stracci2Malaparte diceva “tutta a Prato, e tutta in stracci, va a finire la storia d’Italia”; ed è proprio in un’epoca dove letteralmente “volano gli stracci” anche a Prato come nel resto d’Italia, che abbiamo sentito il botto enorme del Movimento 5 Stelle. Varrebbe la pena di chiedersi seriamente come mai il sia divenuto in poco tempo il primo partito italiano, partendo da un 4% e comunque da un’apparente marginalità sulla scena politica. Certo, potremmo agitare concetti vuoti come protesta e populismo, che potrebbero spiegare; ma andrebbero a loro volta spiegati. La realtà è un’altra: hanno perso i partiti tradizionali perché si sono scollati dalla realtà quotidiana e dai bisogni della popolazione.

Per alcuni, e forse a ragione, il movimento 5 Stelle risulta alquanto eterogeneo, composto da persone che cavalcano la tigre della protesta e che affrontano solo argomenti “facili” sui quali convergere. Quando si parla di piste ciclabili, di spazi verdi nella città, di diminuzione dei costi della politica, di raccolta differenziata, di nucleare è facile trovare una convergenza di idee e di proposte, cavalcando l’onda fanculista antipartitocratica grazie a slogan comprensibili ed efficaci. Quindi, sempre secondo gli stessi, risulta facile far credere che vi sia un programma nazionale condiviso e che il movimento rappresenti una novità, anzi, una possibilità di riscatto del Paese, parlando solo alla “pancia” delle persone con luoghi comuni facili ma incapaci di avere un progetto realistico, coerente e di ampio respiro. assumendo posizioni politiche certe di fronte a varie prerogative preesistenti e vigenti, come potrebbe essere la UE, una politica certa per il rilancio dell’impresa Italia e dei contratti di lavoro, una politica per la scuola che non sia solo fatta di soldi a gettata libera ma avendo un progetto ben preciso per la scuola pubblica, idem dicasi per la sanità.

Tutto questo potrebbe essere vero, ma è altresì vero che per decenni abbiamo visto veterani della poltrona, tecnici bocconiani e anche partiti con correnti dialettiche o velenose non combinare nulla di costruttivo per il cittadino stesso. Una classe politica di vecchie mummie avvezza alla strategia e alla tattica, all’inciucio come alla retorica e da sempre chiusa nella torre d’avorio di rapporti bizantini ed esangui con accozzaglie correntiste e strategie di potere, clan, apparati, buchi di bilancio, poteri economici.

L’enorme merito del Movimento 5 Stelle è stato quello di riavvicinare la gente alla politica cittadina partendo dal basso, agendo in maniera intelligente sui mezzi di comunicazione alternativi come internet, ossia quei mezzi di facile accesso per tutti. E allora il cittadino si sente coinvolto, capisce e soprattutto vede e giudica le circostanze e le persone.

A Prato quindi abbiamo assistito, come nel resto del Paese, a questo fenomeno esplosivo con cui sicuramente tutti dovranno fare i conti. E non parliamo tanto del movimento di per se, ma dell’indignazione popolare di un’intera città che ancora una volta si rifiuta di essere ignorata dalla classe dirigente. Difatti, unica realtà in Italia, qui il movimento grillesco ha attinto i voti più dall’elettorato di centrodestra che da quello di centrosinistra. Quest’ultimi hanno avuto la malaugurata idea delle primarie interne, tradite poi dalla sfrontatezza nel ripresentare vecchie facce che di fatto hanno sgonfiato le probabili buone intenzioni dei giovani rampanti con una mossa tipica di una politica vecchia e bisunta talmente ammuffita da non poter essere recuperata nemmeno per le mense della Caritas. In più il pratese, che se anche non è furbo si ritiene tale, identifica le partecipate comunali come una oligarchica galassia rossa al di sopra di tutto e di tutti, sfuggevole perfino per i propri creatori.

Il centrodestra pratese invece paga salatissima l’alterigia delle lotte intestine, delle beghe interne e dei facili luoghi comuni, l’incapacità di avere un progetto coerente di più ampio respiro ed anche il sintomatico rifiuto verso il sindaco Cenni, che ha pur contribuito ad eleggere. Sempre il pratese, che se anche non è furbo si ritiene tale, ha capito le intenzioni di taluni personaggi che non solo non hanno adottato una strategia innovativa proposta dal sindaco, ma in certi casi hanno addirittura tentato un connubio con la vecchia amministrazione tanto deprecata. Il centrodestra pratese viene punito per una sorta di recrudescenza pregressa e più per un immaginifico ricorso agli ossi oracolari per ottenere responsi sulle questioni più diverse anziché affidarsi alle scelte civiche di Cenni che l’hanno fatta vincere nel 2009.

Certo, non tutto è da buttare né da una né dall’altra parte. Ma è proprio in quell’ingenuità entusiastica dei primi proclami dei grillini che si ritrova tutto lo spirito della gente comune che finalmente si vede al pari dei titolati “politicanti” di professione. Certo i referendum su tutto, come vorrebbero le truppe grillesche, sarebbero sì espressione di sovranità popolare, ma potrebbero per converso rivelarsi controproducenti per la libertà d’espressione in quanto il popolo ha ragione quando giudica per conto proprio ma ha torto quando si fida delle sue guide cieche.

E allora, dopo questi stracci volati per aria, ripartiamo da ciò che di buono abbiamo fatto fino a ora sostenendo il sindaco Cenni e poi, alla fine della legislatura amministrativa, doverosamente tireremo una somma e ripartiremo da quella, magari anche in maniera traumaticamente rivoluzionaria. Forse anche senza Cenni, ma per il bene della nostra città.

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