banksymaid1Guardando i politici che hanno fatto passerella a Prato ci assale la voglia di disertare le urne e andarsene in gita. Non tanto per la pochezza del loro spessore, ma per le solite vane promesse svogliate che alimentano il falò dell’antipolitica accrescendo il disinteresse verso un appuntamento da molti ritenuto inutile, e che qualunque risultato dia non offrirà nessun’altra certezza per l’avvenire se non quella impostaci dai Paesi forti della comunità europea.
Tutti noi, operai, imprenditori, casalinghe, commercianti, impiegati, la gente comune insomma, siamo ormai diventati vittime sacrificali di un concetto di politica ormai agonizzante che ci viene somministrata a forza da una massa di cialtroni in doppiopetto di grisaglia o in maniche di camicia, dall’alto di palchetti messianici per evitare i grandi assembramenti di persone nei luoghi pubblici all’aperto.Questa politica è diventata più elitaria, perfidamente più amichevole e più simile ad una forma di postdemocrazia già teorizzata da Colin Crouch, dove sono le lobbies, i leader populisti e i mass-media a determinare una gestione della campagna elettorale a “scatola chiusa”, relegando la collettività dei cittadini a un ruolo passivo che li vede in balia di un intreccio spericolato tra chi governa e i gruppi di potere economico.

E parlando di questo, sarebbe facile appiattirsi sull’ovvietà che non era tanto il Pd a possedere Mps, quando Mps a possedere il Pd e a determinarne le scelte di fondo e le mosse politiche specialmente nella nostra regione. Ripensandoci bene, rapportando il tutto al nostro territorio pratese, ci accorgiamo di aver già vissuto questa subalternità con i pericolosi intrecci tra Consiag e l’amministrazione comunale accondiscendente, ovvero tra il potere economico e il potere politico della sinistra di governo. L’entità è modesta rispetto ai numeri senesi, ma il significato è importante perché testimonia mancanza di correttezza nell’uso dei soldi pubblici e dunque nel rispetto per i cittadini; ma più che altro testimonia un concetto padronale nell’uso delle risorse pubbliche che nessun politico inviato dalle alte segreterie dei partiti a far passerella a Prato ha sentito il bisogno di spiegare. Nessuna parola, nessuna palpitazione vitale per tutti i problemi che ci toccano veramente da vicino, come il prossimo riordino della sanità toscana. Solo vacue frasi prive di semantica, di logica e più che altro di idee per far ripartire la nostra disastrata città, dette con un metodo standardizzato e schematizzato adottabile per qualunque città d’Italia. Al contrario, sarebbe opportuno parlare concretamente di proposte per il nostro territorio, per portare l’esperienza locale al servizio di quella nazionale e non viceversa, senza aver paura di passare per campanilisti o provincialotti.

E’ arrivato il momento di aprire gli occhi e di far tesoro delle piccole cose che ci sono state concesse e per cui abbiamo lottato; e bisogna farlo prima che l’impossibilità di praticare altre idee costruttive releghi il discorso politico a poco più di un soprammobile inutile. Per questo va trasformato in prospettive utili e in un piano d’azione concreto che renda fruttuose queste tangibili differenze. La nostra Prato ha fatto passi da gigante ed è un’apripista a livello nazionale con la restituzione dell’IMU alle classi sociali più indigenti; si è impegnata anima e corpo anche con gesti eclatanti affinché non si perdesse la nostra identità nella Città Metropolitana; si è opposta al progetto falsamente progressista ma invece nebuloso e dispendioso di un polo espositivo nell’area ex-Banci; il metodo di lotta all’illegalità clandestina viene preso a modello a livello nazionale; la nostra eccellenza oncologica, creata anche con il sostegno diretto dei cittadini tramite la Fondazione Pitigliani, va premiata e sostenuta elevandola a polo di studio, ricerca e cura autonomo; e si sta duramente lottando per una sanità più a misura di cittadino.
Per questo diventa importante raccogliere ciò che questa amministrazione comunale è riuscita a fare senza astruse propagande, e distinguere bene alle prossime elezioni politiche chi ha operato per il bene della città tralasciando i verbosi crumiri da pulviscolo elettorale.
Se non ci fossero anche queste cose buone, alle prossime elezioni verrebbe davvero voglia di attuare una disobbedienza civile nei confronti di un sistema ormai al capolinea ma che finge di esistere; e per questo fa la voce grossa di supponenza offuscando tutto quello che è stato fatto fino ad adesso. Perché non è malizioso sospettare in tanti discorsi degli ultimi arrivisti il proverbiale e tossico fumo da esasperazione negletta.

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