendati nella pratica del “ Me ne frego “.

E’ il mio sindaco, è a Roma per parlare di una storia tutta pratese che è anche la mia. Sono figlia di un cenciaiolo, non di un senatore.
Non posso spiegare quanto sia orgogliosa di me oggi.

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