nocche-sul-tavoloTre anni di tempo e due inchieste, la prima dell’Autorità per la Concorrenza e il Mercato , la seconda avviata dal Tribunale di Prato, due ricorsi al Tar della Toscana due sentenze del Consiglio di Stato la prima in merito ad una questione di procedura, per rigettare il ricorso da parte del Comune contro la sospensiva sentenziata dal Tar in favore di Estra, la seconda in merito alla sostanza del contendere contro Estra e in favore del Comune di Prato mette la parola fine ad un contenzioso che ha avuto il merito di ottenere due risultati: il primo di sottrarre la gestione di un servizio pubblico ad un regime di vero e proprio monopolio, il secondo quello di scoperchiare quella che un noto quotidiano online, Lettera43, definì, a suo tempo, come “La cupola del gas”.

Basterà questo pronunciamento de Consiglio di Stato a smantellare un sistema di gestione dei servizi pubblici che è apparso sostanzialmente deviato rispetto alla sua naturale espressione consortile in favore della popolazione dei comuni stessi e divenuto una vera e propria centrale di poteri -non sempre risultati compatibili con le regole della democrazia- finalizzati essenzialmente alla concentrazione delle risorse finanziarie per consolidare il vasto sistema clientelare di una lobby partitica?

La risposta è no. Non basta, come non basta la sentenza di un tribunale per sconfiggere la criminalità. Occorre una presa di coscienza della situazione da parte della cittadinanza di questi comuni. Occorre rendersi conto che, se vogliamo che le amministrazioni locali siano svincolate dalle contaminazioni della corruttela, è necessario dare una sonora lezione alla classe dirigente responsabile di questo fenomeno degenerativo delle istituzioni pubbliche che ha sottratto risorse economiche ai cittadini per sacrificarle in favore di un clientelismo che ha paralizzato per decenni la vitalità culturale, economica e sociale della nostra collettività.

Non basta che chi ha sbagliato paghi. Chi ha sbagliato deve saldare il conto e levarsi dai piedi una volta per tutte. Chi è stato coinvolto in questa brutta storia, nella quale ha trionfato sopra ogni cosa la corruzione clientelare, deve semplicemente far fagotto e sparire per sempre dalla vita pubblica.

Non possiamo illuderci che chi ha campato fino ad oggi in questo modo si converta e cambi abitudini e stile di vita. Ce lo auguriamo, beninteso, ma non possiamo rischiare di mettere in mano una risorsa comune a chi l’ha usata in favore di una cricca-casta-lobby che ha fatto il bello e il cattivo tempo mettendo le mani sulla città con metodi che, se fossero stati usati in Campania o in Sicilia sarebbero stati certissimamente definiti camorristicimafiosi.

Se vogliamo davvero liberarci di questo male dobbiamo chiedere in modo risoluto e convinto a tutti quelli che hanno creato, diretto e sostenuto queste strutture a servizio del sistema clientelare una sola cosa: di andarsene.

Prato non ha bisogno delle loro prestazioni, e ha dimostrato che alla corruttela clientelare c’è verso di reagire. Basta volerlo, come ha dimostrato di volerlo Roberto Cenni.

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