monattiOgni volta che sento dire “questo ospedale è una strutture che rappresenta quanto di meglio c’è nel mondo in tema di assistenza ospedaliera. Un grande investimento sanitario di questo Paese”, mi immagino come quelle quattro scimmiette che con le mani si tappano la bocca, gli occhi, gli orecchi e l’ultima che si tocca i coglioni.

Lo so, le scimmiette canoniche erano tre; ma ho preferito aggiungere l’ultima parlando del nuovo ospedale solo per il fatto che è stato concepito con circa 200 posti in meno, e per scaramanzia viene naturale sperare di essere sempre in buona salute. Nessuno sottovaluta le robotiche interne della nuova struttura e l’assistenza meccanizzata presente, che sembra pensata più per un fantascientifico film di Kubrick che per un centro di cura e assistenza sanitaria, ma al di la della tecnologia imperante gestita da microprocessori, quello che alla persona comune più interessa è l’umana assistenza del medico e dei sanitari con cui poter dialogare, e che queste figure professionali siano presenti sia nella fase acuta che nella fase successiva alla degenza che non avverrà più nel nosocomio ma in strutture assistite.Non si tratta di robot alla Hal 9000 in sala operatoria, non siamo a questo punto; anche se forse è proprio quello che vorrebbero farci credere. Magari meno fantascientifico e meno romanzato, ma sicuramente tratteggiato in questi termini, oltre che dal presidente della giunta regionale Toascana Enrico Rossi, perfino dal direttore generale della Asl 4 di Prato e presidente del Sior, (Sistema Integrato Ospedali Regionali) Bruno Cravedi che parla di “ospedale moderno e tecnologico, integrato perfettamente nel paesaggio urbano e rispettoso dell’ambiente”. E questo dovrebbe suonare come un campanello di allarme, quando si sa per certo che ci saranno 200 posti letto meno di quelli necessari in base agi standard nazionali, che le eccellenze, come la nostra oncologia, verranno sostituite con “piattaforme integrate con Firenze”. Un campanello d’allarme che si trasforma in sirena lancinante se il Cravedi, una volta uscito fuori dalla nuova struttura, si fosse messo a guardare il paesaggio e il territorio d’intorno. Avrebbe visto la struttura “ingabbiata” tra l’abitato di Galciana e la ferrovia, una strada alberata con due misere corsie, sottopassi chiusi e sotto sequestro perché a rischio inondazione e soprattutto lontano dalle uscite autostradali e dalla tangenziale; guardando un poco oltre, si sarebbe accorto che tutto il traffico verso sud si incanalerà nella rotonda di Capezzana già gravata dal polo scolastico di Reggiana e dalla fantascientifica (questa si) nuova Coop e Multisala. Ma la struttura è bella, grande, nuova e lucente e quindi chissenefrega di queste quisquilie e pinzillacchere!

Il nuovo, magnifico ospedale di Prato, fa parte di quel progetto per la realizzazione dei Quattro Nuovi Ospedali toscani che “qualifica e completa il processo di rinnovamento delle strutture del sistema sanitario toscano: ammodernamento organizzativo, aggiornamento dei sistemi operativi e sviluppo delle professionalità. Simili per caratteristiche organizzative e strutturali, i quattro ospedali sono progettati nell’ottica dell’intensità di cura, con l’obiettivo di offrire al paziente le cure migliori e servizi personalizzati”.  Detta proprio così, con una specie di invasione delle menti attraverso le parole e le modalità linguistiche dell’asserzione incontestabile e del raggiro. Al contrario, sembra invece che tutte le strutture saranno enormi pronti soccorsi e che le uniche “personalizzazioni” che presenteranno saranno quelle d’eccellenza: una in ogni ospedale. Il tutto supportato dall’asse viario della Autostrada A11.

Discorsi vacui e senza senso, ma che coprono un determinato fine comune perché l’intento è quello di presentare una sanità morale, sociale e reale, in sostanza “virtuosa” e rappresentata da scintillanti cubi di vetro e acciaio, al posto della vecchia gestione sanitaria, spendacciona, fatta di misericordie e volontari, di degenze lunghe ma più “umane”, e di 118 sparsi sul territorio.

In realtà, come svelerebbe un qualsiasi mago Silvan, assistiamo semplicemente all’effetto di formule magiche che agiscono al di là della comprensione e del razionale, in quanto mentre la mano destra distribuisce magnificando nella sanità e nel sociale, la mano sinistra getta soldi in quel pozzo senza fondo del Creaf.

Abracadabra la vita è scabra… con effetti che sfiorano al tempo stesso l’infame e il ridicolo.

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